La legge di bilancio arriva al passaggio decisivo con un problema che nessuna mediazione politica può cancellare: le richieste dei partiti superano le risorse disponibili. Giorgia Meloni cerca una sintesi tra gli alleati, mentre il ministro dell’Economia Giancarlo Giorgetti richiama la maggioranza alla necessità di garantire la sostenibilità dei conti pubblici.
Il vertice convocato il 27 ottobre a Palazzo Chigi, con i vicepremier Matteo Salvini e Antonio Tajani e il leader di Noi Moderati Maurizio Lupi, ha affrontato gli ultimi nodi della manovra, in vista del Consiglio dei ministri previsto per mercoledì 28 ottobre.
Il provvedimento, secondo le anticipazioni, avrebbe un valore complessivo di circa 23,5 miliardi di euro, ma diverse misure rimangono subordinate alla disponibilità delle coperture finanziarie e al confronto con Bruxelles.
Pensioni, Irpef e banche: il difficile equilibrio della maggioranza
La Lega insiste sulla possibilità di anticipare il pensionamento a 64 anni e sull’ampliamento della flat tax per le partite Iva. Forza Italia punta invece sull’estensione degli interventi sull’Irpef e sugli incentivi all’occupazione giovanile, mentre Noi Moderati propone ulteriori agevolazioni fiscali per giovani lavoratori e affitti.
Sul versante delle coperture, il Governo valuta un contributo del settore finanziario, con il coinvolgimento di banche e assicurazioni. Rimane tuttavia da definire l’effettiva distribuzione degli oneri.
La trattativa non riguarda soltanto le cifre, ma la capacità della coalizione di trasformare programmi differenti in una politica economica condivisa. Ogni forza di maggioranza cerca di preservare le misure maggiormente riconoscibili dal proprio elettorato, mentre Giorgetti deve garantire la compatibilità degli interventi con gli obiettivi di finanza pubblica.
Anche il confronto con la Commissione europea condiziona i margini di intervento, soprattutto per quanto riguarda energia e difesa. Alcune ipotesi di alleggerimento fiscale potrebbero essere ridimensionate, ma nessuna esclusione può considerarsi definitiva prima dell’approvazione del testo.
La manovra alla prova dei benefici concreti
Per valutare il risultato della trattativa, l’importo complessivo annunciato non sarà sufficiente. Occorrerà distinguere la platea dei beneficiari, l’entità del vantaggio individuale e la durata degli interventi: un’agevolazione temporanea e una riduzione stabile del prelievo possono avere un diverso peso nelle scelte di famiglie e imprese. Il compromesso tra i partiti andrà quindi misurato anche sulla chiarezza delle misure. Moltiplicare le promesse rivolte a categorie differenti può facilitare l’intesa politica, ma rischia di rendere meno riconoscibile la direzione economica del provvedimento se le risorse vengono disperse in interventi troppo limitati.
Per Meloni, la manovra rappresenta dunque una verifica della tenuta politica della maggioranza oltre che della sostenibilità economica delle promesse.
Il Consiglio dei ministri dovrà chiarire quali impegni potranno tradursi in misure finanziate e quali resteranno fuori dal provvedimento. Una scelta che determinerà non soltanto l’impostazione della politica economica, ma anche i rapporti di forza tra gli alleati nei prossimi mesi.







