Giorgia Meloni parlerà alle 19.20, all’ora del tramonto. L’organizzazione della festa di Fratelli d’Italia ha immaginato per la premier un ingresso spettacolare: un palco affacciato sul mare del Terminal crociere e un corridoio di luminarie che accompagnerà gli spettatori fino all’area dell’evento.
Il governo più longevo
Venerdì Meloni diventerà ufficialmente il capo di governo più longevo della storia repubblicana, superando il secondo esecutivo Berlusconi: 1.413 giorni a Palazzo Chigi. Quasi quattro anni segnati da scontri politici, tensioni con la magistratura, rapporti altalenanti con Donald Trump e crisi internazionali. La premier rivendica stabilità e risultati economici: spread sceso da 220 a 80 punti, deficit/Pil dall’8% a poco più del 3%, occupazione ai massimi storici.
Il suo percorso è costellato da decreti sicurezza, taglio del Superbonus, abolizione del Reddito di cittadinanza, riforma dell’Irpef, rinnovi dei contratti pubblici e il “salario giusto” del decreto Primo maggio. Non mancano le ombre: la conferenza di Cutro dopo il naufragio, le tensioni sul protocollo con l’Albania, il braccio di ferro con la magistratura, il referendum sulla giustizia perso nel 2026.
Sul fronte internazionale, Meloni ha lasciato la Via della Seta, rafforzato i rapporti con Golfo e India, ospitato il G7 in Puglia con papa Francesco e mantenuto la linea di sostegno all’Ucraina. Ma la crisi a Gaza e lo scontro con Netanyahu hanno complicato gli equilibri diplomatici.
La fase 2 del governo
La premier ha attraversato momenti critici, fino a ipotizzare una crisi pilotata da Giancarlo Giorgetti. Poi la scelta di andare avanti: le dimissioni di Santanchè, terzo ministro sostituito, e nessun rimpasto. Il rapporto con Trump si è logorato dopo il mancato sostegno all’attacco in Iran, mentre in Italia le piazze pro‑Palestina si sono accese. Sullo sfondo, la guerra in Ucraina, il caro energia, le difficoltà del Pnrr e il ritorno del nucleare con la legge delega attesa entro fine anno.
Bari si prepara a una piazza opposta
Mentre FdI celebra il governo più longevo, Bari si prepara a una piazza opposta. Movimenti e associazioni di sinistra hanno convocato un corteo il 4 settembre alle 17.30, con partenza da piazza del Ferrarese e passaggio davanti all’area portuale.
Contestano “il sostegno alle guerre”, “il caro benzina”, “il riarmo”, “i tagli alle fasce deboli”, “le leggi repressive”, “la caccia al migrante”, “la complicità nel genocidio del popolo palestinese”, “l’economia di guerra”, “l’arricchimento dei colossi energetici e bellici”, “la guerra ai poveri con il rifiuto del salario minimo”.
Per i movimenti, “questi anni hanno significato solo peggioramento delle condizioni di vita di lavoratori, disoccupati e finte partite Iva, mentre pochi si arricchivano indisturbati”. Bari e la Puglia, dicono, “portano i segni evidenti dei disastri”, a partire dall’ex Ilva di Taranto. La richiesta è chiara: “Non zone rosse, non esercito. Vogliamo lavoro dignitoso, sanità pubblica efficiente, case popolari e scuole sicure”.







