La nuova inchiesta sul delitto di Garlasco entra nella fase decisiva e la Procura di Pavia sembra intenzionata a giocare le ultime carte soprattutto sul terreno della prova scientifica. Al centro resta Andrea Sempio, nuovamente indagato per l’omicidio di Chiara Poggi a diciannove anni dal delitto del 13 agosto 2007. Gli accertamenti affidati dai magistrati puntano ora a mettere in relazione alcuni degli elementi raccolti nella villetta di via Pascoli con le caratteristiche fisiche dell’indagato e con il materiale che gli investigatori hanno acquisito nel corso della nuova inchiesta.
Una delle verifiche più delicate riguarda la celebre impronta a pallini trovata sulla scena del crimine. L’anatomopatologa Cristina Cattaneo sta studiando anche la larghezza del piede di Sempio per verificare l’eventuale compatibilità con quella traccia. A quasi vent’anni dall’omicidio si torna così a una domanda apparentemente elementare: quel piede può avere lasciato quell’impronta?
La «sindrome di Cenerentola» e il piede di Sempio
Milo Infante ha sintetizzato il paradosso con un’immagine efficace: «A distanza di anni, siamo di fronte quasi a una sorta di sindrome di Cenerentola, a chiedersi se il piede di Sempio sia compatibile o meno con l’impronta dell’assassino».
Dietro la battuta c’è uno dei nodi che potrebbero pesare maggiormente nella fase conclusiva dell’indagine. Se gli esperti dovessero escludere la compatibilità, la difesa avrebbe un argomento importante da opporre all’impianto accusatorio. Se invece emergessero caratteristiche compatibili, la Procura potrebbe aggiungere un altro elemento al quadro indiziario che sta costruendo attorno a Sempio.
L’avvocato Saverio Macrì sottolinea proprio questo aspetto: «La prova scientifica è la prova regina». Secondo il legale, la Procura avrebbe scelto prudentemente di approfondire la questione prima di arrivare alle proprie determinazioni, anche alla luce delle controdeduzioni avanzate dalla difesa di Sempio. Una verifica preventiva consentirebbe di affrontare subito uno dei terreni sui quali potrebbe svilupparsi un eventuale futuro scontro processuale.
Dal Dna alle impronte, le consulenze della Procura
Quella sull’impronta non rappresenta l’unica verifica ancora sul tavolo. La consulenza dattiloscopica di Iuliano e Caprioli è già arrivata nelle mani degli inquirenti, mentre il genetista Carlo Previderè, che ha lavorato sul materiale genetico recuperato dalle unghie di Chiara Poggi, resta una figura centrale nel nuovo impianto scientifico dell’indagine. Le analisi hanno indicato una compatibilità del Dna con la linea paterna di Sempio, un dato sul quale accusa e difesa mantengono letture profondamente differenti.
La Procura ha inoltre incaricato lo psichiatra Roberto Catanesi di analizzare gli scritti e i soliloqui attribuiti all’indagato. Anche questo materiale potrebbe aiutare gli investigatori a ricostruire il profilo di Sempio e a interpretare documenti e comportamenti emersi durante l’inchiesta, pur con limiti ben precisi rispetto all’utilizzabilità processuale delle valutazioni.
È dunque sulla convergenza di elementi diversi che Pavia sembra concentrare il lavoro finale: genetica, impronte, caratteristiche fisiche e documentazione sequestrata o acquisita durante gli accertamenti.
Sempio potrebbe continuare a non parlare
Resta poi la questione degli interrogatori. Secondo Milo Infante, Sempio difficilmente cambierà strategia: «Non accadrà mai che lui parli». Una previsione, naturalmente, e non una certezza. Ma il silenzio rappresenta una possibilità concreta e pienamente prevista dalle garanzie riconosciute a ogni indagato.
In assenza di nuove dichiarazioni, il confronto tra Procura e difesa si sposterebbe ancora di più sugli elementi tecnici. «Non siamo andati lontani quando abbiamo detto che ci sarà uno scontro sulla prova scientifica», osserva Infante, convinto che proprio gli accertamenti degli esperti diventeranno il terreno principale della battaglia.
Tra gli elementi tornati all’attenzione compare anche una vecchia intercettazione nella quale Sempio commentava positivamente la scelta di avere seguito il consiglio dei propri avvocati e di non consegnare le scarpe. Una frase che oggi torna inevitabilmente al centro della discussione proprio mentre gli esperti cercano di stabilire la compatibilità tra il suo piede e l’impronta rinvenuta nella villetta.
I vuoti nei diari e il materiale che manca
Un altro capitolo riguarda gli scritti di Sempio e, soprattutto, ciò che non compare nel materiale disponibile. L’attenzione si concentra sui periodi considerati cruciali: il 2007, anno dell’omicidio di Chiara Poggi, e il 2017, quando Sempio entrò per la prima volta nell’inchiesta come indagato.
Infante ha ricordato l’osservazione attribuita a un investigatore: «È più interessante la parte che manca, ci sono dei diari dove si annota tutto, ma improvvisamente ci sono dei vuoti che raccontano tanto».
Quei vuoti, naturalmente, non costituiscono una prova di responsabilità. Possono però assumere interesse investigativo se gli inquirenti riusciranno a collegarli ad altri elementi oggettivi. È lo stesso principio che attraversa gran parte della nuova indagine: nessun dettaglio può reggere da solo un’accusa di omicidio, mentre la Procura cerca di capire se più indizi possano comporre un quadro coerente.
La partita decisiva sulla prova scientifica
La prospettiva di un rinvio a giudizio resta legata alle valutazioni che la Procura compirà una volta completati gli accertamenti. Saranno i magistrati a decidere se gli elementi raccolti consentano di sostenere l’accusa e, successivamente, spetterà al giudice valutare l’eventuale richiesta.
La vera partita, però, appare ormai chiara. A diciannove anni dall’assassinio di Chiara Poggi, il caso torna ancora una volta alla villetta di via Pascoli e alle tracce lasciate sul pavimento, sul corpo della vittima e negli atti del 2007. La «sindrome di Cenerentola» evocata da Infante fotografa perfettamente il paradosso: dopo migliaia di pagine di verbali, intercettazioni, testimonianze e consulenze, una delle domande decisive potrebbe essere anche una delle più semplici. Quel piede corrisponde all’impronta lasciata nella casa di Chiara?







