ROMA – La decisione del governo di partecipare con un sottosegretario al vertice internazionale sul cosiddetto «terrorismo transnazionale di estrema sinistra», convocato a Washington dal segretario di Stato americano Marco Rubio per il 16 luglio, accende lo scontro politico in Italia.
Secondo quanto emerge, la richiesta di una rappresentanza politica sarebbe arrivata direttamente dalla presidente del Consiglio Giorgia Meloni. Una scelta che distingue l’Italia da altri Paesi europei, orientati invece a limitare la partecipazione a funzionari delle rispettive ambasciate, anche alla luce delle polemiche che il summit ha già suscitato negli Stati Uniti e nelle principali cancellerie europee.
Secondo indiscrezioni pubblicate dal Washington Post, alcuni funzionari americani temono che l’amministrazione Trump voglia estendere gli strumenti dell’antiterrorismo anche ai movimenti della sinistra radicale e dell’attivismo politico. Donald Trump aveva già compiuto un primo passo alla fine del 2025, quando aveva definito Antifa un’organizzazione terroristica, una posizione che nessun governo europeo ha condiviso.
Le opposizioni: «Missione per riavvicinarsi a Trump»
Le reazioni delle opposizioni sono state immediate.
Per Enzo Amendola, deputato del Partito Democratico ed ex ministro per gli Affari europei, la partecipazione italiana rappresenta «l’ennesima missione fuori porta» per cercare di recuperare il rapporto politico con Donald Trump.
Alessandra Maiorino, senatrice del Movimento 5 Stelle, definisce invece la scelta «inquietante» e sostiene che confermerebbe «l’affinità ideologica» tra la presidente del Consiglio e il leader americano.
Anche Alleanza Verdi e Sinistra annuncia battaglia. Angelo Bonelli ha depositato un’interrogazione parlamentare per chiedere chiarimenti a Giorgia Meloni e al ministro degli Esteri Antonio Tajani, accusando il governo di assecondare politiche che, a suo giudizio, rischiano di comprimere il dissenso politico.
Sulla stessa linea Nicola Fratoianni, secondo il quale il vertice punta a criminalizzare le forme di opposizione alle politiche dell’amministrazione Trump.
Critiche anche da Italia Viva e Più Europa
Dubbi arrivano anche dall’area centrista.
Il senatore di Italia Viva Enrico Borghi, componente del Copasir, parla di una scelta che dimostrerebbe una «costante subalternità» nei confronti degli Stati Uniti e critica il tentativo di rilanciare il ruolo di ponte tra Roma e Washington.
Anche il segretario di Più Europa Riccardo Magi contesta la partecipazione italiana, sostenendo che oggi non esista un’emergenza legata a un presunto terrorismo rosso internazionale e che le democrazie occidentali debbano concentrarsi su altre minacce.
Un summit che divide anche gli alleati occidentali
Il vertice del 16 luglio rappresenta uno dei primi appuntamenti internazionali promossi dall’amministrazione Trump sul fronte della sicurezza interna e dell’estremismo politico.
Proprio l’impostazione scelta da Washington ha però aperto un dibattito anche tra i partner occidentali. Mentre alcuni governi mantengono un profilo prudente, Palazzo Chigi conferma la volontà di partecipare con una rappresentanza politica, una decisione destinata ad alimentare il confronto tra maggioranza e opposizione nei prossimi giorni.







