Salvini scatena la guerra nella Lega: Giorgetti sotto attacco, Romeo silurato e i fedelissimi del Capitano preparano le purghe

Matteo Salvini

Matteo Salvini ha deciso di regolare i conti dentro la Lega e il primo bersaglio è Giancarlo Giorgetti, il ministro dell’Economia che dovrebbe rappresentare il principale punto di forza del partito nel governo Meloni. Invece, tra attacchi alla legge di bilancio, nomine che somigliano a regolamenti di conti e manovre per estromettere i dirigenti meno allineati, il Carroccio sembra aver aperto una guerra contro se stesso. Una guerra che rischia di travolgere Massimiliano Romeo, capogruppo al Senato e segretario della Lega lombarda, mentre i fedelissimi del Capitano preparano l’assalto alle ultime roccaforti della corrente nordista.

L’ultimo segnale arriva dalla scelta del relatore leghista della manovra: Alberto Gusmeroli, responsabile economico del partito, prende il posto che molti consideravano destinato a Silvana Comaroli, parlamentare vicinissima a Giorgetti. Una decisione che le opposizioni interpretano come un vero commissariamento politico del ministro dell’Economia da parte del suo stesso segretario.

Salvini mette le mani sulla manovra e scavalca Giorgetti

La nomina di Gusmeroli non rappresenta una scelta tecnica scontata. Il deputato appartiene infatti alla commissione Attività produttive e dovrà passare temporaneamente alla commissione Bilancio per svolgere il nuovo incarico.

Una procedura che ha immediatamente alimentato le polemiche. Le opposizioni parlano di «anomalia», di «operazione inguardabile» e di «resa dei conti», riassumendo il significato politico della decisione con una formula particolarmente efficace: «Salvini commissaria Giorgetti».

Fino al congresso della Lega, il nome più accreditato per il ruolo di relatrice era quello di Silvana Comaroli, che gode della piena fiducia del titolare del Tesoro. Ma la parlamentare ha commesso un peccato che, negli equilibri interni del Carroccio, può costare molto caro: ha firmato a sostegno della candidatura di Massimo Garavaglia, lo sfidante di Salvini alla guida del partito.

Da quel momento la sua posizione è diventata politicamente scomoda. La scelta di Gusmeroli appare così come un segnale rivolto a tutti i dirigenti che hanno sostenuto la minoranza congressuale.

Il particolare curioso è che lo stesso Gusmeroli non appartiene alla schiera dei nemici storici di Giorgetti. Anzi, pochi mesi fa aveva chiesto proprio al ministro dell’Economia di scrivere la prefazione al suo libro. Ma nella Lega delle correnti e dei regolamenti di conti anche i rapporti personali finiscono per piegarsi alle esigenze del momento.

«Non erano questi i patti»: la rivolta contro il ministro dell’Economia

La sostituzione di Comaroli arriva dopo settimane di tensioni sulla legge di bilancio. Ministri, dirigenti e lo stesso Salvini hanno contestato alcune scelte del Tesoro, ripetendo che gli accordi politici sulla manovra erano diversi.

«Non erano questi i patti» è diventato il ritornello della protesta leghista, soprattutto sui capitoli delle pensioni e delle misure più care al segretario.

Eppure, non tutte le contestazioni sembrano poggiare su provvedimenti già definiti. Per esempio, sulla possibilità di accedere alla pensione a 64 anni manca ancora il testo della disposizione annunciata. Sul possibile blocco del turnover nella scuola, invece, Fratelli d’Italia e Forza Italia ricordano che il sistema scolastico italiano perde mediamente 86mila studenti ogni anno.

Giorgetti, intanto, sceglie il silenzio. Non risponde agli attacchi e continua a gestire una manovra che deve rispettare i vincoli di bilancio e gli impegni assunti dall’Italia in Europa.

Una posizione che rende ancora più singolare la strategia salviniana. Il rapporto tra Giorgetti e Giorgia Meloni rappresenta uno degli elementi di stabilità del governo, soprattutto nei rapporti con Bruxelles e con gli interlocutori economici internazionali. Colpire il ministro significa quindi mettere sotto pressione anche uno degli uomini sui quali la presidente del Consiglio fa maggiormente affidamento.

Giorgetti sospettato di guidare i nordisti contro Salvini

Dietro lo scontro sulla manovra si nasconde una questione politica più profonda: la diffidenza dei salviniani verso la componente settentrionale del partito.

Tra i fedelissimi del segretario circola il sospetto che Giorgetti sia il regista occulto della corrente nordista, quella che continua a rivendicare le radici territoriali della Lega e guarda con crescente insofferenza alla gestione nazionale del Capitano.

Non emergono prove che il ministro dell’Economia diriga effettivamente questa componente, ma il sospetto basta ad alimentare le tensioni.

La candidatura congressuale di Garavaglia ha reso visibili divisioni che covavano da tempo. E la vicinanza politica tra alcuni esponenti lombardi, tra cui Massimiliano Romeo e il presidente della Regione Attilio Fontana, offre ai salviniani un fronte ben identificabile contro il quale concentrare le proprie iniziative.

La resa dei conti non riguarda soltanto il controllo degli incarichi parlamentari. In discussione c’è la natura stessa della Lega: partito nazionale costruito attorno alla leadership di Salvini oppure forza politica nella quale le grandi organizzazioni territoriali del Nord conservano autonomia e capacità di condizionamento.

Romeo verso la sfiducia: 25 senatori su 29 chiedono la sua testa

Se Giorgetti rappresenta il bersaglio politicamente più ingombrante, Massimiliano Romeo rischia di pagare il prezzo immediato dello scontro.

Il capogruppo della Lega al Senato si trova davanti a una richiesta di dimissioni sostenuta da una maggioranza schiacciante dei suoi stessi parlamentari.

Il senatore Stefano Borghesi ha raccolto 25 firme su 29 per chiedere il cambio della guida del gruppo. Un numero che lascia pochissimo spazio alle interpretazioni e segnala quanto il fronte salviniano abbia ormai consolidato il controllo della componente parlamentare.

Per la successione si prepara Marco Dreosto, indicato come possibile nuovo capogruppo.

Tra coloro che non hanno firmato figura Massimo Garavaglia, protagonista della sfida congressuale contro Salvini e punto di riferimento della minoranza interna.

La sostituzione di Romeo rappresenterebbe un passaggio particolarmente significativo: il partito priverebbe della guida dei senatori un dirigente che conserva contemporaneamente un ruolo centrale nell’organizzazione lombarda.

Ed è proprio la Lombardia il prossimo obiettivo della battaglia.

Varese, Bergamo e Brescia: i salviniani preparano l’assalto alla Lombardia

La guerra interna alla Lega si sposta adesso nei territori che hanno costruito la storia del Carroccio.

Domenica è previsto il congresso provinciale di Varese, una delle culle del movimento leghista, mentre il 22 novembre toccherà a Bergamo e Brescia.

In tutte e tre le province, le segreterie uscenti fanno riferimento all’area politica vicina a Romeo, Garavaglia e Fontana.

I sostenitori di Salvini puntano a conquistare le organizzazioni provinciali per modificare gli equilibri interni della Lega lombarda. L’obiettivo successivo sarebbe la sostituzione dello stesso Romeo alla guida della segreteria regionale.

Una strategia che procede per tappe: prima il controllo del gruppo parlamentare al Senato, poi la conquista delle federazioni provinciali e infine l’assalto al vertice regionale.

Ma nel partito circola anche un’ipotesi ancora più drastica. Alcuni salviniani suggeriscono al segretario di cancellare i congressi ormai imminenti e commissariare direttamente le sezioni.

Una soluzione che eviterebbe il confronto elettorale interno, ma rischierebbe di esasperare ulteriormente i rapporti con la componente nordista.

La guerra di Salvini rischia di diventare un problema per Meloni

Il paradosso politico è che la Lega conduce questa battaglia mentre partecipa al governo e dovrebbe sostenere una manovra economica già contestata da Regioni, sindacati e alleati.

Giorgetti deve trovare le coperture finanziarie, mantenere i conti pubblici sotto controllo e difendere la credibilità economica dell’esecutivo. Salvini, contemporaneamente, incalza il proprio ministro e cerca di riaffermare il controllo del partito attraverso le nomine e gli equilibri parlamentari.

La presidente del Consiglio osserva così una resa dei conti che potrebbe indebolire proprio il ministro leghista con il quale ha costruito uno dei rapporti più solidi all’interno della maggioranza.

Giorgetti, almeno pubblicamente, non sembra intenzionato a ingaggiare una battaglia personale per difendere la propria posizione. Chi lo conosce da tempo ricorda il suo scarso interesse per le cariche e persino la disponibilità a non ricandidarsi.

Ma il silenzio del ministro non significa che la frattura sia destinata a ricomporsi. Con Romeo sotto assedio, Comaroli esclusa dalla gestione parlamentare della manovra e i congressi lombardi trasformati in un campo di battaglia, Salvini sta cercando di ridisegnare i rapporti di forza del Carroccio.

Il rischio, per il Capitano, è di vincere la guerra contro i propri dirigenti e ritrovarsi con un partito ancora più diviso. Per Giorgetti, invece, la prospettiva è quella di dover difendere i conti dello Stato mentre i suoi compagni di partito gli fanno opposizione dall’interno della maggioranza.