Trump perde le midterm e i repubblicani preparano il sacrificio di Hegseth: impeachment in arrivo, mentre Rubio pensa alla fuga

Trump e giornalisti

Donald Trump perde le elezioni di metà mandato e i repubblicani trovano immediatamente il colpevole: Pete Hegseth. Non il presidente che ha deciso di attaccare l’Iran, non l’uomo che ha autorizzato i bombardamenti e trasformato il conflitto in uno dei problemi più ingombranti della propria amministrazione.

No, il responsabile della disfatta sarebbe il segretario alla Difesa, l’ex volto televisivo di Fox News che Trump ha voluto personalmente alla guida del Pentagono. E adesso, secondo le indiscrezioni raccolte dalla CNN, una parte del Partito repubblicano sarebbe pronta a sacrificarlo per tentare di contenere i danni politici della sconfitta elettorale.

Il deputato repubblicano Thomas Massie ha annunciato l’intenzione di promuovere un voto per l’impeachment di Hegseth alla ripresa dei lavori del Congresso, già la prossima settimana. Alcune fonti interne al partito ritengono che l’iniziativa possa raccogliere consensi sufficienti alla Camera. Una prospettiva che, fino a poco tempo fa, sarebbe sembrata impensabile per uno dei ministri più combattivi e fedeli al presidente.

Hegseth rischia l’impeachment: i repubblicani cercano un colpevole per la guerra in Iran

Le accuse che circolano negli ambienti repubblicani riguardano soprattutto il ruolo svolto da Hegseth nella decisione di attaccare l’Iran. Secondo diversi parlamentari che hanno parlato con la CNN chiedendo l’anonimato, il capo del Pentagono avrebbe convinto Trump che gli Stati Uniti potevano vincere il conflitto rapidamente, senza affrontare una guerra lunga e senza dover predisporre una strategia credibile per uscirne.

Una valutazione che, alla luce dell’andamento delle operazioni militari, molti nel partito considerano ormai disastrosa. I bombardamenti continuano, Teheran non mostra segnali decisivi di resa e Hegseth, secondo i suoi critici, insiste sulla necessità di intensificare l’offensiva.

Il problema politico è evidente: la guerra che avrebbe dovuto dimostrare la forza dell’amministrazione americana rischia di diventare il simbolo della sua incapacità di controllare le conseguenze delle proprie decisioni. Mentre i repubblicani cercano di ricostruire le ragioni della batosta elettorale, il segretario alla Difesa offre un bersaglio assai più comodo del presidente.

Trump resta intoccabile: il capro espiatorio perfetto è il capo del Pentagono

La contraddizione è difficile da ignorare. Hegseth può aver sostenuto con entusiasmo l’intervento militare e può aver presentato al presidente valutazioni eccessivamente ottimistiche, ma la decisione finale di attaccare l’Iran appartiene a Donald Trump. Eppure, all’interno del Partito repubblicano, mettere in discussione il presidente continua a rappresentare un tabù. Secondo la CNN, anche i parlamentari che riconoscono la gravità della crisi politica preferiscono concentrare le critiche sul capo del Pentagono.

Hegseth, del resto, non ha costruito rapporti particolarmente solidi con il Congresso. Il suo stile aggressivo e la gestione del dipartimento gli hanno procurato più di un avversario anche tra gli esponenti della maggioranza. Gli strateghi repubblicani di Camera e Senato ammettono privatamente che i problemi del partito vanno ben oltre la guerra in Iran. Le perdite elettorali vengono paragonate a quelle del 2008 e potrebbero richiedere anni per essere recuperate.

Ma individuare un responsabile politico diverso da Trump permette di tentare un’operazione di contenimento: scaricare Hegseth, riconoscere gli errori della strategia militare e lasciare il presidente al riparo dalle conseguenze più immediate. Resta da vedere se la manovra funzionerà. Un eventuale voto favorevole all’impeachment alla Camera rappresenterebbe un terremoto politico, ma non comporterebbe automaticamente la rimozione del segretario alla Difesa, che richiederebbe anche una condanna del Senato.

Marco Rubio prepara il futuro: la corsa alla Casa Bianca potrebbe cominciare prima del previsto

Mentre Hegseth rischia di diventare la prima vittima eccellente della sconfitta elettorale, un altro protagonista dell’amministrazione guarda già alle prossime mosse: Marco Rubio.

Il segretario di Stato, secondo le indiscrezioni che circolano a Washington, potrebbe valutare un’uscita dal governo per preparare una futura candidatura alla presidenza, nel 2028 oppure nel 2032. Non esiste al momento alcun annuncio ufficiale, né Rubio ha manifestato pubblicamente l’intenzione di lasciare l’incarico. Ma le voci acquistano peso nel clima di incertezza che attraversa la Casa Bianca dopo il voto.

Per Rubio, un eventuale distacco dall’amministrazione consentirebbe di costruire una propria identità politica in vista del dopo Trump. Una scelta tutt’altro che semplice, perché il segretario di Stato dovrebbe prendere le distanze da alcune decisioni del presidente senza perdere il sostegno dell’elettorato repubblicano.

Sergio Gor, il fedelissimo di Trump che potrebbe sostituire Rubio

Tra i nomi che circolano per un possibile rimpasto spunta quello di Sergio Gor, ambasciatore americano in India e figura molto vicina al presidente. Secondo le indiscrezioni raccolte dal Washington Sun attraverso dieci fonti informate sulle dinamiche interne all’amministrazione, Gor starebbe preparando il terreno per un importante avanzamento di carriera dopo le elezioni di metà mandato.

Ex collaboratore di Trump alla Casa Bianca, Gor ha mantenuto un accesso diretto al presidente e ha rafforzato il proprio ruolo nei rapporti diplomatici con l’Asia. Negli ambienti repubblicani viene indicato come possibile candidato a incarichi di primo piano, compresa la guida del Dipartimento di Stato nell’eventualità di un’uscita di Rubio.

Ma le ipotesi non si fermano qui. Il suo nome circola anche per la posizione di capo di gabinetto della Casa Bianca, attualmente occupata da Susie Wiles, oppure per un incarico di vertice al Dipartimento di Stato al posto del vice segretario Chris Landau.

Lo stesso Gor, tuttavia, ha respinto categoricamente le indiscrezioni. «Questa storia è una colossale sciocchezza», ha dichiarato, definendo Rubio «insostituibile» e assicurando di «non avere alcun interesse per altri incarichi». Una smentita netta, che non cancella le manovre e le rivalità che accompagnano ogni possibile riorganizzazione del potere a Washington.

La Casa Bianca dopo la disfatta: Trump deve scegliere chi sacrificare

Il quadro che emerge dalle indiscrezioni racconta un’amministrazione attraversata da tensioni sempre più evidenti. La guerra in Iran pesa sulla credibilità della politica estera americana, la sconfitta alle midterm ha incrinato le certezze dei repubblicani e la prospettiva delle prossime presidenziali comincia già a influenzare le ambizioni dei protagonisti.

Hegseth rischia di pagare per una strategia militare che ha sostenuto con convinzione, ma che Trump ha personalmente approvato. Rubio potrebbe cercare una strada autonoma per il proprio futuro politico, mentre i fedelissimi del presidente si preparano a occupare gli eventuali posti vacanti. La differenza tra il capo del Pentagono e l’inquilino della Casa Bianca, almeno per il momento, è tutta qui: il primo può diventare sacrificabile, il secondo continua a essere il centro attorno al quale ruota il Partito repubblicano.

Così, dopo aver promesso una guerra rapida e una vittoria senza complicazioni, l’amministrazione americana potrebbe ritrovarsi a combattere la battaglia più difficile proprio dentro casa. Con una certezza politica: quando arrivano le sconfitte, trovare un colpevole è molto più semplice che riconoscere chi ha preso le decisioni.