«Salgono a sette le famiglie che mi hanno dato mandato per le vittime del Mostro di Modena». L’avvocato Barbara Iannuccelli annuncia un nuovo passo nella richiesta di riapertura delle indagini sui delitti che, tra gli anni Ottanta e Novanta, sconvolsero la città emiliana.
La legale ha già depositato in Procura un’istanza per riaprire il caso. Al centro della vicenda ci sono dieci omicidi di donne, rimasti irrisolti, per i quali gli investigatori hanno ipotizzato un possibile collegamento tra i diversi delitti.
Nelle scorse settimane la Procura ha riattivato gli accertamenti, affidandoli a polizia e carabinieri. Le famiglie delle vittime sperano che le nuove tecnologie investigative possano finalmente fare luce su una lunga scia di sangue.
I familiari di Filomena Gnasso chiedono nuove analisi
Tra le famiglie che hanno deciso di rivolgersi all’avvocato Iannuccelli ci sono anche i parenti di Filomena Gnasso, considerata la prima vittima della serie. La donna, 43 anni, morì il 15 novembre 1983 e i suoi familiari chiedono oggi di approfondire gli elementi raccolti all’epoca.
«Anche i familiari di Filomena Gnasso hanno condiviso l’impellente esigenza di giustizia», spiega la legale. Sul corpo della donna, la medicina legale aveva individuato tracce riconducibili all’assassino, ma nel 1983 gli strumenti scientifici non permettevano di decifrarle.
Oggi, invece, le nuove tecniche potrebbero consentire agli esperti di rianalizzare quei reperti. Per questo Iannuccelli presenterà un’apposita istanza di riapertura del caso.
La richiesta dei familiari di Anna Maria Palermo
A far ripartire la vicenda è stata la famiglia di Anna Maria Palermo, morta il 26 gennaio 1994. I suoi parenti hanno presentato nei mesi scorsi una richiesta di riapertura delle indagini attraverso l’avvocato Iannuccelli.
Da quel momento, anche le sorelle, i fratelli e il cugino di altre vittime si sono rivolti alla legale. L’avvocato sta preparando le ultime istanze per chiedere nuovi accertamenti sui casi ancora irrisolti.
A quarant’anni dai primi delitti, le famiglie di dieci giovani donne attendono ancora risposte. Le indagini dell’epoca avevano esplorato diverse piste, concentrandosi anche negli ambienti della prostituzione e dello spaccio di droga.
Gli investigatori avevano ipotizzato che un unico assassino avesse ucciso le donne tra il 1983 e il 1995, utilizzando diverse modalità: coltellate, strangolamenti e colpi inferti con pietre.
Polizia e carabinieri recuperano i reperti
La Procura di Modena ha incaricato la Squadra mobile di esaminare i fascicoli delle vecchie indagini e individuare eventuali elementi che gli investigatori non avevano approfondito all’epoca.
Parallelamente, nei giorni scorsi i carabinieri si sono recati all’Istituto di medicina legale per chiedere il recupero dei reperti ancora disponibili. Si tratta di oggetti sequestrati sulle scene dei delitti, che potrebbero contenere tracce utili alle nuove verifiche.
Nel caso di Anna Maria Palermo, l’avvocato Iannuccelli ha ricordato che gli investigatori avevano sequestrato alcune siringhe sul luogo del delitto. I reperti contenevano tracce di sangue differenti tra loro e rispetto a quello della vittima.
Secondo la legale, le tecniche attuali potrebbero consentire analisi più approfondite, attraverso l’esame delle impronte e del DNA. Gli eventuali risultati potrebbero poi essere confrontati con quelli di altri soggetti entrati a vario titolo nelle indagini sui delitti.
Le dieci vittime del Mostro di Modena
La prima vittima fu Filomena Gnasso, ritrovata senza vita il 15 novembre 1983 sul ciglio di una strada nella zona nord di Modena.
Il 21 agosto 1985 gli investigatori trovarono Giovanna Marchetti, residente a Medolla, accanto a una siepe a Baggiovara. Seguì Donatella Guerra, originaria di Concordia, uccisa con fendenti al collo e al torace. I soccorritori ritrovarono il suo corpo sulla sponda del fiume a San Cesario.
Marina Balboni morì strangolata con una sciarpa e i suoi resti emersero a Carpi. Anche Claudia Santachiara e Fabrizia Zuccarini morirono strangolate. Gli investigatori trovarono il corpo di Santachiara il 30 maggio 1989 in un canale a Campogalliano, mentre quello di Zuccarini, originaria di Pavullo, riemerse a San Prospero.
Antonietta Sottosanti morì nella propria abitazione, al quinto piano di un palazzo della periferia. Nel febbraio 1992, invece, gli investigatori trovarono Anna Abruzzese in un campo. In questo caso l’assassino la colpì con un coltello.
Il 26 gennaio 1994 morì Anna Maria Palermo, il cui corpo riemerse in un canale di via Formigina. L’ultima vittima fu Monica Abate, uccisa il 3 gennaio 1995 nella propria abitazione. Gli investigatori ipotizzarono che qualcuno avesse simulato un’overdose per nascondere l’omicidio.
Oggi, a distanza di decenni, le nuove analisi e il riesame dei fascicoli potrebbero offrire elementi decisivi per ricostruire quanto accadde e individuare eventuali responsabilità. Le famiglie delle vittime continuano a chiedere che la verità emerga.







