Cappuccio nero calato sulla testa, un cappellino da basket, guanti di pelle, ombrello in mano, foulard a pois e un look total black che non è passato inosservato. Bob Dylan ha scelto di presentarsi davanti a Papa Leone XIV esattamente come si è mostrato sul palco del PalaEUR di Roma, durante il concerto del 5 novembre 2026. Una coincidenza? Difficile non notare il dettaglio, soprattutto considerando che il cantautore americano non è certo un artista che lascia parlare soltanto la musica.
A colpire è stato soprattutto il contrasto con il Pontefice: Leone XIV vestito di bianco, Dylan completamente avvolto nel nero, con il volto quasi nascosto dall’ombra del cappuccio. Proprio come sul palco. Ma perché il cantautore si è presentato così anche nelle stanze vaticane? E soprattutto, si tratta di una semplice scelta di stile o c’è qualcosa di più?
Il motivo
Chi segue Bob Dylan sa che il suo abbigliamento non è una novità. La felpa con il cappuccio è diventata da tempo una presenza costante anche durante i concerti, dove il musicista preferisce mantenere il volto in penombra e lasciare che siano le canzoni a occupare tutta la scena.
La scelta di presentarsi incappucciato davanti al Papa, assume un significato ancora più curioso se si guarda a quanto accaduto durante le recenti esibizioni italiane. Come a Milano, anche sul palco del PalaEUR di Roma, Dylan si è presentato con il cappuccio (questa volta bianco), immerso in un’atmosfera essenziale e lontana dalle consuete liturgie dei grandi concerti.
Niente schermi con primi piani dell’artista, smartphone banditi e nessuna concessione allo spettacolo fine a sé stesso: soltanto musica e applausi. La concentrazione dei fan era tutta rivolta verso il palco, verso Dylan, verso la sua musica immortale. C’era davvero l’essenziale. Una scelta perfettamente coerente con il personaggio che, a 85 anni, continua a sottrarsi alle regole dello show business. Il suo volto può anche scomparire nell’ombra, ma la sua presenza resta impossibile da ignorare.

I meme su Bob Dylan e Papa Leone
Se Dylan probabilmente non aveva alcuna intenzione di alimentare il circo mediatico, Internet ha fatto esattamente il contrario. La fotografia insieme a Papa Leone XIV è diventata rapidamente materiale perfetto per meme e battute.
C’è chi ha accostato il cantautore a Darth Vader, il celebre antagonista di Guerre Stellari, e chi ha ironizzato sulla somiglianza con il Tristo Mietitore. Qualcuno ha addirittura immaginato il Pontefice accanto a Palpatine, mentre altri hanno scherzato sul fatto che, nella fotografia, sembrasse proprio Dylan il religioso della coppia. Tra i paragoni più sorprendenti è spuntato anche quello con Giordano Bruno.
Bob Dylan come Giordano Bruno?
Ma è proprio il riferimento a Giordano Bruno a offrire una delle letture più suggestive di questa fotografia. A pochi passi dal Vaticano, in Campo de’ Fiori, sorge infatti il monumento al filosofo nolano, realizzato da Ettore Ferrari e inaugurato nel 1889. La statua guarda simbolicamente verso il Vaticano, ricordando una delle pagine più drammatiche della storia dei rapporti tra pensiero libero e autorità religiosa.
Giordano Bruno, condannato dall’Inquisizione, fu arso vivo sul rogo il 17 febbraio del 1600, proprio in Piazza Campo De’ Fiori. Il suo nome è diventato nel tempo un simbolo della libertà intellettuale e della resistenza alle imposizioni del potere.
Accostare Dylan al filosofo attraverso l’immagine del cappuccio nero è una suggestione potente, soprattutto per il luogo in cui è avvenuto l’incontro. Naturalmente, non esistono elementi per affermare che il cantautore abbia voluto richiamare deliberatamente la figura di Bruno. Ma la coincidenza visiva e simbolica offre un buonissimo spunto.
Papa Leone e Bob Dylan, due mondi diversi nella stessa fotografia
C’è poi un altro elemento da non sottovalutare: l’incontro tra due figure che, pur appartenendo a mondi profondamente differenti, hanno segnato la cultura contemporanea. Da una parte Leone XIV, alla guida della chiesa cattolica; dall’altra Bob Dylan, Premio Nobel per la Letteratura e autore di canzoni che hanno attraversato intere generazioni, rivoluzionando il linguaggio della musica. Robert Francis Prevost aveva solo 10 anni quando uscì Like a Rolling Stone. È quindi cresciuto in un’epoca in cui le canzoni di Dylan contribuivano a cambiare il modo di raccontare il mondo, la società e le inquietudini individuali.
Il Pontefice, almeno davanti alle telecamere, è apparso particolarmente sereno durante l’incontro. Nessun evidente imbarazzo per quell’abbigliamento decisamente fuori dagli schemi, ma l’occasione di incontrare personalmente un artista che ha lasciato un segno profondo nella sua infanzia. Dylan indossa da tempo quella felpa, anche lontano dalle occasioni istituzionali. Non ha rinunciato alla propria consueta immagine neppure davanti a una delle autorità religiose più importanti del mondo.







