La corsa alla presidenza della Federcalcio entra nella fase decisiva e, come spesso accade quando si tratta di distribuire il potere nel calcio italiano, la partita più importante non si gioca sul campo. Giovanni Malagò e Adriano Galliani hanno ufficializzato le candidature per le elezioni del 14 dicembre, ma nessuno dei due dispone ancora dei voti necessari per conquistare la poltrona più importante del pallone nazionale.
A decidere potrebbero essere Giancarlo Abete e Matteo Marani, i due dirigenti che guidano rispettivamente la Lega Nazionale Dilettanti e la Lega Pro. Insieme, le loro componenti orientano il 46% delle preferenze. Una percentuale che può trasformare un candidato in presidente e lasciare l’altro a interrogarsi sulle promesse ricevute durante la campagna elettorale.
Le grandi manovre sono cominciate da tempo e coinvolgono presidenti di club, dirigenti federali, rappresentanti dei calciatori e allenatori. Ogni voto pesa, ogni alleanza può cambiare gli equilibri e persino la permanenza di un segretario generale diventa materia di trattativa. Sullo sfondo, la Serie A prepara un’altra battaglia interna, con Claudio Lotito pronto a rientrare nel Consiglio federale e Giuseppe Marotta chiamato a difendere il proprio spazio politico.
Malagò contro Galliani: i numeri della sfida per la presidenza Figc
La situazione di partenza fotografa una competizione apertissima. Malagò può contare sul sostegno di undici società di Serie A, che rappresentano il 9,9% del peso elettorale complessivo. Un consenso importante, ma inferiore a quello che aveva raccolto ad aprile, quando diciotto club avevano manifestato il proprio appoggio.
Galliani parte invece da un bacino potenziale più consistente: il 30% attribuito complessivamente alle componenti dei calciatori e degli allenatori. Il dato, tuttavia, presuppone che Assocalciatori e Assoallenatori votino in maniera compatta, eventualità tutt’altro che scontata alla luce delle divisioni interne.
Entrambi devono quindi conquistare consensi al di fuori dei rispettivi schieramenti. Ed è qui che entrano in gioco Abete e Marani, titolari di un peso elettorale che nessuno dei due aspiranti presidenti può permettersi di ignorare.
Il voto del 14 dicembre, all’Hilton Airport di Fiumicino, arriverà dopo settimane di trattative nelle quali conteranno tanto i programmi quanto gli accordi sugli incarichi e sulla futura gestione della Federazione.
Abete diventa l’uomo decisivo: Malagò corteggia i dilettanti
Giancarlo Abete guida una componente fondamentale del sistema calcistico italiano. La Lega Nazionale Dilettanti rappresenta migliaia di società, territori e realtà sportive che costituiscono la base del movimento.
Malagò ha individuato proprio in questo mondo uno dei possibili fattori decisivi per la vittoria. Il suo programma dedica attenzione alle società dilettantistiche e alla formazione dei giovani calciatori, due temi particolarmente sensibili per chi gestisce quotidianamente attività sportive con risorse limitate.
Ma l’intesa politica potrebbe andare oltre gli impegni programmatici. Negli scenari che accompagnano la candidatura dell’ex presidente del Coni, Abete viene indicato come possibile vicepresidente federale in caso di vittoria di Malagò.
Un’ipotesi che renderebbe ancora più evidente il peso dei dilettanti nella futura governance della Figc. Per Malagò significherebbe consolidare un’alleanza capace di compensare il sostegno non unanime della Serie A. Per Abete, invece, rappresenterebbe l’opportunità di esercitare un ruolo centrale anche nella nuova amministrazione federale.
Il caso Brunelli: il segretario che Malagò non vuole più sostituire
Uno degli episodi più significativi delle trattative riguarda Marco Brunelli, segretario generale della Figc e figura che gode della stima di Abete.
Malagò aveva prospettato la sua sostituzione, comunicando l’intenzione sia alle componenti federali sia pubblicamente. Quel cambio, però, non è mai arrivato.
La ragione potrebbe essere proprio il tentativo di non compromettere i rapporti con il presidente della Lega Dilettanti. Brunelli rappresenta infatti un punto di riferimento importante negli equilibri federali e la sua permanenza può contribuire a favorire un’intesa politica.
La situazione presenta anche un precedente delicato. Ad aprile Brunelli aveva ammesso la candidatura di Malagò nonostante la questione del requisito del tesseramento. Per evitare che lo stesso dirigente si trovasse nuovamente a valutare una candidatura che lo riguarda indirettamente, Malagò, nel ruolo di commissario, ha nominato una commissione incaricata di validare le candidature.
La soluzione consente di mantenere Brunelli al proprio posto senza affidargli direttamente quella funzione.
La scelta segna inoltre un allontanamento dal legale Viglione, ormai fuori dagli equilibri dell’attuale gestione federale.
Non è detto, tuttavia, che la permanenza di Brunelli favorisca esclusivamente Malagò. Anche Galliani intrattiene ottimi rapporti con il segretario generale, che aveva promosso a quell’incarico quando guidava la Lega Serie A.
Lega Pro e dilettanti valgono il 46%: Marani può spostare l’elezione
Accanto ad Abete, l’altro protagonista della partita è Matteo Marani, presidente della Lega Pro.
Il peso congiunto delle due componenti, pari al 46% delle preferenze, offre ai rispettivi dirigenti una forza negoziale determinante. Un accordo tra dilettanti e Serie C potrebbe indirizzare l’elezione verso uno dei due candidati, soprattutto se accompagnato dal sostegno di una parte della Serie A o delle altre componenti federali.
Non significa che Abete e Marani abbiano già deciso di votare insieme, né che i loro delegati seguiranno necessariamente un’unica indicazione. Significa però che nessuna candidatura può considerarsi solida senza confrontarsi con le esigenze di queste categorie.
Il calcio professionistico di vertice continua ad attirare gran parte dell’attenzione mediatica, ma il sistema elettorale federale attribuisce un ruolo fondamentale anche al movimento dilettantistico e alla terza serie.
È su questa distribuzione del potere che Malagò e Galliani stanno costruendo le rispettive strategie.
Lotito torna all’attacco: cinque candidati per tre posti in Consiglio federale
La corsa alla presidenza non esaurisce le tensioni. Anche la Serie A deve scegliere i propri rappresentanti nel Consiglio federale e si prepara a una nuova spaccatura.
Cinque candidati si contendono tre posti, mentre il presidente della Lega Serie A, Ezio Simonelli, entrerà nell’organismo di diritto. In lizza ci sono Giuseppe Marotta, Giorgio Chiellini, Stefano Campoccia, Saverio Sticchi Damiani e Claudio Lotito.
La candidatura del presidente del Lecce, Sticchi Damiani, nasce dalla richiesta delle società medio-piccole di ottenere maggiore rappresentanza negli organismi federali. Una rivendicazione che mette in discussione gli equilibri tradizionalmente dominati dai club più influenti.
Ma il nome destinato ad accendere maggiormente lo scontro è quello di Lotito. Il presidente della Lazio punta a rientrare nel Consiglio federale dopo l’uscita del 2025, riportando al centro della scena un dirigente abituato a esercitare un peso politico ben superiore a quello della sola società che rappresenta.
Marotta sostiene Galliani, ma il ritorno di Lotito complica tutti gli equilibri
La ricandidatura di Lotito assume un significato particolare anche per i rapporti con Giuseppe Marotta, indicato tra i principali sostenitori di Galliani nella corsa alla presidenza federale.
La rivalità politica tra i due dirigenti aggiunge un ulteriore elemento di tensione a un’elezione già segnata da schieramenti trasversali e alleanze in continua evoluzione.
Marotta, Chiellini e Campoccia devono fare i conti sia con le richieste di rappresentanza dei club medio-piccoli sia con il tentativo di Lotito di recuperare una posizione di influenza nel governo del calcio.
La presenza di cinque candidati per tre posti rende inevitabile una selezione che lascerà fuori almeno due aspiranti consiglieri. E ogni esclusione potrebbe produrre conseguenze nei rapporti tra società e componenti federali.
Per Malagò e Galliani, dunque, il 14 dicembre non rappresenta soltanto una sfida personale. L’elezione del presidente si intreccia con la composizione del Consiglio federale, con il ruolo dei dilettanti e della Serie C e con la ridefinizione degli equilibri nella massima serie.
Abete e Marani possono diventare gli arbitri della partita principale. Lotito, invece, tenta di tornare tra i giocatori che contano. E mentre i candidati parlano di rilancio del calcio italiano, nei corridoi della Federazione la competizione più serrata riguarda già la distribuzione del potere.







