Garlasco, Sempio tenta di bloccare il processo: la mossa degli avvocati che tira in ballo la condanna di Stasi

Andrea Sempio

Andrea Sempio potrebbe tentare di fermare il processo per l’omicidio di Chiara Poggi prima ancora che cominci. Dopo la richiesta di rinvio a giudizio depositata il 3 novembre dalla Procura di Pavia, i suoi difensori, Angela Taccia e Liborio Cataliotti, valutano una strategia che punta direttamente alla condanna definitiva di Alberto Stasi: chiedere la sospensione del procedimento sollevando una questione di legittimità costituzionale. Il ragionamento difensivo ruota attorno a un’anomalia giudiziaria destinata ad alimentare il confronto tra accusa e difesa.

Per l’omicidio di Chiara Poggi esiste già un condannato che sta scontando sedici anni di reclusione, mentre la Procura sostiene adesso che ad agire sia stato Sempio, da solo. Ma la presenza di una sentenza definitiva impedisce davvero di processare un’altra persona per lo stesso delitto? La risposta giuridica è meno scontata di quanto possa sembrare.

La strategia degli avvocati di Sempio per fermare il processo

La mossa degli avvocati dovrebbe arrivare dopo che il giudice dell’udienza preliminare avrà fissato la data dell’udienza. La difesa potrebbe chiedere di sospendere il procedimento fino a quando la giustizia non avrà chiarito la posizione di Stasi attraverso un’eventuale revisione della condanna. Non si tratta, però, di un automatismo. La richiesta dovrà superare una serie di passaggi giuridici e sarà il giudice a stabilire se esistano i presupposti per coinvolgere la Corte costituzionale.

Il penalista Daniele Bocciolini ha spiegato il possibile percorso: «Secondo la difesa di Sempio l’udienza preliminare nei confronti di Sempio non può esser celebrata prima che venga definita con l’eventuale revisione la posizione di Stasi. Per questo motivo proporrà una questione di legittimità costituzionale per violazione di alcune norme».

Quando il giudice può sospendere il procedimento e chiamare in causa la Consulta

La questione costituzionale non comporterebbe, da sola, alcuna sospensione. Il giudice dell’udienza preliminare dovrebbe prima valutarne la rilevanza e stabilire se non risulti manifestamente infondata. Soltanto in presenza di entrambe le condizioni potrebbe trasmettere gli atti alla Consulta.

Bocciolini chiarisce il passaggio decisivo: «La questione dovrà però essere valutata dal Gup che potrà decidere se trasmettere o meno gli atti alla Corte Costituzionale qualora la ritenga rilevante e non manifestamente infondata. Nel momento in cui viene emessa l’ordinanza di rimessione alla Consulta, e solo in questo caso, il processo penale principale viene sospeso in via necessaria fino alla pronuncia della Corte costituzionale».

La difesa, dunque, può presentare la questione, ma non può imporre al giudice di interrompere il procedimento. Se il gup riterrà infondata o irrilevante l’eccezione, l’udienza preliminare potrà proseguire regolarmente.

Il principio del ne bis in idem: perché la condanna di Stasi non blocca automaticamente Sempio

Il punto più delicato riguarda il principio del ne bis in idem, secondo il quale nessuno può affrontare un secondo processo per lo stesso fatto dopo una decisione definitiva nei suoi confronti. La regola, però, tutela la medesima persona e non impedisce necessariamente di celebrare procedimenti distinti contro soggetti diversi.

È proprio questa distinzione a rendere complessa la strategia difensiva. Alberto Stasi e Andrea Sempio sono due persone differenti. La condanna irrevocabile del primo non costituisce, di per sé, un ostacolo giuridico al processo del secondo.

«Nel nostro ordinamento è presente il principio del cd. “ne bis in idem” che prevede che non si possa processare due volte la medesima perdona persona per lo stesso fatto. Ma non esiste un principio che vieta che per quello stesso fatto vengano processate due persone diverse in momenti diversi, anche dinanzi a una sentenza già irrevocabile di condanna», osserva Bocciolini.

Il penalista richiama anche un altro istituto fondamentale: la revisione per conflitto tra giudicati. L’ordinamento contempla infatti la possibilità che emergano decisioni definitive inconciliabili nella ricostruzione dei fatti. È una situazione rara, ma non impossibile, e la legge prevede strumenti per affrontarla.

Le accuse della Procura di Pavia: Sempio avrebbe agito da solo

Nel caso di Garlasco, la questione assume un peso particolare perché la Procura di Pavia ha chiesto il processo per Sempio contestandogli di aver ucciso Chiara Poggi senza complici. L’impostazione accusatoria attuale attribuisce quindi il delitto a una persona diversa da quella che una sentenza definitiva ha già riconosciuto colpevole.

I magistrati sostengono che Sempio abbia aggredito Chiara la mattina del 13 agosto 2007 dopo il rifiuto di un approccio sessuale. Contestano l’omicidio aggravato dalla crudeltà e dai motivi abietti, richiamando la violenza dei colpi inferti alla giovane.

La difesa respinge integralmente questa ricostruzione. Sempio continua a dichiararsi innocente e i suoi avvocati considerano contestabili gli elementi sui quali la Procura ha costruito l’accusa.

La revisione della condanna di Alberto Stasi e i possibili effetti sul caso Garlasco

Nel frattempo, i legali di Stasi, Antonio De Rensis e Giada Bocellari, preparano un’istanza di revisione della condanna. Ma anche questo percorso non produce automaticamente la sospensione del procedimento contro Sempio. I due procedimenti seguono regole e competenze differenti, pur riguardando lo stesso omicidio.

Se il giudice dell’udienza preliminare non accoglierà la questione costituzionale, dovrà affrontare il merito della richiesta avanzata dalla Procura. Potrà disporre il rinvio a giudizio qualora ritenga che gli elementi raccolti consentano una ragionevole previsione di condanna, oppure pronunciare una sentenza di non luogo a procedere se tale prospettiva manca.

Il gup dispone inoltre di strumenti per sollecitare ulteriori approfondimenti investigativi quando ritenga incomplete le indagini.

Cosa succede adesso: la decisione del gup e la battaglia sulle prove

La battaglia giudiziaria, quindi, potrebbe cominciare con una questione procedurale prima ancora di affrontare le prove scientifiche, l’impronta 33, le tracce genetiche e la ricostruzione dell’aggressione. La difesa di Sempio cercherà di far valere il peso della condanna definitiva di Stasi, mentre il giudice dovrà stabilire se quel precedente giustifichi davvero l’intervento della Corte costituzionale.

Il paradosso di Garlasco rimane sullo sfondo: una sentenza irrevocabile attribuisce il delitto ad Alberto Stasi, ma una nuova indagine ha portato la Procura a chiedere il processo per Andrea Sempio. La legge non esclude che due persone diverse possano affrontare procedimenti per lo stesso fatto. Stabilire se e come le rispettive ricostruzioni possano convivere sarà uno dei problemi più delicati della nuova fase giudiziaria.