Vannacci sognava la Sassonia, in Calabria prende una sassata: Futuro Nazionale al 10,94% e alle urne a votare il generale non ci va nessuno

Roberto Vannacci

Altro che Sassonia. Per Roberto Vannacci, almeno a Reggio Calabria, è arrivata una sassata. La battuta appartiene a Roberto Occhiuto, ma fotografa bene il primo vero appuntamento con le urne di Futuro Nazionale. Il generale aveva scelto le suppletive calabresi come banco di prova del suo nuovo movimento e aveva schierato un candidato pesante: Domenico Giannetta, fino a poche settimane prima capogruppo di Forza Italia in Consiglio regionale. Il risultato definitivo lo ferma però al 10,94%, con 8.226 voti, mentre Fabio Roscioli, sostenuto dal centrodestra, conquista il seggio con il 51,02%. Frank Benedetto, candidato del centrosinistra, arriva al 36,59%.

Un risultato a doppia lettura. Superare il 10% alla prima competizione elettorale impedisce certamente di liquidare Futuro Nazionale come un fenomeno irrilevante. Ma Reggio doveva dimostrare qualcosa di più: la capacità di Vannacci di sottrarre una fetta consistente dell’elettorato al centrodestra tradizionale e, soprattutto, di riportare alle urne quella massa di elettori delusi e astensionisti alla quale il generale parla da mesi. Questo secondo obiettivo non si è visto.

Il 10,94% di Giannetta e il vero peso dell’effetto Vannacci

Il problema per Vannacci nasce dal profilo stesso del candidato. Giannetta non arrivava dal nulla. Era il capogruppo di Forza Italia in Consiglio regionale e il suo passaggio a Futuro Nazionale, annunciato alla vigilia della competizione, aveva provocato uno scontro durissimo con gli azzurri. Quando Vannacci lo candidò, Occhiuto parlò apertamente di uno «scippo» e invitò il generale ad aspettare le urne prima di «fare il gradasso».

Per questo oggi dentro Forza Italia fanno un ragionamento semplice: quanti degli 8.226 voti appartengono davvero a Vannacci e quanti invece rappresentano il patrimonio personale di Giannetta? Occhiuto sostiene che il candidato, eletto appena un anno fa con circa 11 mila preferenze, abbia portato con sé gran parte di quel consenso. Da qui la sua conclusione politica: senza Giannetta, Futuro Nazionale avrebbe raccolto soltanto il 2-3%. È una valutazione di Occhiuto, non un dato ricavabile matematicamente dal voto, ma rappresenta il cuore dello scontro aperto nel centrodestra.

Le analisi circolate dopo il voto stimano comunque un valore aggiunto direttamente riconducibile all’effetto Vannacci intorno al 4%. Una percentuale molto lontana dallo sfondamento che avrebbe trasformato immediatamente Reggio nel primo laboratorio nazionale del vannaccismo.

Occhiuto: «Voleva la Sassonia, ha avuto sassate elettorali»

Ed è proprio su questo terreno che Roberto Occhiuto decide di colpire. Il presidente della Calabria e vicesegretario nazionale di Forza Italia non usa mezze parole: «Pensava di venire in Calabria facendone la sua Sassonia, ritornerà in Calabria e verificherà che invece della Sassonia ha trovato qualche sassata elettorale».

Il riferimento riguarda il modello politico che Vannacci aveva evocato guardando alla crescita della destra radicale tedesca. Reggio Calabria avrebbe dovuto rappresentare il primo segnale italiano di uno spostamento consistente dell’elettorato conservatore verso Futuro Nazionale.

Occhiuto rovescia completamente il racconto. Secondo il governatore, Vannacci ha scelto il terreno sbagliato sul quale misurarsi e ha beneficiato soprattutto della candidatura di un uomo cresciuto politicamente dentro Forza Italia. «È venuto qui pensando di rubare il capogruppo di Forza Italia», attacca Occhiuto, ricordando il precedente risultato personale di Giannetta e sostenendo che il contributo autonomo del generale resti molto più basso del 10,94% ottenuto dalla lista.

Il vero schiaffo arriva dall’affluenza

Ma c’è un numero persino più fastidioso per Futuro Nazionale: 22,34%. È l’affluenza definitiva delle suppletive, con appena 77.165 votanti su 345.486 aventi diritto. Un dato bassissimo, pur tenendo conto delle caratteristiche particolari di una consultazione suppletiva e della presenza di quasi 59 mila elettori residenti all’estero.

Durante la campagna elettorale, attorno ai comizi di Vannacci si era sottolineata la presenza di molti giovani e Futuro Nazionale aveva presentato la propria offerta politica anche come uno strumento per intercettare chi non si riconosce più nei partiti tradizionali.

Le urne, almeno questa volta, non mostrano quella mobilitazione.

Ed è qui che Occhiuto infila un’altra stoccata: «Non doveva recuperare astensione? Mi pare abbia fallito anche in quello».

La percentuale di Giannetta può dunque offrire a Futuro Nazionale una base dalla quale partire, ma il dato sull’affluenza impedisce di parlare di un’ondata di nuovi elettori trascinati ai seggi dal generale. Anzi, la partecipazione ha toccato livelli estremamente bassi.

Meloni chiude il recinto del centrodestra

Il voto di Reggio offre anche a Giorgia Meloni l’occasione per tracciare il perimetro politico della coalizione. La premier festeggia la vittoria di Roscioli e sottolinea che il centrodestra «si conferma unito», definendolo una coalizione «compatta, radicata e capace di parlare ai territori».

È un passaggio importante perché Vannacci si presentava proprio come possibile elemento di rottura di quell’equilibrio. Il centrodestra, invece, ha mantenuto il seggio con il 51,02% nonostante la candidatura separata di Futuro Nazionale.

Questo non significa che il problema Vannacci sia scomparso. Un movimento appena nato che supera il 10% in una consultazione reale resta un fenomeno politico che i partiti della maggioranza non possono ignorare. Ma significa che, almeno a Reggio, la fuoriuscita di un esponente forte di Forza Italia e la presenza diretta del generale in campagna elettorale non hanno impedito al centrodestra tradizionale di superare il 50%.

Una sconfitta non cancella il problema Vannacci

Sarebbe però prematuro trasformare una suppletiva con il 22,34% di affluenza in un referendum nazionale sul futuro di Vannacci. Il collegio di Reggio Calabria ha caratteristiche politiche e territoriali proprie e il peso personale di Giannetta rende ancora più difficile separare il voto al candidato da quello al nuovo movimento.

Il test dice però alcune cose precise. Futuro Nazionale esiste elettoralmente, perché il 10,94% non è una percentuale trascurabile. Allo stesso tempo, non si è verificato lo sfondamento che avrebbe potuto terremotare immediatamente il centrodestra. E soprattutto non si è materializzata quella mobilitazione degli astensionisti che avrebbe rappresentato il segnale più pericoloso per Meloni, Tajani e Salvini.

Per Vannacci, dunque, Reggio Calabria non è stata la Sassonia italiana che qualcuno immaginava alla vigilia.

È stata la prima volta in cui ai sondaggi, ai comizi e ai follower si sono sostituite le schede dentro le urne. Giannetta ne ha raccolte 8.226, il 10,94%. Roscioli 38.359, il 51,02%.

E Roberto Occhiuto, almeno per una notte, può tenersi la battuta più feroce della campagna: Vannacci cercava la Sassonia. In Calabria ha trovato la sassata.