L’inchiesta sulla presunta nuova “Arbitropoli” entra in una fase delicatissima e, ancora una volta, il nome dell’Inter torna a gravitare attorno alle carte della Procura di Milano. Non ci sono dirigenti nerazzurri indagati, almeno per ora, ma gli investigatori stanno allargando il raggio degli accertamenti e nelle prossime ore verranno ascoltati alcuni personaggi chiave del calcio italiano, tra Lega Serie A, mondo arbitrale e dirigenti vicini al club milanese.
Il fascicolo coordinato dal sostituto procuratore Maurizio Ascione ruota attorno all’ipotesi di frode sportiva e vede tra gli indagati il designatore arbitrale Gianluca Rocchi, autosospesosi nei giorni scorsi dopo l’esplosione del caso. Il cuore dell’indagine è capire se sia esistito un sistema di rapporti privilegiati capace di influenzare designazioni, gestione del Var e scelte arbitrali.
Andrea Butti convocato come persona informata sui fatti
Tra i nomi che saranno ascoltati compare quello di Andrea Butti, attuale Head of Competitions della Lega Serie A ed ex dirigente dell’Inter ai tempi di Roberto Mancini e José Mourinho. Butti, considerato uno degli uomini più esperti della macchina organizzativa del calcio italiano, dovrà chiarire alcuni dialoghi intercettati dagli investigatori relativi alla gestione delle sale Var e alla logistica arbitrale.
Gli inquirenti vogliono comprendere se dietro alcune conversazioni vi fosse semplicemente il normale coordinamento operativo tra Lega e arbitri oppure qualcosa di più. In particolare, l’attenzione si concentra su presunti contatti e dinamiche che, secondo l’ipotesi investigativa, potrebbero aver favorito alcune società.
Nel mirino anche Giorgio Schenone
Ma il nome che più agita il mondo nerazzurro è quello di Giorgio Schenone, figura storicamente vicina all’Inter e oggi incaricato come club referee manager, cioè referente per i rapporti arbitrali della società.
Secondo l’ipotesi della Procura, l’Inter potrebbe essere stata beneficiaria di alcune designazioni arbitrali considerate favorevoli o comunque “pilotate” all’interno di un sistema di relazioni opache. Una ricostruzione che, al momento, non trova però ancora riscontri definitivi e soprattutto non coinvolge formalmente alcun dirigente del club.
È questo il punto più delicato dell’intera inchiesta: dimostrare non solo eventuali anomalie nei rapporti tra arbitri, designatori e dirigenti, ma anche l’esistenza di un vantaggio concreto ottenuto sul campo.
La “pistola fumante” che ancora manca
Ed è proprio qui che, almeno finora, l’inchiesta sembra incontrare il suo ostacolo più grande. Perché, nonostante mesi di intercettazioni e approfondimenti, gli investigatori non sarebbero ancora riusciti a individuare quella che in gergo viene definita la “pistola fumante”.
Manca cioè la prova decisiva capace di dimostrare quale utilità concreta avrebbe ottenuto Rocchi in cambio dei presunti favori e, soprattutto, quale vantaggio sportivo reale avrebbe ricevuto l’Inter.
Anche dopo lo stop alle intercettazioni, infatti, la Procura starebbe ancora cercando di identificare eventuali concorrenti nel reato di frode sportiva e capire se il presunto sistema abbia davvero inciso sui risultati o sulle classifiche.
Il nodo delle sale Var
Uno dei filoni più sensibili riguarda la gestione delle sale Var e le comunicazioni tra arbitri, designatori e dirigenti federali. Gli investigatori stanno analizzando la catena decisionale dietro alcune scelte arbitrali finite al centro delle polemiche negli ultimi mesi.
L’idea della Procura è verificare se alcune designazioni siano state orientate per favorire determinati equilibri sportivi o societari. Un’ipotesi pesantissima che riporta inevitabilmente alla memoria le ombre di Calciopoli, anche se gli stessi magistrati mantengono al momento estrema cautela.
L’Inter osserva e prende le distanze
Da parte dell’Inter, almeno ufficialmente, non emergono segnali di preoccupazione. Il club non risulta coinvolto direttamente nell’indagine e nessun dirigente nerazzurro è formalmente indagato. Tuttavia il nome della società continua a comparire nelle ricostruzioni investigative e questo basta a riaccendere inevitabilmente sospetti, polemiche e tensioni.
Anche perché il clima attorno al calcio italiano è già incandescente. Ogni riferimento ad arbitri, designazioni e presunti favoritismi finisce immediatamente per alimentare accuse reciproche tra tifoserie e veleni mediatici.
Una nuova Calciopoli?
Per ora parlare di una nuova Calciopoli appare prematuro. L’inchiesta è ancora in una fase preliminare e gli stessi investigatori cercano elementi concreti prima di compiere eventuali passi più pesanti.
Ma il fatto che la Procura abbia deciso di convocare uomini chiave della Lega Serie A e figure vicine all’Inter dimostra che il fascicolo viene considerato tutt’altro che marginale. Le prossime settimane saranno decisive per capire se ci si trovi davanti a semplici anomalie organizzative, rapporti troppo confidenziali nel mondo arbitrale oppure a qualcosa di molto più serio.







