La decisione della Banca centrale europea di aumentare i tassi di interesse si traduce, per milioni di famiglie, in una conseguenza molto concreta: rate del mutuo più pesanti. Dietro i numeri e le formule tecniche si nasconde infatti un impatto diretto sui bilanci domestici, che rischiano di dover assorbire centinaia di euro di spese aggiuntive ogni anno.
Quanto aumenta la rata del mutuo
La regola, spiegano gli esperti, è piuttosto semplice. Un aumento di 25 punti base, cioè dello 0,25%, comporta una rata mensile più elevata di circa 15-20 euro per ogni 100 mila euro di debito residuo. La cifra varia in base alla durata del finanziamento e al piano di ammortamento scelto, ma l’ordine di grandezza resta quello.
Tradotto in termini annuali, significa che una famiglia con un mutuo da 100 mila euro potrebbe ritrovarsi a pagare circa 240 euro in più all’anno. Chi ha finanziamenti più elevati, naturalmente, vedrà crescere ulteriormente la spesa.
Il rialzo non arriva dal nulla. L’Euribor, il parametro di riferimento per i mutui a tasso variabile, ha iniziato a salire già nei primi mesi dell’anno e attualmente il valore trimestrale si aggira intorno al 2,40%.
Anche i mutui a tasso fisso diventano più costosi
Se i possessori di mutui variabili sono i primi a subire gli effetti della stretta monetaria, anche chi sta pensando di accendere oggi un finanziamento a tasso fisso deve fare i conti con condizioni meno favorevoli rispetto al passato.
L’incertezza geopolitica e le tensioni sui mercati hanno infatti spinto verso l’alto anche l’Eurirs, il parametro utilizzato per determinare il costo dei mutui a tasso fisso. Attualmente il valore del ventennale oscilla intorno al 3,3%.
La differenza con l’Euribor è di circa 90 punti base, ma quando si passa dalle formule teoriche alle offerte concrete delle banche, il divario si riduce. Gli istituti di credito stanno infatti cercando di orientare i clienti verso il tasso fisso e, per questo motivo, il vantaggio del variabile si riduce a circa mezzo punto percentuale.
Le banche spingono sul fisso
La strategia degli istituti di credito è chiara. In una fase caratterizzata da forte volatilità e da uno scenario internazionale ancora incerto, le banche preferiscono proporre soluzioni che offrano maggiore stabilità nel tempo.
Per i clienti, il tasso fisso rappresenta la garanzia di una rata immutabile per tutta la durata del mutuo, mentre il variabile resta esposto alle oscillazioni dei mercati e alle decisioni della Bce. La convenienza tra le due opzioni, quindi, non dipende soltanto dai numeri attuali ma anche dalle aspettative sull’andamento futuro dei tassi.
Il peso della stretta monetaria sulle famiglie
La politica monetaria della Bce continua così a incidere direttamente sull’economia reale. Un incremento apparentemente modesto, come quello di un quarto di punto, può tradursi in centinaia di euro in più ogni anno per chi sta ancora pagando la casa.
Ecco perché ogni decisione presa a Francoforte viene seguita con attenzione da milioni di famiglie europee. Dietro percentuali e indici finanziari ci sono infatti bilanci domestici, risparmi e scelte che riguardano la vita quotidiana di chi deve fare i conti, mese dopo mese, con una rata sempre più pesante.







