«Colpo su colpo». È questa la formula con cui Goffredo Bettini immagina la sfida che accompagnerà il centrosinistra fino alle prossime elezioni politiche. Ma dietro la definizione utilizzata dallo storico stratega del Pd, in un’intervista al Corriere della Sera, si intravede molto di più di una semplice previsione sul clima della campagna elettorale.
Tra le righe emerge infatti una convinzione che da tempo circola in alcuni ambienti progressisti: Giuseppe Conte potrebbe essere l’uomo più adatto a guidare la coalizione nel confronto finale con Giorgia Meloni. Un’ipotesi che, naturalmente, dovrebbe fare i conti con il ruolo di Elly Schlein e con i delicati equilibri interni del campo largo.
Bettini vede in Conte il federatore del centrosinistra
Pur senza metterlo nero su bianco, il ragionamento di Bettini sembra indicare nel leader del Movimento 5 Stelle la figura più capace di tenere insieme le diverse anime dell’opposizione. Un ruolo che però richiederebbe di superare una delle principali contraddizioni della coalizione: la difficile convivenza tra l’elettorato pentastellato e quello democratico.
Il problema, secondo molti osservatori, non riguarda soltanto i rapporti tra i gruppi dirigenti, ma soprattutto la distanza che ancora separa una parte consistente della base del Movimento da quella del Partito Democratico.
Il nodo della gamba moderata
Accanto alla leadership, resta aperta un’altra questione che accompagna il centrosinistra da anni: quella della componente centrista e liberal-democratica. I recenti addii di esponenti moderati e fortemente atlantisti hanno evidenziato una contraddizione che continua a pesare sugli equilibri dell’alleanza.
Più il baricentro politico si sposta a sinistra, più diventa complicato costruire un’offerta capace di parlare a quell’elettorato moderato che in passato aveva rappresentato una componente essenziale delle coalizioni guidate da Romano Prodi.
Matteo Renzi continua a esercitare una certa influenza politica, ma i numeri di Italia Viva e i rapporti complicati con il Movimento 5 Stelle rendono difficile immaginare che possa essere lui a rappresentare quella funzione.
La carta Alessandro Onorato
È proprio su questo terreno che Bettini torna a proporre un nome già evocato in passato: quello di Alessandro Onorato, assessore ai Grandi Eventi, al Turismo e allo Sport della giunta guidata da Roberto Gualtieri a Roma.
Imprenditore nel settore della ristorazione e volto di una generazione più giovane rispetto ai protagonisti tradizionali del centrosinistra, Onorato da tempo lavora a una rete civica composta da amministratori locali e realtà pragmatiche sparse sul territorio nazionale. Tra i contatti coltivati figurano anche esperienze come Officina Repubblicana di Giorgio La Malfa.
L’obiettivo sarebbe quello di costruire un contenitore moderato in grado di fungere da ponte tra il cuore più progressista della coalizione e quell’elettorato riformista che continua a sentirsi orfano di una rappresentanza stabile.
Una scommessa ancora tutta da verificare
Al momento, tuttavia, parlare di una vera e propria gamba centrista appare prematuro. Eventuali sviluppi potrebbero arrivare soltanto dopo l’estate, magari attraverso un dialogo con altre realtà civiche o con il progetto promosso da Ernesto Maria Ruffini.
Resta però una domanda di fondo che continua a dividere analisti e dirigenti: un centrosinistra sempre più orientato a sinistra, con l’asse Schlein-Conte come perno politico, riuscirà davvero a conquistare quell’elettorato moderato indispensabile per contendere Palazzo Chigi a Giorgia Meloni? È su questo equilibrio, forse ancora più che sulla sfida «colpo su colpo» evocata da Bettini, che si giocherà una parte decisiva delle prossime elezioni.







