Campo largo, Franceschini vede Conte: «La coalizione va allargata». Sul tavolo primarie, leadership e il nodo Renzi

Dario Franceschini

Il centrosinistra accelera il confronto interno in vista delle prossime scadenze politiche. Pur senza un coordinamento formale tra i gruppi parlamentari, Partito Democratico, Movimento 5 Stelle, Alleanza Verdi e Sinistra e altre forze dell’opposizione stanno intensificando le iniziative comuni con l’obiettivo di rafforzare l’immagine di uno schieramento compatto e credibile come alternativa di governo.

In questo quadro si inserisce l’incontro, durato circa un’ora a Montecitorio, tra Dario Franceschini e Giuseppe Conte. Il colloquio arriva dopo le recenti tensioni che hanno attraversato il campo progressista, anche sul fronte della politica estera, e si concentra sulle prospettive dell’alleanza.

Il lavoro comune in Parlamento e il confronto tra Pd e M5S

L’obiettivo condiviso dai partiti di opposizione è aumentare le battaglie parlamentari unitarie. Un esempio è arrivato con le risoluzioni sull’autonomia differenziata presentate al Senato, sottoscritte anche da Italia Viva. Alla Camera, sullo stesso tema, dovrebbe essere replicato uno schema analogo con quattro testi condivisi.

La collaborazione tra le opposizioni si è manifestata anche durante l’esame della riforma elettorale, quando la richiesta di voto segreto è stata sostenuta con un’azione coordinata tra i diversi gruppi parlamentari.

Secondo quanto ribadito dalla segretaria del Pd Elly Schlein, dopo la pausa estiva questo percorso dovrebbe intensificarsi. La linea resta quella già espressa dalla leader democratica: «La coalizione bisogna allargarla, non restringerla».

Franceschini rilancia il confronto su leadership e primarie

Secondo Franceschini, però, è necessario definire fin da ora un percorso politico più chiaro. Per questo avrebbe sollecitato un confronto diretto tra Schlein e Conte, anche alla luce delle recenti vicende politiche di Napoli.

Tra i temi affrontati nel colloquio con il presidente del Movimento 5 Stelle ci sarebbero anche la questione della leadership della coalizione e l’eventuale ricorso alle primarie per individuare il candidato alla guida del centrosinistra.

Sempre secondo l’esponente dem, il campo progressista non dovrebbe rinunciare al contributo di Matteo Renzi, ritenendo che Italia Viva non possa essere esclusa da un’eventuale alleanza più ampia.

La nuova legge elettorale e la partita del centro

Sul tavolo pesa anche la nuova legge elettorale. Un emendamento approvato alla Camera, presentato da Forza Italia, stabilisce che, ai fini del raggiungimento della soglia del 42% necessaria per ottenere il premio di maggioranza, non vengano conteggiati i voti delle liste alleate che non abbiano superato il 3%, fatta eccezione per quella esclusa che abbia ottenuto il maggior numero di consensi.

Una modifica che, di fatto, aumenta la pressione sulle forze moderate e riformiste affinché trovino una sintesi politica, evitando una dispersione dei voti che potrebbe penalizzare l’intera coalizione.

Nelle scorse settimane era emersa l’ipotesi di un ruolo di garanzia affidato al sindaco di Napoli Gaetano Manfredi per favorire l’aggregazione del centro. Un’ipotesi sulla quale Matteo Renzi ha espresso scetticismo, affermando: «Il garante serve se c’è qualcuno che vuole essere garantito, ma la politica non è per i garantiti».

Il leader di Italia Viva può contare su un partito già strutturato, su due gruppi parlamentari e sull’esenzione dalla raccolta firme prevista dalla nuova normativa per la presentazione delle liste. La sua strategia resta quella di riunire nella cosiddetta “Casa riformista” le forze che non fanno parte dell’asse formato da Pd, Movimento 5 Stelle e Alleanza Verdi e Sinistra. Resta però da verificare se questo progetto riuscirà a raccogliere un consenso sufficiente.