Can Yaman è abituato a sentirsi ripetere da anni di essere uno degli uomini più belli e desiderati della televisione internazionale. Muscoli scolpiti, sguardo magnetico, capelli perfetti, fan in delirio a ogni apparizione pubblica: il pacchetto, almeno visto da fuori, sembrerebbe quello dell’uomo senza difetti. E invece anche il divo turco, protagonista di Sandokan e pronto a tornare sul set con la nuova serie Bro, convive con una piccola grande insicurezza fisica. Una di quelle confessioni che fanno impazzire il gossip proprio perché arrivano da chi, nell’immaginario collettivo, dovrebbe svegliarsi già perfetto anche alle sei del mattino.
Durante un’intervista alla versione spagnola di C’è posta per te, Can ha ammesso senza troppi giri di parole quale parte del suo corpo cambierebbe subito. «Direi i piedi», ha confessato, spiazzando il pubblico. Dietro quella risposta apparentemente curiosa si nasconde un complesso vero: l’attore porta il numero 46 e trovare scarpe che gli piacciano nella sua misura, a quanto pare, è spesso una missione più complicata di un copione in quattro lingue. Ma non è soltanto una questione di taglia. Gli anni trascorsi sui campi da basket hanno lasciato qualche segno e Can non ha cercato di indorare la pillola: «Sono davvero molto grandi. E ho tutte le dita storte, si sono un po’ sovrapposte». Insomma, mentre milioni di fan lo considerano un monumento vivente alla perfezione estetica, lui davanti allo specchio vede soprattutto quei piedi che giudica bruttissimi.
Can Yaman e il complesso che nessuno si aspettava
La rivelazione ha colpito perché mostra un Can Yaman molto meno patinato e molto più umano. Il bello impossibile, quello che sui social sembra sempre uscito da una campagna pubblicitaria, ammette di avere un difetto, di notarlo, di conviverci e persino di riderci sopra. Ed è probabilmente anche questo che rende la confessione così efficace: non c’è la posa del divo tormentato, ma la normalità quasi buffa di un uomo che, pur avendo tutto per essere considerato irresistibile, finisce per fissarsi proprio su un dettaglio che le fan forse non avevano mai nemmeno guardato.
Del resto, Can Yaman negli ultimi anni ha costruito la sua immagine anche attraverso una disciplina fisica quasi feroce. Per diventare Sandokan ha affrontato una trasformazione durissima, perdendo oltre dieci chili in circa un mese, passando da 94,5 a 85 chili. Allenamenti anche tre volte al giorno, dieta rigidissima, digiuno intermittente e una preparazione seguita passo dopo passo da professionisti. «È stato un periodo molto duro, ma sono seguito da professionisti seri e competenti», ha raccontato. Alla fine, però, la fatica gli ha lasciato addosso anche una sensazione nuova: «Sono esausto ma sano e ringiovanito».
Dopo Sandokan arriva Bro: addio all’eroe perfetto
Ora, però, l’attore turco vuole fare qualcosa di diverso. Dopo il successo internazionale di Sandokan, Can ha deciso di allontanarsi dall’immagine dell’eroe sensuale e invincibile per buttarsi in una commedia. La nuova sfida si chiama Bro, serie targata Lux Vide che lo riporterà accanto a Giovanni Nasta, collega e amico conosciuto sul set di Viola come il mare. E questa volta il personaggio promette di essere molto lontano dal classico Can Yaman da batticuore immediato.
In un’intervista al settimanale Chi, l’attore ha spiegato di voler ampliare il proprio raggio d’azione e di sentirsi un po’ come Matthew McConaughey quando, dopo anni di commedie romantiche, decise di cambiare pelle. «Mi impegno al massimo in quello che faccio. Volevo buttarmi in un personaggio che fosse molto distante da me. La commedia e l’ironia mi piacciono molto. Poi, una volta fatta questa serie comica, magari tornerò di nuovo a una commedia romantica e sarà ancora più rilassato. Ora punto ad amplificare il mio ventaglio lavorativo ed essere un attore il più completo possibile. Finché posso».
«Ho deciso di autodistruggermi»
La frase più curiosa, però, è quella con cui Can ha raccontato la scelta del nuovo ruolo. «Ho deciso di autodistruggermi», ha detto, spiegando di voler interpretare un personaggio capace di rompere la corazza del sex symbol. In Bro sarà un avvocato brillante, sfacciato con la legge, quasi un principe del foro, ma nella vita privata molto meno sicuro di quanto il pubblico potrebbe aspettarsi. Anzi, un uomo impacciato, poco abile con le donne e costretto a ricevere consigli sentimentali dal fratello, descritto come un perdente.
«Un uomo molto diverso da me, lontano dalla mia zona di comfort e anche dall’immagine dell’eroe. Ho deciso di “autodistruggermi” accettando con piacere la parte di un avvocato sfacciato con la legge, un principe del foro che, però, nella vita privata è un po’ impacciato, non si sa fare con le donne e riceverà tanti consigli da suo fratello perdente», ha raccontato. Poi ha aggiunto che questo ruolo gli ha ricordato una parte del suo passato: «Mi ha ricordato tanto un mio periodo dell’infanzia, in cui non ero tanto socievole: ero un vero secchione, studiavo tantissimo ed ero impacciato nei rapporti».
Il divo perfetto vuole diventare imperfetto
È proprio qui che il gossip diventa interessante. Can Yaman non sta soltanto promuovendo una nuova serie: sta provando a cambiare racconto su se stesso. Dopo anni in cui il pubblico lo ha identificato con l’uomo bello, atletico, sicuro, romantico e dominante, lui sceglie un personaggio goffo e insicuro. E nello stesso periodo rivela anche il dettaglio del corpo che non sopporta. Una coincidenza? Forse no. Sembra piuttosto la voglia di uscire dalla gabbia dorata del mito televisivo e mostrarsi meno perfetto, meno intoccabile, più vicino alla vita vera.
Le fan, naturalmente, difficilmente cambieranno idea per un paio di piedi numero 46 e qualche dito storto. Per loro Can Yaman resterà Can Yaman. Ma la confessione funziona perché ribalta il gioco: il divo che tutti guardano come un ideale di bellezza si scopre fragile proprio dove nessuno avrebbe pensato di cercare. E mentre si prepara a “distruggere” la sua immagine in Bro, l’attore turco sembra aver trovato il modo migliore per farsi desiderare ancora di più: smettere, almeno un po’, di sembrare perfetto.







