Lo scontro tra governo e magistratura contabile entra nella fase più delicata. Dopo mesi di tensioni, la Corte dei Conti sceglie una mossa inusuale: convocare una conferenza stampa proprio mentre il Consiglio dei ministri si prepara ad approvare il decreto attuativo della riforma voluta dall’esecutivo. Un gesto che fotografa la profondità della frattura istituzionale e che accompagna accuse pesantissime rivolte a Palazzo Chigi.
Secondo l’Associazione magistrati della Corte dei Conti, la riforma non rappresenta una semplice riorganizzazione dell’istituto, ma rischia di compromettere l’indipendenza della magistratura contabile, cioè dell’organo chiamato a vigilare sull’utilizzo delle risorse pubbliche e a perseguire eventuali danni erariali.
Le nomine bloccate accendono il nuovo fronte dello scontro
Il terreno di scontro più immediato riguarda dieci incarichi di presidente di sezione rimasti vacanti da oltre cinque mesi. Tra questi figurano anche magistrati che, in passato, avevano espresso rilievi sul progetto del Ponte sullo Stretto. Secondo la magistratura contabile, il governo avrebbe avanzato richieste di chiarimento sulle designazioni, bloccandone di fatto l’iter. Per le toghe si tratta di una novità senza precedenti.
«Il governo si è arrogato un diritto che la Costituzione non gli attribuisce», sostengono i magistrati, parlando apertamente di “ingerenza indebita” e di un precedente destinato a pesare sui futuri rapporti tra potere esecutivo e magistratura.
La vicenda nasce anche dalla lettera inviata dal sottosegretario Alfredo Mantovano al presidente della Corte dei Conti Guido Carlino, con la quale Palazzo Chigi chiedeva chiarimenti sulla scelta di procedere alle nomine mentre il Parlamento stava modificando l’assetto dell’istituto. Carlino avrebbe risposto rivendicando l’autonomia costituzionale della magistratura contabile e del suo Consiglio di Presidenza.
La riforma cambia gli equilibri interni della Corte
Il decreto attuativo della cosiddetta riforma Foti interviene su diversi aspetti dell’organizzazione della Corte dei Conti. Il governo parla di razionalizzazione delle strutture e di maggiore efficienza amministrativa. I magistrati, invece, leggono le modifiche come un ridimensionamento del sistema dei controlli.
La riforma prevede una riduzione delle posizioni apicali, una diversa organizzazione delle procure contabili e un rafforzamento dei poteri del Procuratore generale, che potrà impartire direttive alle procure regionali e, in alcuni casi, avocare direttamente i fascicoli. A cambiare è anche il sistema della responsabilità amministrativa. Il testo introduce infatti un limite al risarcimento del danno erariale che i giudici potranno chiedere ai funzionari pubblici responsabili di sprechi o irregolarità, fissando un tetto pari al 30% del danno contestato.
Secondo i magistrati contabili, una simile limitazione rischia di ridurre l’efficacia deterrente dell’azione della Corte e di indebolire il contrasto agli sprechi di denaro pubblico.
Le opposizioni parlano di attacco ai controlli
Le critiche non arrivano soltanto dalla magistratura. Il Movimento 5 Stelle definisce la riforma un tentativo di indebolire i controlli sulla gestione delle risorse pubbliche e sostiene che il governo voglia limitare il ruolo della Corte proprio mentre gestisce investimenti miliardari legati anche al PNRR. Sulla stessa linea la Cgil, che giudica il provvedimento “sbagliato e pericoloso” e chiede l’apertura di un confronto con l’esecutivo prima dell’approvazione definitiva.
Dal palco del premio Mimosa d’Oro, la magistrata Paola Briguori ha ribadito che le procure della Corte dei Conti rappresentano “un presidio di legalità posto a difesa dei cittadini e della corretta gestione delle risorse pubbliche” e che qualsiasi riduzione della loro autonomia finirebbe per danneggiare l’interesse generale.
Un braccio di ferro destinato a continuare
Il confronto tra governo e Corte dei Conti dura ormai da oltre un anno e difficilmente si chiuderà con il via libera al decreto attuativo. I magistrati contestano anche il metodo seguito dall’esecutivo, osservando come le tappe decisive della riforma siano sempre cadute in periodi di scarsa attenzione pubblica: l’approvazione della legge a fine dicembre e ora il decreto attuativo alla vigilia della pausa estiva.
La sensazione, all’interno della magistratura contabile, è che il confronto sia ormai diventato uno scontro istituzionale destinato ad andare ben oltre il merito della riforma. Da una parte il governo rivendica il diritto di riorganizzare la macchina dello Stato. Dall’altra la Corte dei Conti denuncia il rischio che, dietro una riforma organizzativa, si nasconda un progressivo ridimensionamento dell’autonomia di uno degli organi chiamati a controllare come vengono spesi i soldi pubblici.







