Di fronte alla notizia della scarcerazione di Alberto Stasi, la famiglia di Chiara Poggi ha scelto il silenzio. Nessuna polemica, nessuna dichiarazione, nessun commento. Rita Preda, madre della giovane uccisa il 13 agosto 2007, ha preferito non aggiungere parole a una vicenda che da quasi vent’anni accompagna la sua famiglia.
Contattata da Tgcom24, la donna ha risposto con cortesia ai giornalisti, ma ha chiarito di non avere nulla da dichiarare sulla decisione del tribunale di sorveglianza di Milano che ha concesso ad Alberto Stasi l’affidamento in prova ai servizi sociali. Una scelta che molti interpretano come il segno di una stanchezza maturata in anni di processi, ricorsi, riaperture dell’inchiesta e continue attenzioni mediatiche.
Il silenzio di Rita Preda dopo la scarcerazione di Alberto Stasi
Negli anni la madre di Chiara Poggi non si è sottratta al confronto con i media e in più occasioni ha commentato gli sviluppi giudiziari legati al caso della figlia. Questa volta, però, ha deciso di non esprimere alcuna opinione.
La scelta arriva pochi giorni dopo la decisione del tribunale di sorveglianza di Milano che ha permesso ad Alberto Stasi, unico condannato per l’omicidio, di lasciare definitivamente il carcere di Bollate.
L’ex fidanzato di Chiara Poggi, detenuto da oltre dieci anni, proseguirà il proprio percorso fuori dall’istituto penitenziario grazie alla misura dell’affidamento in prova, dopo avere già usufruito della semilibertà e del lavoro esterno.
Una cittadina stanca di vivere sotto i riflettori
Il silenzio della famiglia Poggi riflette anche il sentimento diffuso tra molti abitanti di Garlasco. La cittadina pavese, con i suoi quasi diecimila residenti, continua a convivere con un’attenzione mediatica che non si è mai realmente spenta.
Negli ultimi quindici mesi, con la riapertura delle indagini e l’iscrizione nel registro degli indagati di Andrea Sempio, la pressione è aumentata ulteriormente.
Telecamere, troupe televisive, giornalisti e perfino droni che sorvolano il centro abitato hanno riportato il piccolo comune lombardo al centro della cronaca nazionale.
Il sindaco: «Una situazione molto pesante»
A descrivere il clima che si respira nel paese è stato il sindaco Simone Molinari, che ha espresso il disagio di una comunità stanca di essere associata esclusivamente al delitto di Chiara Poggi.
«Purtroppo è diventato tutto molto pesante. Ogni post su Garlasco è pieno di commenti stupidi e di cattiveria inutile. I cittadini vogliono verità come tutti, ma l’attenzione mediatica ha certamente leso la nostra città. È una situazione molto pesante, che ci auguriamo possa presto concludersi», ha dichiarato.
Negli ultimi mesi, accanto alle vicende processuali, sono tornate a circolare anche vecchie ipotesi e teorie che hanno chiamato in causa presunte sette, satanismo e vicende mai accertate, contribuendo ad alimentare un clima di crescente esasperazione.
L’affidamento in prova concesso ad Alberto Stasi
L’ultimo sviluppo giudiziario riguarda proprio Alberto Stasi. Il tribunale di sorveglianza di Milano ha accolto la richiesta di affidamento in prova ai servizi sociali, consentendogli di non rientrare più nel carcere di Bollate.
L’ex bocconiano continuerà a lavorare e a seguire il percorso già avviato durante il periodo di semilibertà. La misura non modifica la condanna definitiva pronunciata nel 2015 per l’omicidio di Chiara Poggi, ma rappresenta uno dei benefici previsti dall’ordinamento penitenziario.
Nel frattempo, mentre la Procura di Pavia prosegue la nuova inchiesta su Andrea Sempio e i legali di Stasi preparano la richiesta di revisione del processo, a Garlasco cresce soprattutto il desiderio di lasciarsi alle spalle una vicenda che da diciannove anni continua a segnare profondamente la vita della comunità.







