Garlasco, perché i consulenti di Stasi non poterono fotografare la pattumiera? Il mistero del sopralluogo del 3 ottobre 2007

Alberto Stasi

Le recenti ricostruzioni sul brik di Estathè hanno riportato al centro dell’attenzione la pattumiera della cucina di casa Poggi. Ora emerge un dettaglio poco conosciuto: già nell’ottobre 2007 la difesa di Stasi voleva fotografarne il contenuto, ma sostiene di essere stata fermata. Una circostanza che merita di essere ricostruita, senza anticipare conclusioni ma seguendo la cronologia degli atti.

La pattumiera della villetta di via Pascoli continua a trasformarsi in uno dei punti più controversi dell’intera inchiesta sul delitto di Chiara Poggi. Per mesi il dibattito si è concentrato sul brik di Estathè, repertato soltanto il 16 aprile 2008, quasi otto mesi dopo l’omicidio. Le recenti analisi del giornalista investigativo Luigi Grimaldi hanno riportato quel contenitore al centro dell’attenzione, sollevando dubbi sulla sua grafica, sul lotto di produzione e sulla gestione del reperto. Ma oggi emerge un elemento ancora precedente che apre un nuovo interrogativo: perché già il 3 ottobre 2007 i consulenti della difesa di Alberto Stasi cercarono di fotografare il contenuto della pattumiera e perché, secondo il loro racconto, non fu consentito farlo?

La domanda non riguarda il valore probatorio dell’Estathè né anticipa giudizi sull’operato degli investigatori. Riguarda invece la ricostruzione di un preciso momento dell’indagine, perché comprendere come venne gestita la pattumiera nei mesi successivi al delitto significa ricostruire la storia di uno dei reperti che ancora oggi alimentano il confronto tra accusa e difesa.

Il sopralluogo del 3 ottobre e il racconto del consulente

A riportare l’episodio è stato Matteo Fabbri, genetista che all’epoca seguiva la difesa di Alberto Stasi. Secondo il suo racconto, durante il sopralluogo del 3 ottobre 2007 il gruppo dei consulenti avrebbe chiesto di poter esaminare e documentare il contenuto della pattumiera presente nella cucina della villetta. Quella richiesta, però, non sarebbe stata accolta. Fabbri sostiene che ai consulenti venne impedito di procedere con fotografie e analisi dirette del materiale contenuto nel cestino.

Si tratta di una ricostruzione che negli ultimi giorni è tornata d’attualità anche durante il dibattito televisivo sul caso Garlasco. Secondo quanto riferito dallo stesso consulente, il gruppo riuscì comunque a osservare parte del contenuto della pattumiera attraverso la documentazione disponibile, individuando tra gli oggetti presenti anche confezioni alimentari, compreso un contenitore di Estathè. Proprio questo particolare assume oggi un rilievo particolare, perché dimostra che la pattumiera era già considerata un elemento potenzialmente significativo molti mesi prima del repertamento definitivo.

Otto mesi di attesa prima del repertamento

Il dato cronologico resta uno degli aspetti più singolari dell’intera vicenda. L’omicidio di Chiara Poggi risale al 13 agosto 2007. Il sopralluogo richiamato da Fabbri si svolge il 3 ottobre dello stesso anno. Il repertamento del contenuto della pattumiera arriverà invece soltanto il 16 aprile 2008, durante un nuovo accesso degli investigatori nella villetta. È proprio in quell’occasione che il brik di Estathè entrerà ufficialmente tra i reperti dell’inchiesta.

Negli ultimi mesi Luigi Grimaldi ha evidenziato come il contenuto del cestino avrebbe subito modifiche tra ottobre e dicembre 2007, richiamando fotografie realizzate dai consulenti della difesa e sostenendo che la disposizione degli oggetti sarebbe cambiata più volte prima del repertamento definitivo. Si tratta di osservazioni che fanno parte del dibattito tecnico sviluppatosi attorno alla gestione del reperto e che, allo stato, non costituiscono accertamenti giudiziari definitivi.

La vera domanda riguarda la documentazione

Il punto centrale, però, non è stabilire oggi se quelle ricostruzioni siano corrette oppure no. La questione realmente interessante riguarda la documentazione disponibile. Ogni sopralluogo dovrebbe infatti lasciare una traccia precisa attraverso verbali, relazioni di servizio, fotografie e registrazioni capaci di ricostruire con esattezza lo stato dei luoghi in quel determinato momento.

Se davvero il 3 ottobre i consulenti della difesa chiesero di fotografare la pattumiera senza ottenerne l’autorizzazione, sarebbe utile chiarire quali motivazioni vennero fornite, quali documenti vennero comunque prodotti durante quel sopralluogo e quale fosse allora la strategia investigativa sulla conservazione dell’immondizia presente nella cucina della villetta. La ricostruzione di questi passaggi non serve ad alimentare sospetti, ma a comprendere come si sviluppò la gestione della scena del crimine nel corso dei mesi successivi all’omicidio.

L’Estathè riporta tutto all’origine

Le recenti discussioni sul brik di Estathè hanno riportato inevitabilmente l’attenzione su quella pattumiera. Le analisi di Grimaldi hanno acceso i riflettori sulla possibile differenza grafica tra il contenitore repertato e quelli fotografati nel frigorifero, sul codice di lotto e sul lungo intervallo trascorso prima del recupero ufficiale del reperto.

Parallelamente, il genetista Matteo Fabbri ha riportato alla memoria un episodio precedente, sostenendo che già nell’autunno del 2007 la difesa aveva intuito l’importanza di quel materiale e aveva tentato di documentarlo. Le due vicende, pur diverse, finiscono così per incontrarsi nello stesso punto: la gestione della pattumiera tra agosto 2007 e aprile 2008.

Una ricostruzione che merita di essere completata

A quasi vent’anni dal delitto, molti aspetti della gestione della scena del crimine sono stati analizzati nei processi e nelle consulenze tecniche. Altri, invece, restano meno conosciuti dal grande pubblico. La vicenda del sopralluogo del 3 ottobre appartiene probabilmente a questa seconda categoria.

Ricostruire chi fosse presente, quali richieste vennero avanzate, quali attività furono autorizzate e quali invece escluse significa aggiungere un tassello documentale alla storia dell’indagine. Non serve a stabilire automaticamente se vi siano state irregolarità, ma consente di comprendere meglio il percorso seguito da uno dei reperti che oggi continua a dividere consulenti, investigatori e opinione pubblica.