Mario Adinolfi esce dal carcere e torna ai domiciliari: il giudice lo libera dopo il caso dei social usati quasi ogni giorno. Ecco cosa rischia

Mario Adinolfi

Mario Adinolfi lascia il carcere e torna agli arresti domiciliari. Il fondatore del Popolo della Famiglia, protagonista di tante battaglie pubbliche in difesa dei valori cattolici tradizionali e conosciuto anche per la sua passione per il poker, ottiene un alleggerimento della misura cautelare nell’inchiesta romana che lo vede indagato per truffa aggravata e reati fiscali. Il giudice per le indagini preliminari della Capitale ha accolto l’istanza presentata dai suoi difensori, consentendogli di lasciare la cella nella quale era entrato lo scorso settembre.

La vicenda giudiziaria aveva assunto una piega particolarmente delicata quando la Procura aveva chiesto e ottenuto l’aggravamento della misura cautelare. Al centro della decisione non c’erano nuove accuse, almeno secondo gli elementi finora resi noti, ma il mancato rispetto di alcune prescrizioni imposte ad Adinolfi. Tra queste, soprattutto, l’utilizzo dei social network, che gli inquirenti avevano riscontrato «con cadenza quasi quotidiana».

Dal carcere ai domiciliari: il giudice accoglie la richiesta della difesa

La nuova decisione del gip modifica la situazione cautelare di Adinolfi, che potrà tornare a scontare la misura nella propria abitazione anziché in carcere. L’istanza dei difensori ha dunque ottenuto il risultato richiesto, dopo alcune settimane di detenzione.

Il provvedimento non chiude l’inchiesta e non riguarda un’assoluzione dalle contestazioni. Il procedimento per truffa aggravata e reati fiscali prosegue, mentre cambia il regime delle restrizioni personali applicate all’indagato.

Non sono stati resi noti, nelle informazioni disponibili, tutti i dettagli delle motivazioni con cui il giudice ha accolto la richiesta. Resta però centrale il passaggio che aveva determinato l’ingresso in carcere: la contestazione di violazioni delle regole stabilite durante gli arresti domiciliari.

Il caso dei social: pubblicava quasi ogni giorno nonostante le prescrizioni

A provocare l’aggravamento della misura, nel settembre scorso, era stata la segnalazione della Procura relativa al mancato rispetto di alcuni obblighi.

L’elemento più significativo riguardava l’attività sui social network. Secondo quanto contestato dagli inquirenti, Adinolfi avrebbe continuato a utilizzare i propri profili «con cadenza quasi quotidiana», nonostante le limitazioni imposte.

Per un personaggio che ha costruito buona parte della propria visibilità pubblica attraverso interventi, polemiche e prese di posizione online, proprio i social sono diventati il terreno sul quale si è consumato lo scontro con le prescrizioni giudiziarie.

La Procura aveva ritenuto quelle condotte sufficientemente rilevanti da chiedere una misura più severa, ottenendo il trasferimento in carcere. Ora il gip ha accolto la richiesta della difesa di ripristinare la detenzione domiciliare.

Truffa aggravata e reati fiscali: l’inchiesta romana resta aperta

Sul piano giudiziario, Adinolfi resta indagato per truffa aggravata e reati fiscali. Sono queste le contestazioni al centro del procedimento avviato a Roma, indipendentemente dalle successive vicende legate al rispetto delle misure cautelari.

Le informazioni diffuse sulla nuova decisione non precisano quali operazioni economiche siano oggetto dell’inchiesta, né riportano ulteriori elementi sulle singole ipotesi di reato.

La notizia riguarda quindi esclusivamente il ritorno ai domiciliari, non una modifica delle accuse.

La distinzione è importante soprattutto perché la detenzione in carcere era intervenuta dopo un aggravamento della misura originaria, motivato dalle presunte violazioni delle prescrizioni. Non era stata, dunque, una nuova contestazione penale a determinare automaticamente il passaggio dalla casa alla cella.

Il fondatore del Popolo della Famiglia e la nuova fase giudiziaria

Giornalista, ex parlamentare e fondatore del Popolo della Famiglia, Mario Adinolfi ha costruito negli anni una presenza pubblica caratterizzata da posizioni conservatrici sui temi della famiglia, della religione e dei diritti civili.

Accanto all’attività politica ha coltivato anche la passione per il poker, un aspetto della sua biografia che ha contribuito a renderlo un personaggio riconoscibile ben oltre i confini del proprio movimento.

Il ritorno ai domiciliari rappresenta un cambiamento concreto nella sua situazione personale, ma non restituisce automaticamente la libertà di movimento né quella di comunicazione. Le condizioni della misura dovranno essere rispettate secondo quanto stabilito dall’autorità giudiziaria.

Per Adinolfi si chiude dunque la parentesi della detenzione in carcere cominciata a settembre. Resta aperta, invece, la partita giudiziaria sulle accuse di truffa aggravata e reati fiscali, mentre il precedente dell’attività sui social dimostra quanto le prescrizioni cautelari possano incidere anche sulla presenza pubblica di un esponente politico abituato a comunicare quotidianamente con i propri sostenitori.