Nicolas Cage ripudia i Coppola e cambia cognome per legge: «Meglio patriarca che cugino clown»

Nicolas Cage credit @reddit

Nicolas Cage ha fatto quello che, a Hollywood, molti sussurrano e pochi osano davvero: ha tagliato il cordone ombelicale con il cognome più ingombrante del cinema americano. Nato Nicolas Kim Coppola, figlio di August Coppola e nipote di Francis Ford Coppola, l’attore ha rivelato di aver cambiato legalmente cognome lo scorso anno. Non solo nome d’arte, non solo marchio da locandina, non solo scorciatoia per evitare paragoni. Cage adesso è Cage anche all’anagrafe. E la frase con cui lo ha spiegato è una piccola coltellata servita con il sorriso: «Io sono Nick Cage nella vita, e sono Nick Cage davanti alla telecamera. È meglio essere il patriarca della mia piccola famiglia che il cugino clown ai margini di quella di qualcun altro».

Nicolas Cage e il peso del cognome Coppola

Il punto non è soltanto burocratico. È identitario, familiare, quasi dinastico. Perché Cage non arriva da una famiglia qualsiasi, ma da una delle case reali di Hollywood. Suo padre August Coppola era il fratello maggiore di Francis Ford Coppola e di Talia Shire. In quella genealogia ci sono registi, attori, compositori, autori, premi Oscar, cult generazionali e un intero immaginario cinematografico. Sofia Coppola, Roman Coppola e Jason Schwartzman fanno parte dello stesso albero. Un privilegio, certo. Ma anche una gabbia dorata, soprattutto se il mondo continua a guardarti come “il parente di” prima ancora che come artista.

Cage, invece, ha sempre voluto essere Cage. Non un Coppola in fuga, ma un attore che si è costruito addosso una maschera nuova, più strana, più pop, più elettrica. Il cognome scelto nasce da due riferimenti lontanissimi e perfettamente coerenti con la sua carriera: Luke Cage, personaggio Marvel, e John Cage, compositore d’avanguardia. Supereroe e sperimentazione, fumetto e musica colta, muscoli e ossessione. In fondo, tutta la sua filmografia sembra stare lì dentro.

La battuta su Apocalypse Now che gli rimase addosso

La ferita, però, viene da lontano. Cage ha raccontato che durante il periodo di Fuori di testa, quando era ancora Nicolas Coppola, gli altri membri del cast continuavano a prenderlo in giro con una battuta legata ad Apocalypse Now: «Mi piace l’odore di Nicolas al mattino», storpiatura della celebre frase sul napalm pronunciata da Robert Duvall nel film di Francis Ford Coppola. Una gag da set, forse. Ma ripetuta abbastanza da diventare marchio, fastidio, limite.

Dal nome d’arte alla scelta definitiva

Da lì la decisione: non aveva bisogno di quel cognome per lavorare, anzi quel cognome rischiava di diventare una zavorra. Così Nicolas Coppola è diventato Nicolas Cage. Prima artisticamente, poi legalmente. E oggi la scelta assume il sapore di una dichiarazione definitiva: meglio essere il fondatore della propria piccola dinastia che restare una comparsa buffa nella grande epopea altrui.

La cosa più interessante è che Cage non rinnega il talento della famiglia, ma il ruolo che quel cognome gli cuciva addosso. Non voleva entrare in scena come nipote di Francis Ford Coppola. Voleva farlo come un attore imprevedibile, esagerato, magnetico, capace di passare dal cinema d’autore ai blockbuster, dal grottesco al melodramma, dall’eroe d’azione alla deriva più folle. E alla fine ci è riuscito: oggi Cage non è più un Coppola travestito. È semplicemente Cage. Nel bene, nel male e in tutto ciò che, con lui, sta meravigliosamente nel mezzo.