Il caso Ruby non è mai davvero finito. E ora, a quasi quindici anni dalle notti di Arcore che travolsero la politica italiana, il processo Ruby ter torna clamorosamente in scena. Giovedì a Milano si aprirà il processo di secondo grado che vede coinvolti 22 imputati, tra cui Karima El Mahroug, meglio conosciuta come Ruby Rubacuori, il suo ex avvocato Luca Giuliante e le ormai celebri “Olgettine”, le ragazze che frequentavano le serate nella residenza di Silvio Berlusconi.
Un ritorno pesantissimo, perché il cuore dell’inchiesta resta sempre lo stesso: stabilire se ci sia stata o meno una gigantesca operazione di corruzione in atti giudiziari per spingere le ragazze a mentire davanti ai magistrati sui rapporti con l’ex presidente del Consiglio.
La Cassazione ha ribaltato tutto
Nel febbraio del 2023 il Tribunale di Milano aveva assolto tutti gli imputati, compreso Silvio Berlusconi, morto nel giugno 2023. Una sentenza che sembrava aver chiuso definitivamente una delle vicende giudiziarie più esplosive della storia italiana recente. Ma la Procura non si è fermata. E la Cassazione ha ribaltato completamente il ragionamento giuridico del primo grado, ordinando un nuovo processo davanti alla Corte d’Appello.
Secondo i giudici del Tribunale, infatti, le ragazze avrebbero dovuto essere considerate fin dall’inizio potenziali indagate e non semplici testimoni. Per questo motivo le loro dichiarazioni erano state dichiarate inutilizzabili, facendo crollare l’impianto accusatorio. La Suprema Corte, però, ha demolito quella lettura, riaprendo tutto.
Il nodo delle presunte testimonianze comprate
Ora la Corte d’Appello dovrà affrontare il punto più delicato: verificare se quei versamenti di denaro ricevuti negli anni dalle ex ospiti di Arcore possano configurare una vera corruzione giudiziaria. I giudici milanesi lo scrivono chiaramente nella relazione che accompagna il nuovo processo: sarà necessario “ricostruire le condotte in punto di fatto”. Tradotto: capire cosa accadde davvero dietro le quinte dei processi Ruby.
La questione centrale resta quella delle presunte false testimonianze rese dalle ragazze durante i precedenti dibattimenti. Anche se molti di quei reati risultano ormai prescritti, i magistrati dovranno comunque valutarli per comprendere il contesto generale e l’eventuale esistenza di un sistema costruito per proteggere Berlusconi.
Tornano le ombre sulle notti di Arcore
Il processo riporta inevitabilmente sotto i riflettori uno dei capitoli più controversi dell’era berlusconiana. Le serate ad Arcore, il bunga bunga, i bonifici milionari, gli appartamenti regalati, le testimonianze davanti ai giudici e quel sospetto che per anni ha attraversato l’intera vicenda: le ragazze furono pagate per raccontare una versione concordata?
La Procura continua a sostenere di sì. Le difese, invece, parlano da sempre di aiuti economici leciti e solidarietà personale. Nel nuovo processo non ci sarà più Berlusconi, almeno formalmente. Per lui il procedimento si è chiuso dopo la morte. Ma la sua ombra continuerà inevitabilmente a dominare l’aula.
Un processo che ha segnato un’epoca
Ruby ter non è soltanto una vicenda giudiziaria. È uno dei processi simbolo dell’Italia degli ultimi vent’anni. Un caso che ha intrecciato sesso, potere, politica, televisione, soldi e giustizia come pochi altri nella storia repubblicana.
Ed è anche il processo che più di ogni altro ha diviso il Paese tra innocentisti e colpevolisti, tra chi ha sempre parlato di persecuzione giudiziaria e chi invece ha visto nelle carte dell’inchiesta il ritratto di un sistema opaco costruito attorno all’ex Cavaliere. Ora tutto riparte da Milano. Con una nuova Corte chiamata a sciogliere un nodo rimasto sospeso per oltre un decennio.







