Quattro grandi bandiere europee ai lati della porta numero 10 di Downing Street raccontano meglio di molte dichiarazioni il senso politico del vertice di Londra. Keir Starmer accoglie Volodymyr Zelensky, Emmanuel Macron e Friedrich Merz per un incontro che segna un passaggio delicatissimo nella guerra in Ucraina e nei rapporti tra Europa, Stati Uniti e Russia. Il formato è quello dell’E3 più Kiev: Regno Unito, Francia, Germania e Ucraina. L’Italia non c’è. E in un momento in cui si discute del futuro della sicurezza europea, la sua assenza si vede.
Il vertice di Londra senza l’Italia
Il summit arriva mentre Donald Trump appare sempre più assorbito dal dossier Iran e mentre Kiev teme che l’Ucraina scivoli in secondo piano nell’agenda americana. Il messaggio dei quattro leader è quindi diretto anche alla Casa Bianca: l’Europa resta in campo e non intende lasciare che la partita sulla pace venga decisa sopra la testa di Kiev. Dopo un’ora e mezza di colloqui, Starmer, Zelensky, Macron e Merz si sono fermati anche a cena. Macron e Merz sono andati via alle 21, mentre Zelensky è rimasto ancora a colloquio con Starmer per altri 45 minuti. Un dettaglio che conferma il peso crescente del rapporto tra Londra e Kiev.
Più armi a Kiev e pressione su Mosca
Nel comunicato finale i leader parlano di «sostegno incrollabile all’Ucraina» e di una «pace giusta e duratura», ma la sostanza politica è molto concreta. L’Europa vuole aumentare la pressione sull’economia di guerra russa e rafforzare l’assistenza militare a Kiev, anche in vista del prossimo vertice Nato. Sul tavolo ci sarebbero nuovi impegni per la difesa ucraina, con l’obiettivo di aumentare la produzione di missili intercettori, sviluppare capacità comuni di difesa antimissilistica balistica e potenziare gli strumenti di attacco a lungo raggio. Tradotto: se Putin non si siede al tavolo, l’Ucraina deve poter continuare a colpire e difendersi.
I cinque punti europei per la pace in Ucraina
I punti fermi indicati dai leader europei sono cinque: la fine dei combattimenti, l’attuale linea di contatto come base di partenza per eventuali negoziati, garanzie di sicurezza solide da parte degli Stati Uniti, una forza multinazionale per l’Ucraina e il mantenimento dei beni russi congelati fino allo stop della guerra. A questo si aggiunge un principio politico decisivo: gli interessi di sicurezza dell’Europa e della Nato dovranno essere tutelati in qualsiasi accordo. Zelensky lo ha detto chiaramente: «Dobbiamo capire chi rappresenterà l’Europa nei negoziati con la Russia se ci saranno, e io voglio che l’Europa ci sia».
Putin non vuole l’Europa al tavolo
Il problema è che Mosca continua a considerare l’Europa troppo coinvolta nel conflitto per accettarla come interlocutore neutrale. Putin ha finora aperto solo a ipotesi considerate molto più favorevoli al Cremlino, mentre nomi come Mario Draghi o Angela Merkel restano suggestioni più che piste concrete. Zelensky, però, insiste su un punto non negoziabile: «Mosca non può decidere senza il popolo ucraino». Il presidente ucraino ha anche confermato di avere incontrato a Kiev Roman Abramovich, chiedendogli di recapitare un messaggio a Putin, a condizione che la missione restasse lontana dai riflettori.
Il vertice di Londra consegna dunque un’immagine precisa: l’Europa che conta prova a riorganizzarsi attorno all’Ucraina, mentre la guerra entra in una fase in cui diplomazia, armi e garanzie di sicurezza si intrecciano più che mai. Ma proprio questa fotografia rende ancora più evidente il dato politico per Roma: nel tavolo dove si discute il futuro dell’Ucraina e della sicurezza europea, l’Italia non era seduta.







