Vannacci all’assalto dei delusi del M5S: il suo centro studi scrive a Beppe Grillo e apre un nuovo fronte contro Giuseppe Conte

Roberto Vannacci

Roberto Vannacci cambia bersaglio. Dopo aver svuotato la Lega, messo sotto pressione Fratelli d’Italia e trasformato Futuro Nazionale nel quinto partito italiano, ora tenta l’incursione più spregiudicata: conquistare i delusi del Movimento 5 Stelle. Il primo ponte porta direttamente a Beppe Grillo, fondatore ormai separato politicamente da Giuseppe Conte e ancora capace di rappresentare, almeno simbolicamente, quella rivolta contro il sistema che nel 2013 travolse la politica italiana.

A scrivergli è Luca Sforzini, presidente di Rinascimento nazionale, il centro studi che gravita attorno al partito del generale. La lettera aperta invita Grillo a un confronto e sostiene che tra il primo grillismo e Futuro Nazionale esistano punti di contatto sufficienti per aprire un dialogo. La missiva, assicura Sforzini, è già arrivata al destinatario. Adesso il mondo vannacciano aspetta una risposta.

Vannacci cerca voti fuori dalla destra e punta alla vecchia rabbia grillina

L’operazione non nasce dalla nostalgia per il Movimento delle origini, ma da un calcolo politico preciso. Futuro Nazionale cresce, ha già superato la Lega e in alcune rilevazioni raggiunge il 7,6%, a pochi decimali da Forza Italia. Il nuovo partito raccoglie soprattutto voti nel centrodestra, ma per arrivare alla doppia cifra deve allargare il proprio campo e convincere anche una parte dell’elettorato che non si riconosce nella tradizionale divisione tra destra e sinistra.

Il bacino individuato da Sforzini comprende chi aveva creduto nel primo Movimento 5 Stelle come strumento di rivolta contro i partiti, la burocrazia, le élite e il professionismo della politica, ma non si riconosce più nella leadership di Conte e nel progressivo avvicinamento al Partito democratico. Lo scontro esploso tra Grillo e l’attuale presidente del M5S ha offerto l’occasione per accelerare un progetto al quale il centro studi lavorava già da tempo.

Futuro Nazionale prova quindi a presentarsi come il nuovo contenitore della protesta antisistema. Non propone una fusione né un’alleanza formale con il Movimento, ma tenta di recuperare il linguaggio e alcune pulsioni del grillismo originario: la denuncia della distanza tra cittadini e istituzioni, l’attacco alle classi dirigenti autoreferenziali, il rifiuto dei recinti imposti dai partiti e la promessa di rappresentare il “Paese reale”.

La lettera a Grillo: «Non liquidate il primo Movimento come folklore»

Nel testo indirizzato al fondatore del M5S, Sforzini parte da una domanda: che cosa rappresentò davvero il grillismo delle origini? La risposta individua nel primo Movimento una frattura politica e sociale molto più profonda di una semplice avventura elettorale. Milioni di italiani, sostiene il presidente di Rinascimento nazionale, non votarono soltanto una novità, ma una ribellione contro una classe politica percepita come chiusa, una burocrazia invasiva e un sistema mediatico incapace di rappresentare il Paese.

Sforzini non risparmia critiche alle scelte compiute successivamente dal Movimento. Nei giorni precedenti aveva parlato apertamente del fallimento della decrescita, dell’anti-occidentalismo e della teoria dell’«uno vale uno», sostenendo che il Palazzo avesse finito per divorare il M5S. Allo stesso tempo, però, invita a non considerare il grillismo una parentesi folkloristica, perché il disagio che lo generò non è mai scomparso.

L’offerta politica contiene anche un limite preciso. Futuro Nazionale accetta il confronto, ma non intende recuperare l’orizzontalismo grillino né l’idea che ogni cittadino possa sostituire competenza e classe dirigente. Il generale costruisce un partito verticale, guidato da una leadership forte e fondato su una selezione dichiaratamente meritocratica. L’obiettivo non consiste quindi nel copiare il Movimento, ma nel prenderne la spinta originaria e inserirla dentro una struttura opposta.

Russia, Ucraina e anti-establishment: il terreno comune più controverso

Il punto di contatto più esplicito riguarda la guerra tra Russia e Ucraina. Sforzini parla apertamente di una visione comune, richiamando le posizioni critiche assunte da Grillo e da una parte dell’elettorato pentastellato verso gli aiuti militari a Kiev e l’allineamento occidentale. È il terreno sul quale Vannacci può provare a parlare contemporaneamente alla destra filorussa, all’astensionismo e a settori del vecchio populismo grillino.

L’operazione presenta però una contraddizione evidente. Futuro Nazionale sostiene una destra identitaria, nazionalista e radicale, mentre il primo Movimento raccoglieva elettori provenienti da storie politiche molto diverse e rifiutava formalmente la collocazione nei due schieramenti. Proprio questa distanza rende l’appello a Grillo politicamente esplosivo: Vannacci non cerca un accordo con il M5S di Conte, ma prova a sottrargli una parte della sua memoria e del suo popolo.

Nel racconto del centro studi, Lega delle origini, primo grillismo e Futuro Nazionale condividerebbero la stessa sorte: prima intercettano un disagio reale, poi il sistema li delegittima attraverso etichette e cordoni sanitari. La tesi consente al generale di presentarsi non soltanto come il leader della destra più dura, ma come l’ultimo interprete di una lunga ribellione contro l’establishment.

Grillo tace, ma l’obiettivo vero sono gli elettori di Conte

La risposta del garante non è ancora arrivata e potrebbe anche non arrivare mai. L’invito al Castello Sforzini, tuttavia, ha già raggiunto il proprio primo obiettivo: mostrare ai delusi del Movimento che esiste una forza pronta ad accoglierli. La lettera parla formalmente a Grillo, ma si rivolge soprattutto a chi non vuole seguire Conte nel campo largo e considera esaurita la promessa di cambiamento dei Cinque Stelle.

Vannacci tenta così una manovra che fino a pochi mesi fa sarebbe sembrata impensabile. Dopo aver costruito il proprio consenso sulla destra della coalizione, vuole trasformare Futuro Nazionale in un partito populista capace di pescare oltre i confini tradizionali. Non più soltanto ex leghisti, elettori radicali di Fratelli d’Italia e nostalgici della destra dura, ma anche astensionisti, grillini delle origini e cittadini convinti che il sistema politico non abbia risolto nessuno dei problemi denunciati quindici anni fa.

La crescita nei sondaggi alimenta l’ambizione. Sforzini sostiene che il partito raggiungerà presto la doppia cifra e rivendica la volontà di parlare alle masse, non alle nicchie. Per riuscirci, però, Vannacci deve trasformare una raccolta di rabbie diverse in una proposta politica coerente. La lettera a Grillo rappresenta il primo tentativo: prendere il “Vaffa”, spostarlo a destra e usarlo contro Conte, Salvini e Meloni insieme.