Vannacci conquista anche le caserme? Dai nostalgici ai militari delusi, il generale Fioravanti: «Il 15% potrebbe seguirlo»

Roberto Vannacci

Quanto pesa Roberto Vannacci nelle caserme italiane? È una domanda che comincia a circolare con insistenza mentre Futuro Nazionale prova a trasformare la popolarità dell’ex generale in una forza politica organizzata. Una risposta certa non esiste: non ci sono sondaggi sul consenso al nuovo partito tra uomini e donne delle Forze armate. Ma c’è chi, conoscendo quel mondo dall’interno, azzarda una stima tutt’altro che trascurabile.

A farlo è il generale Maurizio Fioravanti, già comandante della Folgore e dei reparti speciali, che individua una possibile quota di simpatizzanti vicina a quella attribuita dai sondaggi a Futuro Nazionale nel Paese: circa il 15 per cento.

«Mi è difficile quantificare quanti siano con Vannacci. Credo che rispecchino la quota attribuita dai sondaggi a Futuro Nazionale: intorno al 15 per cento», spiega Fioravanti. Una valutazione, dunque, e non una rilevazione statistica. Ma sufficiente a riaccendere il dibattito sulla capacità dell’ex generale di intercettare il malcontento di una parte del personale in uniforme.

Chi sono i militari che potrebbero guardare a Vannacci

Secondo Fioravanti, il bacino non sarebbe composto soltanto dai nostalgici della destra più radicale. Dentro ci sarebbe un universo molto più eterogeneo: militari delusi dalla propria carriera, uomini provenienti da precedenti esperienze elettorali nel Movimento 5 Stelle, elettori di destra e personale che si sente trascurato dalla politica.

«Sono militari che manifestano il malcontento per la carriera che non hanno avuto; altri che votavano 5 Stelle o a destra», sostiene il generale. Ma aggiunge immediatamente un punto fondamentale: si tratterebbe comunque di «una minoranza» e la politica dovrebbe restare fuori dalle Forze armate, «un’istituzione al servizio del Paese».

Un primo caso concreto, intanto, esiste. Il capitano dell’Aeronautica Antonsergio Belfiori, assegnato al Terzo Stormo di Villafranca, ha partecipato alla nascita della sede locale di Futuro Nazionale ed è salito sul palco della Costituente del partito. Belfiori, con un passato nell’attività sindacale militare, ha puntato proprio sul disagio economico del personale, parlando di uomini della sicurezza ai quali «non bastano più le pacche sulle spalle» e del rischio di vedere militari e agenti trasformarsi nella «nuova classe povera del Paese».

Il caso Paglia e il possibile boomerang per Vannacci

Il rapporto tra Vannacci e il mondo militare, però, è tutt’altro che lineare. Un episodio avrebbe anzi raffreddato diverse simpatie: le minacce rivolte a Gianfranco Paglia, colonnello dei paracadutisti e medaglia d’oro al valor militare, rimasto gravemente ferito nel 1993 durante la battaglia del check point Pasta a Mogadiscio.

Secondo il generale Vincenzo Camporini, già capo di Stato maggiore della Difesa e dell’Aeronautica, quella vicenda avrebbe «alienato molte simpatie» a Vannacci proprio perché Paglia gode di enorme considerazione negli ambienti militari, sia per quanto accaduto in Somalia sia per il successivo impegno in favore dei diritti delle persone con disabilità.

Camporini è molto prudente anche sull’idea di un’ondata vannacciana nelle caserme: «La mia esperienza non mi ha mai fatto percepire il sostegno a movimenti autoritari. Ho passato una vita in divisa e non ci sono mai state pulsioni di questo tipo».

La battaglia sulla Folgore: «Non è di nessun partito»

Il terreno simbolicamente più delicato è inevitabilmente la Folgore, la brigata paracadutisti comandata in passato dallo stesso Vannacci. Il movimento dell’ex generale viene spesso associato proprio a quel mondo, ma diversi alti ufficiali hanno reagito con durezza a qualsiasi tentativo di trasformare i reparti militari in terreno di conquista politica.

Quando Gianni Alemanno ha definito la Folgore la «quintessenza della destra italiana», la replica più netta è arrivata dal capo di Stato maggiore dell’Esercito Carmine Masiello, anche lui paracadutista: «Quell’unità dell’Esercito, come tutto l’Esercito, non è quintessenza di nessuno. Noi siamo la quintessenza della Patria, la quintessenza dei valori della Costituzione su cui avete giurato».

Una linea condivisa anche da Marco Bertolini, ex comandante della Folgore e inizialmente considerato vicino alle posizioni di Vannacci, che ha annullato un evento dell’Associazione nazionale paracadutisti con l’ex generale richiamando le finalità apartitiche dell’organizzazione.

Il vero terreno di conquista è il malcontento

È probabilmente qui che si giocherà la partita. Più che su una presunta politicizzazione delle Forze armate, Vannacci potrebbe puntare sul disagio di chi indossa una divisa e ritiene di ricevere poco in cambio: stipendi, pensioni, prospettive di carriera, riconoscimento sociale e condizioni di lavoro.

Un giovane maresciallo citato da Repubblica sintetizza il timore: il richiamo della «destra-destra» potrebbe diventare forte e convergere sugli slogan di Vannacci, soprattutto se gli altri partiti continueranno a trascurare «cittadini in uniforme che spesso si sentono sfruttati e abbandonati».

Il 15 per cento, dunque, non fotografa il voto delle caserme e non può essere presentato come un dato acquisito. È la stima di un generale che quel mondo lo conosce bene. Ma racconta comunque un fenomeno politico che merita attenzione: Vannacci prova a parlare anche alla pancia delle Forze armate, mentre i vertici militari alzano un muro molto chiaro. La divisa appartiene allo Stato, non ai partiti.