Un Donbass trasformato in una zona franca, con il ritiro delle truppe ucraine e russe e un’amministrazione affidata a terzi. È uno dei punti più delicati del nuovo tentativo americano di riaprire il negoziato tra Mosca e Kiev dopo quattro anni e mezzo di guerra.
Donald Trump ha annunciato che i suoi inviati Steve Witkoff e Jared Kushner porteranno a Mosca «una proposta concreta per far finire la guerra». I dettagli restano in gran parte riservati, ma una traccia del possibile accordo emerge dal documento che Volodymyr Zelensky ha definito una «pagina di idee», preparato il 25 agosto insieme agli Stati Uniti e ai partner europei.
Tre i capitoli principali: cessate il fuoco, futuro rapporto dell’Ucraina con Nato e Unione Europea e soluzione territoriale per il Donbass.
Il Donbass «zona franca» e il ritiro degli eserciti
Il passaggio destinato a provocare le maggiori resistenze riguarda il territorio del Donetsk che l’esercito russo non è ancora riuscito a conquistare. Si tratta di circa un quinto della regione e comprende centri strategici come Kramatorsk e Sloviansk.
L’ipotesi americana prevede che questa fascia possa diventare una free economic zone amministrata da soggetti terzi. L’Ucraina ritirerebbe le proprie forze senza riconoscere giuridicamente la sovranità russa sul territorio. Zelensky pone però una condizione precisa: anche Mosca dovrebbe arretrare le proprie truppe.
Una formula che permetterebbe di congelare almeno temporaneamente la questione territoriale, evitando a Kiev di riconoscere formalmente le annessioni russe.
È proprio questo, tuttavia, uno degli ostacoli maggiori. Vladimir Putin considera il Donbass parte della Federazione Russa e negli ultimi mesi Mosca avrebbe puntato a conquistare militarmente l’intera regione del Donetsk prima di affrontare una nuova trattativa.
Kiev fuori dalla Nato, ma con garanzie simili all’articolo 5
Il secondo grande nodo riguarda la sicurezza futura dell’Ucraina. Trump non sembra intenzionato ad aprire le porte della Nato a Kiev e anche Zelensky appare ormai consapevole che l’adesione all’Alleanza Atlantica difficilmente potrà entrare nell’accordo.
L’Ucraina chiede però qualcosa che possa sostituirla: garanzie occidentali vincolanti in caso di una nuova aggressione russa, costruite sul modello dell’articolo 5 della Nato, che considera un attacco contro uno Stato membro come un attacco contro tutti.
Mosca parte da una posizione opposta. Il Cremlino continua a chiedere la neutralità permanente dell’Ucraina, l’esclusione definitiva dalla Nato e limitazioni alla consistenza delle sue forze armate.
Su quest’ultimo punto Kiev e i governi europei non intendono concedere molto: considerano infatti un esercito ucraino numeroso e ben armato la prima garanzia contro una futura offensiva russa.
Mosca intensifica gli attacchi, Kiev teme una nuova offensiva
Il negoziato riparte mentre sul campo la guerra continua. La Russia ha intensificato gli attacchi sfruttando le difficoltà della contraerea ucraina e l’impiego crescente dei nuovi droni dotati di motore a reazione, più veloci e difficili da intercettare rispetto agli Shahed tradizionali.
Secondo i dati riportati da Repubblica, Mosca ne avrebbe lanciati circa 300 a giugno, 1.500 a luglio e 2.800 ad agosto.
L’intelligence ucraina resta quindi molto prudente sulle reali intenzioni del Cremlino. Il generale Pavlo Palisa, vice capo dell’ufficio presidenziale di Zelensky, sostiene che i vertici militari russi abbiano ricevuto l’ordine di elaborare nuovi scenari offensivi verso Kiev e Chernihiv.
Putin, inoltre, ha finora respinto l’ipotesi avanzata dalla Casa Bianca di un vertice trilaterale con Trump e Zelensky.
Zaporizhzhia e la smilitarizzazione: tutti gli ostacoli all’accordo
La missione di Witkoff e Kushner arriva dopo la visita a Mosca del direttore della Cia John Ratcliffe, avvenuta il 25 agosto, e dovrebbe verificare quanto spazio esista davvero per una trattativa.
Oltre al cessate il fuoco e al futuro del Donbass, restano aperti altri dossier potenzialmente esplosivi: il numero massimo di uomini e mezzi consentiti all’esercito ucraino, l’esclusione permanente di Kiev dalla Nato e soprattutto il futuro della centrale nucleare di Zaporizhzhia, attualmente controllata dalle forze russe.
Dopo quattro anni e mezzo di guerra, il problema resta quello che ha fatto naufragare quasi tutti i precedenti tentativi diplomatici: trovare una formula sui territori occupati che Kiev possa accettare senza riconoscere le annessioni e Mosca possa accettare senza rinunciare alle proprie pretese territoriali.
La nuova proposta americana prova a superare l’impasse congelando almeno una parte del Donbass e rinviando la questione della sovranità. Resta da capire se Putin considererà questa volta il compromesso più conveniente della prosecuzione della guerra.







