Roberto Vannacci adesso fa davvero paura al centrodestra. Perché il suo progetto politico smette di essere soltanto un fenomeno mediatico e inizia a trasformarsi in una macchina capace di portarsi via pezzi interi di Lega, Fratelli d’Italia e Forza Italia. E il laboratorio più esplosivo è la Lombardia.
Domani al Pirellone nascerà ufficialmente il gruppo regionale di Futuro Nazionale, il nuovo soggetto politico legato al generale eurodeputato che da mesi agita gli equilibri della destra italiana. E non si tratta più di semplici simpatizzanti o militanti di provincia. Stavolta a muoversi sono consiglieri regionali, ex assessori, dirigenti storici e parlamentari navigati.
Il colpo al Pirellone
Il primo nome pesante è quello di Pietro Macconi, meloniano eletto in Lombardia e considerato vicino all’area dei La Russa, in particolare alla corrente che fa riferimento a Romano La Russa. Un passaggio che nel centrodestra lombardo viene letto come un segnale politico enorme.
Con lui arriva anche Luca Daniel Ferrazzi, veterano della politica regionale lombarda, eletto nel 2023 con la lista civica di Letizia Moratti. Dopo l’uscita dai morattiani era diventato capogruppo del Misto al Pirellone. Ora il salto verso Vannacci.
Due ingressi che certificano una cosa: Futuro Nazionale non è più soltanto un movimento identitario costruito attorno alla figura del generale. Sta diventando un contenitore capace di attrarre amministratori, consiglieri e pezzi di apparato in fuga dai partiti tradizionali.
La campagna acquisti del generale
E infatti la partita non si fermerà qui. L’obiettivo dichiarato dei “futuristi” è allargare subito la pattuglia in vista dell’assemblea costituente convocata a Roma il 13 e 14 giugno.
Nelle ultime settimane il movimento ha già iniziato a pescare in profondità dentro il centrodestra lombardo. A Milano è arrivato Massimiliano Bastoni, ex leghista passato da Forza Italia. A Bresso hanno aderito Cheyenne Pagano e il padre Mario Pagano, storico dirigente forzista locale.
Ma il colpo più clamoroso è arrivato pochi giorni fa con Laura Ravetto. Ex volto storico berlusconiano, poi transitata nella Lega, la parlamentare rappresenta uno dei nomi più conosciuti a scegliere la strada di Vannacci.
Il problema per Meloni, Salvini e Tajani
Il punto vero è politico. Perché Vannacci sta facendo quello che nessuno nel centrodestra immaginava davvero possibile: diventare un polo di attrazione trasversale per delusi, sovranisti, identitari e amministratori convinti che Lega, Fratelli d’Italia e Forza Italia abbiano perso il contatto con una parte del loro elettorato più radicale.
E la Lombardia è il terreno perfetto. Qui si misura il potere reale della destra italiana. Qui si costruiscono correnti, reti territoriali, candidature e carriere politiche. Se Vannacci riesce a mettere radici al Pirellone, il suo progetto smette definitivamente di essere folklore politico.
La strategia del “partito anti-sistema” dentro il sistema
Paradossalmente la forza di Vannacci sta proprio qui: presentarsi come anti-sistema mentre porta dentro di sé pezzi del sistema politico tradizionale. Ex assessori regionali, consiglieri, parlamentari, dirigenti di partito. Non outsider veri, ma professionisti della politica che scelgono però una narrazione da rottura totale.
Ed è questo che spaventa gli alleati di governo. Perché Futuro Nazionale rischia di diventare una calamita per quell’elettorato di destra arrabbiato, identitario e anti-establishment che Salvini fatica a trattenere e che Meloni deve continuamente bilanciare con il ruolo istituzionale da premier.
Il sospetto, dentro il centrodestra, è che il generale stia preparando qualcosa di molto più grande di un semplice movimento d’opinione. E ogni nuovo ingresso al Pirellone rende questa ipotesi un po’ meno fantascientifica.







