Donald Trump continua a dire di essere “più giovane che mai”. Lo ripete sui social, lo rilancia con post ossessivi, lo trasforma in slogan politico. Ma oggi il presidente degli Stati Uniti, che tra venti giorni compirà 80 anni, tornerà all’ospedale militare Walter Reed per la terza visita medica in tredici mesi. Troppe per non accendere domande. Troppe, soprattutto, per un leader che ha costruito buona parte della propria immagine sulla forza fisica, sull’energia inesauribile e sul confronto impietoso con il “vecchio” Joe Biden.
La Casa Bianca insiste: Trump gode di salute eccellente. Il medico presidenziale, capitano Sean Barbabella, lo ha ribadito anche dopo gli ultimi controlli. Eppure la frequenza delle visite, l’appuntamento non annunciato di due settimane fa per una presunta “routine dentale”, le caviglie gonfie, i lividi sul dorso delle mani e alcuni momenti di evidente stanchezza durante eventi pubblici hanno riaperto il dossier più delicato della politica americana: quanto sta davvero bene il presidente?
La terza visita al Walter Reed e i dubbi sulla salute
L’ultimo check-up annuale risale ad aprile dell’anno scorso. Allora Trump disse di aver “superato brillantemente” il test cognitivo e la Casa Bianca diffuse una nota in cui parlava di condizioni fisiche eccellenti. Poi, a ottobre, nuovo passaggio al Walter Reed per un “controllo programmato”. A dicembre, un’altra ammissione: il presidente si era sottoposto a una Tac per approfondire la salute cardiovascolare e addominale. Ogni volta la comunicazione ufficiale ha seguito lo stesso schema: tutto bene, nessun allarme, presidente in perfetta forma. Ma la scarsità di dettagli non ha spento i sospetti.
Lividi, caviglie gonfie e il fantasma di “Sleepy Don”
Da mesi sui social circolano filmati e immagini delle mani di Trump, spesso segnate da lividi che secondo alcuni verrebbero coperti con il trucco. Altre immagini mostrano caviglie gonfie, compatibili con l’insufficienza venosa cronica diagnosticata l’anno scorso. La Casa Bianca ha assicurato che, nonostante la diagnosi, la salute cardiovascolare del presidente resta “eccellente”.
Ma il problema ormai è anche politico. Trump aveva costruito la demolizione di Biden proprio sull’età, sulle gaffe, sull’incertezza nei movimenti e sull’etichetta di “Sleepy Joe”. Ora i suoi avversari provano a ribaltare il marchio: “Sleepy Don”.
La Casa Bianca prova a blindare il racconto
Per respingere l’idea di un presidente affaticato, il direttore della comunicazione Steven Cheung ha pubblicato messaggi sulle lunghe giornate di lavoro di Trump, impegnato nei negoziati con l’Iran. “Non si ferma, non rallenta”, ha scritto. Robert Kennedy, segretario alla Sanità, ha perfino sostenuto che dalle cartelle cliniche Trump mostrerebbe “il più alto livello di testosterone mai visto in una persona sopra i 70 anni”.
Una difesa quasi muscolare, che però rischia di ottenere l’effetto contrario. Più la Casa Bianca insiste sulla forza del presidente, più ogni visita medica, ogni livido e ogni immagine incerta diventano materiale politico. Il punto non è stabilire una diagnosi da fuori. Il punto è la trasparenza. Trump governa la prima potenza mondiale, affronta guerre, crisi economiche e negoziati globali. A quasi 80 anni, la sua salute non è un dettaglio privato. È un tema di sicurezza politica. E il silenzio, in questi casi, non rassicura: fa rumore.







