Villa Certosa allo sceicco Al Thani, il fisco incassa il tesoro dei Berlusconi: allo Stato fino a 55 milioni

La vendita di Villa Certosa allo sceicco Al Thani non è soltanto il passaggio di mano di una delle residenze più celebri e discusse d’Italia. È anche un’operazione destinata a produrre un incasso rilevante per il fisco italiano. Se l’affare andrà in porto alle cifre circolate, Giorgia Meloni e Giancarlo Giorgetti potranno mettere a bilancio una somma vicina ai 55 milioni di euro, frutto della tassazione sulla plusvalenza realizzata dalla società controllata dai figli di Silvio Berlusconi.

Il prezzo indicato per la villa sarda è di circa 350 milioni di euro. L’acquirente sarebbe un esponente della famiglia reale del Qatar, lo sceicco Al Thani. Secondo le prime stime ricavate dal bilancio 2025 di Idra Immobiliare, società del gruppo Fininvest-Berlusconi proprietaria di Villa Certosa, l’operazione potrebbe generare una plusvalenza intorno ai 200 milioni di euro.

È su quella cifra che scatterebbe il conto fiscale. L’erario incasserebbe complessivamente 55,8 milioni di euro: 48 milioni di Ires e 7,8 milioni di Irap. Una somma che potrebbe però arrivare non tutta in una volta, perché i figli di Berlusconi e i manager del gruppo avrebbero la possibilità di chiedere una rateizzazione fino a un massimo di quattro anni.

Il tesoro fiscale nascosto nella villa sarda

Villa Certosa, negli anni, è stata molto più di una residenza privata. È diventata un luogo politico, mondano, diplomatico, simbolico. Nelle sue stanze e nei suoi giardini sono passati capi di Stato, leader internazionali, ospiti illustri, amici di famiglia. La villa in Sardegna ha rappresentato per decenni una delle immagini più riconoscibili del potere berlusconiano, tra incontri riservati, fotografie diventate iconiche e racconti su una proprietà fuori scala, completa anche del celebre vulcano finto.

Ora quella stessa proprietà può trasformarsi in un’entrata importante per lo Stato. Il meccanismo è semplice: se la vendita avviene a un prezzo molto superiore al valore contabile del bene, la società venditrice realizza una plusvalenza. E su quella plusvalenza paga le imposte.

Nel caso di Villa Certosa, il valore di bilancio al 31 dicembre 2025 di tutti gli immobili e i terreni di Idra Immobiliare era pari a 270,885 milioni di euro. In quel perimetro, però, non rientra soltanto la residenza sarda. La società possiede anche Villa San Martino ad Arcore e altri immobili a Roma, Milano e in Sardegna. Proprio per questo, considerando il prezzo di vendita stimato in 350 milioni, la plusvalenza attribuibile alla cessione della reggia sarda viene calcolata in almeno 200 milioni.

Idra Immobiliare, i conti della cassaforte delle ville

Idra Immobiliare è la società che custodisce alcune delle proprietà più note del patrimonio immobiliare legato alla famiglia Berlusconi. Oltre a Villa Certosa, possiede Villa San Martino ad Arcore, simbolo della storia personale e politica del fondatore di Fininvest e Forza Italia, insieme ad appartamenti soprattutto a Milano Due e in Sardegna.

Il bilancio 2025 racconta una società con ricavi in crescita, ma ancora in perdita. I ricavi sono saliti a 4,171 milioni di euro, rispetto ai 2,18 milioni del 2024, grazie ai maggiori canoni di affitto riscossi. Il risultato finale, però, resta negativo: perdita di 13,268 milioni di euro. Un dato comunque migliore rispetto all’anno precedente, quando il rosso era stato di 20,93 milioni.

Sul bilancio pesa anche l’indebitamento. Idra Immobiliare registra 117,581 milioni di euro di debiti, in gran parte verso il gruppo Fininvest. Numeri che spiegano quanto la gestione di un patrimonio di questo tipo abbia costi molto elevati, soprattutto quando riguarda proprietà di dimensioni eccezionali come Villa Certosa e Villa San Martino.

Quanto costava mantenere Villa Certosa

La vendita della residenza sarda chiuderebbe anche la stagione dei costi milionari legati alla sua manutenzione. Nel 2025, quasi solo per le due ville appartenute a Silvio Berlusconi, Idra Immobiliare ha speso 2,123 milioni di euro per «manutenzioni e riparazioni», 2,87 milioni per «servizi di giardinaggio» e 1,584 milioni per «servizi di vigilanza, pulizia e smaltimento rifiuti».

Sono cifre che danno la misura della complessità di gestione di proprietà nate per rappresentare un certo modello di ricchezza, potere e visibilità. Non semplici case, ma strutture monumentali, con parchi, impianti, servizi di sicurezza, manutenzioni continue e personale dedicato.

Nel bilancio compare anche un investimento da 75.994 euro per un impianto di dissalazione dell’acqua marina a servizio di Villa Certosa. L’Imu pagata per tutte le proprietà della società è stata invece pari a 259 mila euro.

L’operazione e la possibile rateizzazione

Se la plusvalenza stimata intorno ai 200 milioni verrà confermata, il fisco italiano potrà incassare 55,8 milioni di euro. La somma deriva dalla combinazione di Ires e Irap: 48 milioni per la prima imposta, 7,8 milioni per la seconda.

Resta però il nodo dei tempi. La normativa consentirebbe alla società di chiedere una rateizzazione fino a quattro anni. In quel caso, dal 2027 al 2030, l’erario incasserebbe rate annuali da 11,160 milioni di euro.

Per il governo, l’effetto politico sarebbe comunque evidente: la vendita di uno dei simboli del patrimonio berlusconiano porterebbe nelle casse dello Stato una cifra significativa. Per la famiglia Berlusconi, invece, l’operazione segnerebbe la monetizzazione di un bene iconico, ma anche costoso da mantenere.

Villa Certosa, da luogo del potere privato e delle relazioni internazionali dell’era berlusconiana, potrebbe così diventare un affare fiscale per lo Stato italiano. Un passaggio che chiude simbolicamente una stagione e ne apre un’altra: quella in cui la reggia sarda, con i suoi giardini, la sua storia e il suo vulcano finto, smette di essere un emblema familiare e diventa una maxi plusvalenza da tassare.