Napoli, psicodramma dopo il 4-1 col Porto: Lucca manda a quel paese De Bruyne, Politano accusa i compagni e Allegri perde il controllo

CALCIO SERIE A

Quattro gol incassati dal Porto, una lite furibonda tra compagni davanti alle telecamere e Matteo Politano che, dopo la partita, perde la pazienza e chiede agli altri giocatori di assumersi le proprie responsabilità. Il Napoli esce dalla Champions League con una sconfitta per 4-1 che lascia macerie ben più pesanti del risultato.

Perché mentre Massimiliano Allegri cerca di capire come rimettere insieme una squadra che si sgretola alla prima difficoltà, Lorenzo Lucca e Kevin De Bruyne decidono di regolare i conti direttamente sul terreno di gioco. E il presidente Aurelio De Laurentiis si ritrova davanti a una crisi che chiama in causa anche la costruzione della rosa.

La scena più imbarazzante arriva all’82’, quando il Porto ha già indirizzato la partita e il Napoli prova inutilmente a costruire un’azione offensiva. De Bruyne rimprovera Lucca per un movimento sbagliato, l’attaccante reagisce e tra i due comincia un confronto a gesti plateali. Il particolare più incredibile è che Lucca è entrato in campo appena un minuto prima, all’81’, al posto di Politano. Gli è bastato il tempo di partecipare a un’azione per finire ai ferri corti con uno dei giocatori più titolati della squadra.

Lucca contro De Bruyne: «Perché parli? Perché parli? Vaffanculo»

Le telecamere riprendono il battibecco vicino all’area di rigore del Porto. De Bruyne gesticola, indica al compagno il movimento che avrebbe dovuto compiere e non nasconde la propria irritazione per l’occasione sfumata. Lucca, invece di ascoltare il rimprovero, risponde a muso duro.

La ricostruzione televisiva attribuisce all’attaccante una frase inequivocabile: «Perché parli? Perché parli? Vaffanculo». Una risposta che racconta il livello di tensione raggiunto dalla squadra. Da una parte c’è De Bruyne, abituato a giocare ai massimi livelli europei e a pretendere precisione nei movimenti e nelle scelte. Dall’altra Lucca, attaccante che fatica a trovare continuità e che evidentemente non gradisce le lezioni impartite dal compagno.

Il confronto avviene sotto gli occhi di tutti, mentre il Napoli dovrebbe preoccuparsi di limitare i danni di una serata già disastrosa. I commentatori Sandro Piccinini e Massimo Ambrosini non ignorano l’episodio: «È stata una scena non bella da vedere. Nervosismo in casa Napoli». Una descrizione persino generosa per due giocatori che, anziché cercare una soluzione offensiva, finiscono per litigare in mondovisione.

Tra De Bruyne e Lucca la tensione viene da lontano

Quello di Porto non rappresenta il primo episodio di attrito tra i due calciatori. Già a ottobre, dopo Venezia-Napoli, un gesto del belga aveva alimentato discussioni sul rapporto con il centravanti.

De Bruyne aveva sbagliato un calcio di rigore e Lucca gli si era avvicinato per consolarlo. Il belga aveva però proseguito verso gli spogliatoi senza rivolgergli attenzione. Un episodio che aveva provocato critiche nei confronti dell’ex Manchester City, accusato di mostrare poca pazienza verso i compagni meno esperti.

La differenza tecnica tra i due è evidente, ma non basta a giustificare qualsiasi atteggiamento. Un campione del livello di De Bruyne può pretendere molto dai compagni, soprattutto durante una partita importante, ma deve anche saper gestire la frustrazione. Allo stesso modo, Lucca può non condividere un rimprovero, ma rispondere con un insulto davanti alle telecamere non contribuisce certo a migliorare la situazione.

Il problema, per Allegri, non è stabilire chi abbia ragione in un singolo battibecco. È impedire che una tensione ormai evidente comprometta ulteriormente i rapporti all’interno dello spogliatoio.

Politano esplode dopo la disfatta: «Perché dobbiamo metterci la faccia sempre noi italiani?»

Se la lite tra Lucca e De Bruyne fotografa il nervosismo in campo, le parole di Matteo Politano raccontano il malessere che accompagna la squadra anche fuori dal terreno di gioco.

L’esterno azzurro si presenta davanti ai microfoni e non nasconde la propria irritazione. «Ci metto sempre la faccia, vorrei venisse qualche altro compagno a dare spiegazione, non sempre noi italiani. Ma va bene così, ci metto la faccia».

Una frase pesante, perché sposta l’attenzione dalla sconfitta alla distribuzione delle responsabilità nello spogliatoio. Politano non indica nomi, ma lascia intendere che alcuni compagni preferiscano sottrarsi al confronto pubblico nei momenti difficili.

Poi prova a chiarire il significato delle sue parole: «La mia non è un attacco contro nessuno, siamo col mister ma stiamo faticando». Una precisazione che non cancella il contenuto dello sfogo. Quando un giocatore sente il bisogno di ricordare che non possono essere sempre gli stessi a spiegare le sconfitte, significa che qualcosa nei meccanismi interni della squadra non funziona più come dovrebbe.

Quattro gol dal Porto e una difesa allo sbando: «Ci manca cattiveria»

Politano entra anche nel merito della partita e individua alcuni errori che hanno trasformato una gara complicata in una disfatta. «Nel primo tempo abbiamo avuto un buon approccio, ci stavamo comportando bene e avevamo trovato il pareggio. Potevamo sfruttare meglio qualche situazione, poi abbiamo preso due gol su tre calci d’angolo con un atteggiamento che non possiamo mantenere».

La fragilità sulle palle inattive rappresenta soltanto una parte del problema. Il Napoli continua a perdere efficacia con il passare dei minuti e fatica a reagire quando gli avversari aumentano la pressione.

«Ce lo siamo chiesti anche noi perché subiamo così tanto nell’ultima mezz’ora, non è questione di tattica perché siamo dietro il pallone, manca la cattiveria per fare gol. C’è poca sensazione di pericoloso, appena lasci uno spazio ti fanno male». L’esterno azzurro descrive una squadra che non riesce a trasformare il possesso e le occasioni in pericoli concreti, mentre concede troppo agli avversari.

E non cerca attenuanti neppure davanti al risultato: «Dobbiamo capire che un conto è perdere 2-1 e un conto è prenderne 4. C’è da farsi un esame di coscienza tutti quanti e andare avanti».

Allegri deve ricostruire il Napoli, ma De Laurentiis finisce sotto accusa

La sconfitta contro il Porto mette Massimiliano Allegri davanti a una situazione che va oltre gli aggiustamenti tattici. Il tecnico deve recuperare energie, fiducia e soprattutto compattezza in un gruppo che manifesta apertamente segnali di insofferenza.

Politano ribadisce che i giocatori sostengono l’allenatore, ma ammette le difficoltà e richiama il problema degli infortuni. La speranza è recuperare alcuni elementi e ritrovare continuità in campionato.

Il discorso, però, coinvolge inevitabilmente anche Aurelio De Laurentiis. Le scelte di mercato e la composizione della rosa tornano al centro delle critiche, soprattutto per il peso dei calciatori più esperti e per la capacità della squadra di reggere una stagione impegnativa su più fronti.

L’esperienza di giocatori come De Bruyne dovrebbe rappresentare una risorsa, non trasformarsi in un ulteriore motivo di tensione. E l’inserimento di un attaccante come Lucca dovrebbe offrire alternative offensive, non produrre discussioni dopo sessanta secondi dal suo ingresso. Il presidente dovrà interrogarsi sulla sostenibilità tecnica di una squadra che, almeno in questa fase, sembra accusare la fatica più degli avversari.

Le scuse di Politano ai tifosi e il malessere di uno spogliatoio

Nelle ultime parole di Politano c’è tutta l’amarezza di una serata che il Napoli avrebbe voluto vivere diversamente. «Non so dare una risposta in questo momento, sono abbastanza incazzato. C’è dispiacere, chiedo scusa ai tifosi e alle persone a casa, più di questo non posso dire». Il centrocampista chiede un esame di coscienza collettivo, mentre Allegri deve preparare immediatamente il prossimo impegno di campionato.

Ma le immagini di Lucca che manda a quel paese De Bruyne e le dichiarazioni di Politano rischiano di pesare più dei quattro gol subiti. Perché una sconfitta europea può trovare spiegazioni tecniche, fisiche e tattiche. Quando invece i giocatori cominciano a litigare pubblicamente e a rimproverarsi persino chi debba presentarsi davanti ai giornalisti, il problema riguarda anche la tenuta del gruppo. Per il Napoli, adesso, la partita più difficile potrebbe essere proprio quella da giocare nello spogliatoio.