Conte sfida Schlein e archivia il «woke»: il leader M5S punta su salari, lavoro e periferie per conquistare la guida del centrosinistra

Schlein scavalca Conte nelle primarie del campo largo

Giuseppe Conte cambia campo di gioco e lancia un messaggio che sembra rivolto almeno quanto a Giorgia Meloni alla sua principale alleata e concorrente, Elly Schlein. Il leader del Movimento 5 Stelle mette nel mirino gli eccessi della cultura woke, boccia una sinistra concentrata prevalentemente sulle battaglie identitarie e indica una diversa gerarchia delle priorità: salari, lavoro, diseguaglianze, redistribuzione della ricchezza e recupero dei ceti popolari.

L’intervento pubblicato da Repubblica con il titolo «Non è con il woke che la sinistra può fare giustizia» va oltre una riflessione culturale. Conte riconosce il ruolo svolto dal movimento nato negli Stati Uniti contro razzismo, sessismo e discriminazioni, ma sostiene che le sue degenerazioni abbiano trasformato il politicamente corretto in una sorta di «religione morale autoreferenziale». E avverte il centrosinistra: pensare di costruire su queste fondamenta un’alternativa vincente alla destra sarebbe un grave errore politico.

Conte prende le distanze dalla sinistra dei diritti identitari

Il punto politico sta proprio qui. Conte non propone di abbandonare i diritti civili, ma vuole impedire che diventino l’asse intorno al quale ruota l’intera proposta progressista. Il leader M5S cerca così di intercettare un elettorato molto più largo di quello tradizionalmente sensibile alle battaglie identitarie.

La parola d’ordine diventa diseguaglianze. Operai, precari, lavoratori autonomi e ceto medio impoverito tornano al centro della narrazione. Una sinistra capace di uscire dalle Ztl delle grandi città e tornare nelle fabbriche e nelle periferie, secondo Conte, avrebbe maggiori possibilità di recuperare quel rapporto con gli elettori popolari progressivamente eroso negli ultimi anni.

La posizione segna inevitabilmente una distanza da Elly Schlein, che sui diritti civili ha costruito una parte importante della propria identità politica. Dal Pd non sono arrivate immediate reazioni ufficiali, ma il tema investe direttamente il futuro equilibrio del campo largo.

La partita per la leadership del centrosinistra

Dietro il confronto culturale prende infatti forma una partita molto più concreta: chi guiderà il centrosinistra alle prossime elezioni politiche?

Conte lavora da tempo per presentarsi come candidato capace di parlare contemporaneamente alla sinistra tradizionale, al mondo pacifista e a una parte dell’elettorato moderato. L’offensiva contro gli eccessi woke aggiunge un altro tassello: permette all’ex presidente del Consiglio di affrontare un tema utilizzato con grande efficacia dalla destra senza adottarne completamente il linguaggio e le conclusioni.

La strategia appare ancora più evidente se letta insieme alle altre posizioni assunte dal Movimento. Conte continua a opporsi a nuovi aiuti militari all’Ucraina e insiste sulla necessità di una soluzione negoziale con la Russia. A Sant’Anna di Stazzema ha rilanciato il rifiuto della «normalizzazione della guerra», costruendo progressivamente un’identità da possibile «leader della pace».

Sul terreno economico, invece, insiste su salari, costo della vita, bollette, carburanti e difficoltà delle famiglie. Temi che consentono al M5S di tentare la riconquista di una fascia di elettorato che negli ultimi anni ha scelto l’astensione o la destra.

Conte occupa la scena mentre Schlein resta defilata

Anche la comunicazione racconta due strategie differenti. Durante agosto Schlein ha mantenuto un profilo relativamente basso, mentre Conte ha scelto una presenza politica quasi quotidiana, intervenendo su immigrazione, caro carburanti, scuola, politica estera e vicende Rai.

Nelle prossime settimane il leader pentastellato sarà inoltre presente alle feste organizzate non soltanto dal Movimento, ma anche da Pd, Avs e Psi. Una tournée politica nel territorio della possibile coalizione che difficilmente può essere separata dalla futura scelta del candidato premier.

Conte non annuncia formalmente una candidatura contro Schlein e il suo entourage presenta l’intervento sul woke come una riflessione di carattere internazionale. Ma il terreno sul quale si muove appare sempre più quello di un programma alternativo dentro la stessa alleanza.

Il campo largo verso la resa dei conti

La questione diventerà inevitabile se il centrosinistra arriverà alle prossime politiche unito. Pd e Movimento 5 Stelle dovranno decidere non soltanto programmi e alleanze, ma soprattutto chi dovrà contendere Palazzo Chigi a Giorgia Meloni.

Ed è qui che la mossa di Conte acquista il suo significato più forte. L’ex premier prova a presentarsi come il leader capace di allargare il campo oltre l’elettorato tradizionale della sinistra: progressista sull’economia, pacifista in politica estera, meno legato alle battaglie identitarie e disposto a confrontarsi con la destra anche sul terreno culturale.

La sfida con Schlein, insomma, non è ancora ufficialmente cominciata. Ma Conte sembra già in campagna per vincerla.