Una nuova fuga dalla Russia verso la Georgia sta interessando il valico di Verkhny Lars, uno dei punti di uscita più osservati fin dall’inizio della guerra in Ucraina. Secondo i dati riferiti dal Servizio doganale federale russo, nella sola giornata del 18 agosto oltre 20mila persone avrebbero attraversato il confine tra i due Paesi.
Non si tratterebbe di un fenomeno limitato a poche ore. Le autorità russe hanno riferito di avere registrato «dinamiche simili» anche nei giorni precedenti. Tra il 15 e il 16 agosto, oltre 19mila persone erano transitate attraverso lo stesso checkpoint.
Numeri che acquistano un significato particolare mentre in Russia cresce il timore di una nuova mobilitazione militare destinata ad alimentare le forze impegnate nella guerra contro l’Ucraina.
Verkhny Lars, la porta per lasciare la Russia
Il valico di Verkhny Lars rappresenta un punto strategico perché costituisce l’unico attraversamento terrestre tra Russia e Georgia. Da qui passa una delle principali vie utilizzate dai cittadini russi che vogliono raggiungere il Caucaso meridionale senza prendere un aereo.
Il traffico degli ultimi giorni ha riportato l’attenzione proprio su questa frontiera, già diventata uno dei simboli dell’esodo russo dopo l’invasione dell’Ucraina.
Il 13 agosto il confine era rimasto temporaneamente chiuso per diverse ore a causa dell’esondazione di un fiume. Dopo la riapertura, però, il flusso è ripreso rapidamente, fino ai numeri eccezionali registrati nei giorni successivi.
Il precedente del 2022 dopo l’annuncio di Putin
Le immagini di Verkhny Lars riportano inevitabilmente al settembre 2022. Dopo l’annuncio della mobilitazione parziale da parte di Vladimir Putin, migliaia di cittadini russi, soprattutto uomini in età militare, tentarono di lasciare il Paese per evitare la chiamata alle armi.
Al confine con la Georgia si formarono allora code lunghe chilometri. Automobili ferme per ore, persone a piedi e uomini che abbandonavano i propri mezzi pur di raggiungere il checkpoint trasformarono quella strada di montagna in uno dei luoghi simbolo della fuga dalla mobilitazione.
Georgia, Armenia, Kazakistan e altri Paesi raggiungibili con relativa facilità dalla Federazione Russa accolsero in poche settimane decine di migliaia di cittadini russi.
Il timore di una nuova mobilitazione
Il nuovo aumento dei transiti arriva mentre la prosecuzione della guerra in Ucraina continua a imporre a Mosca un enorme fabbisogno di uomini. Proprio la possibilità che il Cremlino possa ampliare ulteriormente il reclutamento alimenta da tempo timori tra la popolazione.
I dati sui passaggi di frontiera, da soli, non permettono tuttavia di stabilire quanti dei cittadini transitati abbiano effettivamente lasciato la Russia per sottrarsi alla mobilitazione. Una parte del movimento può dipendere dal normale traffico estivo e dagli spostamenti accumulati dopo la temporanea chiusura del confine del 13 agosto.
Resta però significativo il confronto con quanto accadde quattro anni fa. Verkhny Lars torna a registrare un flusso eccezionale proprio mentre la guerra entra in una nuova fase e cresce l’incertezza sulle prossime decisioni di Mosca.
Oltre 20mila attraversamenti in ventiquattr’ore
Il dato più impressionante rimane quello del 18 agosto: più di 20mila persone in una sola giornata. Un movimento che le stesse autorità russe descrivono come parte di una tendenza osservata per diversi giorni consecutivi.
Per capire se si tratti dell’inizio di un nuovo esodo sarà necessario osservare i numeri delle prossime giornate. Ma il confine russo-georgiano è tornato ancora una volta a essere un termometro delle tensioni interne alla Russia: lo stesso luogo nel quale, nel 2022, divennero immediatamente visibili gli effetti della decisione di Putin di mandare centinaia di migliaia di riservisti al fronte.







