I soci del Fatto sbattono la porta in faccia a Del Vecchio, ma l’OPA da 7 milioni nasconde una trappola sui conti

Leonardo Maria Del Vecchio vuole comprarsi Il Fatto Quotidiano. Peccato che Marco Travaglio, Antonio Padellaro, Cinzia Monteverdi e gli altri soci fondatori non abbiano alcuna intenzione di venderglielo. L’annuncio di un’offerta pubblica di acquisto da 7,15 milioni di euro sulla società editrice Seif si è così scontrato immediatamente con un rifiuto che, almeno sulla carta, rende impossibile raggiungere l’obiettivo dichiarato: conquistare l’intero capitale e ritirare la società da Piazza Affari.

E allora perché annunciare un’operazione destinata a incontrare un muro? La risposta potrebbe nascondersi nella parte meno appariscente della proposta, quella che riguarda i conti del giornale, i richiami dei revisori sulla continuità aziendale e il fabbisogno finanziario dei prossimi due anni. Una verifica che potrebbe avere conseguenze reputazionali anche se l’acquisizione non dovesse mai concretizzarsi.

Il no di Travaglio e dei fondatori: «Non vendiamo»

La risposta dei soci storici è arrivata senza lasciare spazio a trattative pubbliche. Antonio Padellaro, Cinzia Monteverdi, Francesco Aliberti, Peter Gomez, Marco Travaglio, Marco Lillo e Luca d’Aprile hanno comunicato che non intendono cedere le proprie partecipazioni né aderire all’eventuale OPA promossa da Lmdv Media.

I firmatari rappresentano complessivamente la maggioranza del capitale sociale di Seif. Una posizione che impedisce, finché rimarrà invariata, a Del Vecchio di acquisire il controllo dell’editrice attraverso l’adesione di quei soci.

Il flottante della società è pari al 40,02%, mentre Seif detiene il 9,77% di azioni proprie. Padellaro e Monteverdi possiedono ciascuno il 16,25% e Aliberti il 5,01%. Tra gli altri azionisti figurano anche Travaglio, Gomez e Lillo.

Il consiglio di amministrazione si riunirà nei prossimi giorni per esaminare la situazione. Ma la posizione dei fondatori è già sufficientemente chiara da spostare l’attenzione dalla possibile vendita alle ragioni dell’iniziativa.

L’offerta da 7,15 milioni e la clausola sui quattro milioni

Lmdv Media, società riconducibile al family office Lmdv Capital, ha prospettato un prezzo di 0,286 euro per azione, per un controvalore complessivo di 7.152.860 euro. La valutazione incorpora un premio di circa il 30% rispetto alla chiusura del 23 ottobre e del 16,85% sulla media dei prezzi ufficiali dei sei mesi precedenti.

Non si tratta ancora di un’OPA formalmente promossa. Del Vecchio ha autorizzato l’avvio di una due diligence confermatoria, dalla quale dipenderà la decisione di procedere. Ed è proprio qui che l’operazione diventa interessante.

Lmdv Media intende approfondire la situazione economico-finanziaria di Seif, tenendo conto dei richiami contenuti nelle relazioni di Kpmg al bilancio consolidato del 2025 e alla semestrale del 30 giugno 2026. Il punto centrale riguarda la continuità aziendale e la necessità di verificare se, nei prossimi 24 mesi, la società abbia bisogno di ulteriori risorse finanziarie per un importo non superiore a quattro milioni di euro.

Attenzione alla distinzione: i quattro milioni non sono un debito accertato di Seif, ma la soglia di fabbisogno operativo e di cassa che Del Vecchio vuole verificare prima di decidere se presentare l’offerta.

Se le analisi dovessero indicare esigenze finanziarie superiori, l’operazione potrebbe non proseguire. E l’eventuale mancato acquisto verrebbe accompagnato da un risultato tutt’altro che irrilevante: una valutazione negativa delle condizioni economiche dell’editrice.

Il Fatto ha indagato su Del Vecchio. Ora Del Vecchio vuole esaminare i conti del Fatto

Il tempismo rende la vicenda ancora più singolare. Nelle settimane precedenti, Il Fatto Quotidiano aveva pubblicato diversi articoli riguardanti Leonardo Maria Del Vecchio, soffermandosi sulla sua situazione debitoria e su alcune intercettazioni relative ai manager del gruppo editoriale QN, in particolare nel contesto dell’ingaggio del nuovo direttore editoriale Mario Orfeo.

Il giornale aveva inoltre ripreso un’inchiesta del New York Times secondo cui Del Vecchio avrebbe pagato nel 2024 il consulente Jed Wallace per una campagna di discredito online contro l’ex compagna Jessica Serfaty, dopo le accuse di violenza domestica avanzate dalla donna.

Ora l’imprenditore che era finito al centro di quelle inchieste propone di acquistare la società che le ha pubblicate, subordinando l’operazione a un esame approfondito dei suoi bilanci.

Una coincidenza che alimenta inevitabilmente interrogativi sulle motivazioni dell’iniziativa, anche se non dimostra che l’offerta sia stata concepita come una ritorsione. La domanda, tuttavia, rimane: se i soci che controllano la società hanno già annunciato di non voler vendere, quale risultato concreto può ottenere Del Vecchio insistendo sulla verifica delle condizioni finanziarie dell’editrice?

Il rischio per Travaglio: un’OPA che non si conclude ma lascia il segno

La due diligence annunciata da Lmdv Media non equivale a un’ispezione imposta a Seif. Per accedere a informazioni non pubbliche sarà necessaria la collaborazione della società, mentre le valutazioni preliminari citate dall’offerente derivano dalla documentazione già disponibile.

Ma il solo annuncio ha portato al centro dell’attenzione pubblica due questioni delicate: i richiami dei revisori sulla continuità aziendale e la possibile necessità di nuovi finanziamenti.

Se Del Vecchio dovesse rinunciare all’OPA sostenendo che le verifiche non hanno confermato le condizioni economiche ipotizzate, il mancato acquisto potrebbe trasformarsi in un caso mediatico sui conti del giornale diretto da Travaglio.

Naturalmente, un’eventuale rinuncia non dimostrerebbe automaticamente l’esistenza di una crisi irreversibile. E neppure un fabbisogno superiore ai quattro milioni equivarrebbe, da solo, all’impossibilità di proseguire l’attività editoriale. Ma sul piano della comunicazione la distinzione rischierebbe di passare in secondo piano.

È questa la possibile trappola dell’operazione: Del Vecchio potrebbe non riuscire a comprare Il Fatto, ma riuscire comunque a spostare il dibattito dalle inchieste pubblicate dal giornale alle difficoltà finanziarie della società che lo edita.

Fedez corre in soccorso di Del Vecchio: «Vuole salvare Il Fatto»

A rendere ancora più movimentata la vicenda è arrivato il sostegno mediatico del Pulp Podcast, il programma di Fedez e Mr. Marra che aveva ospitato Leonardo Maria Del Vecchio appena due settimane prima.

L’account del podcast ha rilanciato rapidamente l’annuncio dell’operazione, presentandola come un tentativo dell’imprenditore di salvare Il Fatto Quotidiano dalle difficoltà economiche.

«LMDV è appassionato di editoria e, stupito delle difficoltà economiche del Fatto, ha deciso di salvarlo», si legge nella ricostruzione diffusa sui social dal programma.

Del Vecchio ha poi condiviso il contenuto nelle proprie storie Instagram, contribuendo ad amplificare una narrazione nella quale l’aspirante acquirente assume il ruolo di salvatore di un giornale in difficoltà.

Una rappresentazione che contrasta con il rifiuto già espresso dagli azionisti fondatori e con il fatto che, per il momento, l’offerta rimane subordinata a verifiche preliminari.

L’impero editoriale di Del Vecchio e il giornale che non vuole vendergli

L’interesse per Seif arriva mentre Leonardo Maria Del Vecchio sta ampliando la propria presenza nell’editoria italiana. L’imprenditore controlla il gruppo Quotidiano Nazionale, che comprende Il Giorno, La Nazione e Il Resto del Carlino, e possiede il 30% della società editrice de Il Giornale, il cui restante 70% fa capo alla famiglia Angelucci.

L’acquisizione del Fatto Quotidiano rappresenterebbe un ulteriore salto nella costruzione di un polo editoriale capace di riunire testate con storie, pubblici e orientamenti molto differenti. Ma c’è un ostacolo che nessuna disponibilità finanziaria può eliminare automaticamente: la volontà degli azionisti di vendere. E nel caso di Seif, almeno per ora, quella volontà non esiste.

La partita si gioca dunque su un terreno diverso da quello di una normale acquisizione. Da una parte c’è un imprenditore che annuncia un’offerta con un premio significativo rispetto ai prezzi di Borsa, ma vuole prima verificare la tenuta finanziaria della società. Dall’altra ci sono i fondatori di un giornale che ha recentemente pubblicato inchieste proprio su quell’imprenditore e che non intendono cedergli il controllo.

L’OPA potrebbe non partire mai. La battaglia mediatica, invece, è già cominciata. E il particolare più significativo è che Del Vecchio, per mettere in difficoltà Il Fatto Quotidiano, potrebbe non aver bisogno di comprarlo.