Omicidio Giulia Tramontano, riconosciuta la premeditazione per Impagnatiello

La Corte d’Assise d’Appello di Milano ha riconosciuto l’aggravante della premeditazione per Alessandro Impagnatiello, condannato all’ergastolo per l’omicidio della compagna Giulia Tramontano, incinta di sette mesi del loro figlio Thiago. La decisione arriva al termine del processo d’appello bis, disposto dopo che la Corte di Cassazione ha accolto il ricorso della Procura generale, chiedendo di rivalutare l’aggravante riconosciuta in primo grado ed esclusa nel precedente giudizio d’appello.

Alla condanna all’ergastolo si aggiungono tre mesi di isolamento diurno. I giudici depositeranno le motivazioni della sentenza entro 45 giorni. Dopo la lettura del verdetto, i familiari di Giulia hanno applaudito in aula, mentre Impagnatiello non ha mostrato reazioni.

L’omicidio di Giulia Tramontano a Senago

Giulia Tramontano, 29 anni, morì la sera del 27 maggio 2023 nell’appartamento di Senago, alle porte di Milano. Il compagno la colpì con 37 coltellate dopo che lei aveva scoperto la sua relazione parallela con un’altra donna.

Le indagini hanno ricostruito una condotta che, secondo l’accusa, sarebbe iniziata mesi prima del delitto. L’autopsia ha rilevato tracce di veleno nel corpo della giovane già da dicembre 2022. Gli inquirenti hanno sostenuto che Impagnatiello le avesse somministrato un topicida con l’intento di provocare un aborto e che avesse pianificato l’omicidio con settimane di anticipo.

La requisitoria della procuratrice generale

Durante il processo, la procuratrice generale di Milano, Maria Pia Gualtieri, ha sostenuto con fermezza la necessità di riconoscere la premeditazione. Secondo la rappresentante dell’accusa, Impagnatiello avrebbe avuto il tempo di rinunciare al suo proposito, ma avrebbe scelto consapevolmente di uccidere Giulia.

Gualtieri ha descritto la menzogna come un elemento centrale della condotta dell’imputato, sia nella vita privata sia durante il processo. «Non badate alle parole, ha diritto di difendersi, ma ciò che conta sono le sue azioni», ha dichiarato in aula, invitando i giudici a valutare i comportamenti dell’uomo.

Tra gli elementi richiamati dalla pubblica accusa figura anche una ricerca effettuata su Internet poche ore prima del delitto, relativa alla ceramica bruciata nella vasca da bagno. Per la procuratrice generale, quella ricerca dimostrerebbe la volontà di uccidere Giulia e di bruciarne il corpo. L’accusa ha inoltre ricordato che Impagnatiello avrebbe coperto il divano e inviato un messaggio alla compagna con l’obiettivo di depistare le indagini.

«Una personalità veramente orribile»: le parole dell’accusa

Nel corso della requisitoria, Gualtieri ha definito quella di Impagnatiello «una personalità veramente orribile», soffermandosi sulla somministrazione del veleno alla donna che si fidava di lui e portava in grembo il loro bambino.

Per la procuratrice generale, la premeditazione non si limiterebbe al giorno dell’omicidio, ma emergerebbe da una condotta protratta nel tempo. Le tracce di veleno riscontrate nell’organismo di Giulia, secondo gli accertamenti autoptici, indicherebbero una volontà di farle del male già mesi prima del delitto.

L’accusa ha quindi chiesto ai giudici di riconoscere l’aggravante, sottolineando la necessità di valutare i comportamenti dell’imputato al di là delle sue dichiarazioni difensive. Il riconoscimento della premeditazione non modifica la condanna all’ergastolo, ma comporta l’aggiunta dei tre mesi di isolamento diurno.

Chiara Tramontano: «Per Giulia giustizia è stata fatta»

Dopo la sentenza, Chiara Tramontano, sorella di Giulia, ha espresso sollievo per la decisione dei giudici. Accanto alla madre Loredana Femiano e al fratello Mario, ha sottolineato quanto sia difficile affidarsi alla giustizia quando una famiglia perde una persona cara in circostanze così drammatiche.

«Mi dispiace dover essere grata alla giustizia per aver fatto il suo corso, perché purtroppo nessuno garantisce a una vittima che, dopo tre anni, ci sia una giustizia vera. In questo caso, per Giulia, c’è stata», ha dichiarato dopo aver applaudito al verdetto.

Chiara ha poi rivendicato il comportamento mantenuto dalla famiglia durante le udienze, sottolineando il rispetto mostrato nei confronti di tutti i presenti. Ha ricordato il dolore dei familiari e la difficoltà di accettare che la sorella abbia condiviso la propria vita con una persona capace di commettere un delitto simile.

La donna ha anche criticato l’atteggiamento mostrato da Impagnatiello in aula, sostenendo che l’uomo non avrebbe manifestato un autentico pentimento. «È entrato in quest’aula credendo di avere il diritto di non vedersi riconoscere la premeditazione, quando invece dovrebbe avere il dovere di chiedere scusa», ha affermato.

L’appello alle nuove generazioni

Nel suo intervento, Chiara Tramontano ha rivolto un messaggio anche ai più giovani, invitandoli a riconoscere i comportamenti da non emulare. La sorella di Giulia ha indicato la vicenda di Impagnatiello come un esempio negativo, evidenziando, a suo giudizio, l’assenza di segnali di autentico pentimento.

Le sue parole hanno chiuso una giornata importante per la famiglia Tramontano, che ha atteso il nuovo pronunciamento dei giudici dopo l’esclusione della premeditazione nel precedente processo d’appello.

Con la sentenza d’appello bis, la Corte ha riconosciuto l’aggravante richiesta dalla Procura generale, accogliendo la necessità di rivalutare la pianificazione del delitto. Per la famiglia di Giulia, la decisione rappresenta un passaggio decisivo nel percorso giudiziario seguito all’omicidio della giovane e del bambino che portava in grembo.