Il comizio di Bari doveva celebrare il record di longevità del governo Meloni, ma ha avuto soprattutto il sapore di un debutto. Quello della campagna elettorale per le Politiche del 2027. E dietro la data delle prossime elezioni si sta aprendo un nuovo fronte nella maggioranza: Giorgia Meloni punterebbe alla primavera, mentre Matteo Salvini e Antonio Tajani preferirebbero arrivare alla scadenza naturale della legislatura, prevista nell’autunno del prossimo anno.
Secondo quanto scrive Marcello Sorgi sulla Stampa, la presidente del Consiglio starebbe ormai costruendo la propria agenda politica su un voto non oltre maggio 2027. Un’accelerazione che avrebbe una ragione politica precisa: arrivare alle urne prima che l’ultimo anno di legislatura, con tutte le incognite economiche e internazionali, possa erodere ulteriormente il consenso del centrodestra.
Ma gli alleati non sembrano avere la stessa fretta.
Meloni punta alla primavera, Salvini e Tajani vogliono aspettare
Il problema non riguarda soltanto il calendario. Dietro la battaglia sulla data delle elezioni ci sono interessi molto diversi all’interno della coalizione.
Salvini e Tajani non sarebbero favorevoli a chiudere anticipatamente la legislatura. Qualche mese in più, nei loro calcoli, potrebbe permettere alla situazione politica di cambiare e soprattutto alla crescita di Roberto Vannacci di rallentare.
È la grande variabile comparsa sul tavolo del centrodestra. Il generale e la sua Futuro Nazionale hanno modificato gli equilibri dell’area e rappresentano un problema soprattutto per la Lega, dalla quale Vannacci proviene politicamente, ma anche per Forza Italia.
Aspettare potrebbe dunque significare concedere tempo al nuovo partito per sgonfiarsi. Oppure ottenere l’effetto opposto e permettergli di consolidarsi ulteriormente.
Meloni, secondo la ricostruzione della Stampa, avrebbe già fatto presente agli alleati che non esiste alcuna certezza che Vannacci perda consensi con il passare dei mesi.
Il fattore Vannacci divide il centrodestra
Gli ultimi segnali non sembrano del resto indicare una rapida uscita di scena del generale. Anche la partecipazione al Forum di Cernobbio, pur accompagnata dalla durissima risposta di Mario Monti, gli ha garantito una nuova ribalta politica.
Per Meloni la questione diventa quindi strategica: meglio affrontare Vannacci subito oppure concedergli altri cinque o sei mesi per strutturare Futuro Nazionale e allargare il proprio elettorato?
Salvini e Tajani sembrerebbero propensi alla prima scommessa: aspettare e sperare che l’onda perda forza. La premier sarebbe invece orientata a non concedere troppo tempo a una forza politica che pesca soprattutto nello stesso bacino elettorale della maggioranza.
E sarebbe abbastanza sicura, riferisce Sorgi, che alla fine la scelta della data seguirà la sua linea.
Carburanti e inflazione, i rischi dell’ultimo anno
A spingere Meloni verso un’accelerazione c’è anche un quadro economico che presenta molte incognite. La crisi internazionale continua a pesare sui mercati energetici, mentre in Italia benzina e gasolio restano sopra la soglia dei due euro al litro e il governo fatica a trovare risorse per prolungare gli interventi generalizzati sulle accise.
Il caro carburanti finisce inoltre per trasferirsi sui costi dei trasporti e quindi sui prezzi dei prodotti, alimentando una delle questioni più pericolose per qualsiasi governo che si avvicini alle elezioni: la perdita di potere d’acquisto delle famiglie.
Aspettare l’autunno 2027 significherebbe affrontare molti altri mesi nei quali economia, energia e scenario internazionale potrebbero complicare ulteriormente la corsa verso le urne.
Da qui l’ipotesi di chiudere prima la partita, dopo l’approvazione della legge elettorale e della legge di Bilancio.
L’ipotesi delle urne già a maggio 2027
Resta poi da decidere come organizzare l’eventuale voto primaverile. Una delle ipotesi sarebbe quella di accorpare le Politiche alle amministrative delle grandi città chiamate alle urne nel 2027.
Il percorso, in ogni caso, non dipende soltanto dalle intenzioni di Palazzo Chigi: lo scioglimento anticipato delle Camere compete al presidente della Repubblica, dopo le valutazioni previste dal quadro costituzionale e politico.
Per ora, quindi, maggio resta uno scenario e non una data elettorale.
Ma il segnale politico arrivato da Bari appare chiaro: Meloni ha già cominciato a parlare come una leader in campagna elettorale. E la prima battaglia potrebbe consumarsi proprio dentro il centrodestra, tra una premier che vuole accelerare e due alleati che avrebbero parecchie ragioni per prendere tempo.
Sul tavolo, tra loro, c’è Roberto Vannacci.







