Il conflitto in Medio Oriente tocca un nuovo punto di non ritorno. Nelle ultime ore, le forze armate degli Stati Uniti hanno sferrato una serie di attacchi diretti contro diverse località di Bushehr, città portuale strategica situata nel sud dell’Iran. La notizia, rilanciata dai media statali di Teheran, sta facendo il giro del mondo per un dettaglio critico: Bushehr è la sede dell’unica centrale nucleare civile del Paese.
Il governatore della provincia, Mohammad Mozaffari, ha confermato l’offensiva tramite l’agenzia ufficiale Irna: “Diverse zone della città sono state colpite dai proiettili del nemico americano”. Sebbene non ci siano al momento notizie di danni diretti ai reattori, la vicinanza dei raid al sito nucleare eleva l’allerta internazionale ai massimi livelli. L’attacco statunitense ha colpito punti sensibili della città, gettando la popolazione nel panico e segnando un salto di qualità nella strategia militare di Washington nella regione.
Due siti militari distrutti a Khomuj e attacchi a Orumiyeh
L’offensiva non si è limitata alla zona costiera. Secondo quanto riferito dal vicegovernatore Ehsan Jahanian all’agenzia Fars, due siti militari a Khomuj sono stati bersagliati per ben due volte nella sola giornata di oggi.
Contemporaneamente, il fronte si è allargato verso il nord-ovest del Paese. Notizie frammentarie arrivano da Orumiyeh, nella provincia dell’Azerbaigian Orientale, dove un’area nei pressi di Silvaneh è stata presa di mira. Si tratta di una zona già calda: proprio a Silvaneh, lo scorso marzo, le forze congiunte di Stati Uniti e Israele avevano colpito una base strategica dei Guardiani della Rivoluzione.
Tensione alle stelle
L’intensificarsi dei raid conferma una pressione militare senza precedenti sull’Iran. Con il coinvolgimento diretto di aree civili e la vicinanza a siti nucleari, la situazione rischia di scivolare verso un conflitto aperto su vasta scala. Le autorità iraniane stanno valutando i danni e la risposta militare, mentre la comunità internazionale osserva con fiato sospeso l’evolversi di una crisi che sembra non avere più confini.







