Una frase destinata a pesare nel momento più delicato del conflitto: «È l’America a dover scegliere se vuole porre fine alla guerra oppure no». Masoud Pezeshkian affida il messaggio direttamente alla televisione americana e sceglie Fox News per sostenere che l’Iran sia pronto a trattare con l’amministrazione di Donald Trump, pur continuando ad attribuire agli Stati Uniti e a Israele la responsabilità dell’escalation.
Intervistato da Bret Baier, il presidente iraniano insiste sul fatto che Teheran non avrebbe scelto il conflitto e presenta l’Iran come un Paese costretto a reagire agli attacchi subiti. È la posizione del governo iraniano, contestata da Washington e dai suoi alleati, ma Pezeshkian accompagna questa ricostruzione con un’apertura politica molto chiara: l’Iran, sostiene, non vuole continuare la guerra e sarebbe disposto a raggiungere un’intesa con Trump.
«Non vogliamo continuare questa guerra»
«Quando possiamo risolvere le questioni attraverso il dialogo, non dovremmo ricorrere a ucciderci a vicenda», afferma Pezeshkian. Il presidente iraniano sostiene quindi che «a causa delle provocazioni di Israele questa guerra ci è stata imposta» e aggiunge: «Noi non vogliamo continuare. È l’America a dover scegliere se porvi fine o meno».
Il messaggio arriva mentre attorno all’Assemblea generale delle Nazioni Unite si moltiplicano i tentativi diplomatici per riaprire un canale tra Washington e Teheran. Nei giorni scorsi l’Iran aveva già fatto arrivare agli Stati Uniti, attraverso mediatori, una proposta per arrivare alla cessazione delle ostilità e si era detto disponibile a riaprire lo Stretto di Hormuz in cambio di un allentamento della pressione militare americana.
Pezeshkian torna anche sul fallimento della precedente tregua e domanda perché tutto sia saltato quando, secondo la sua ricostruzione, mancavano appena due settimane alla firma di un accordo. La disponibilità dichiarata resta comunque sul tavolo: «Se l’attuale governo americano desidera raggiungere un accordo nel rispetto del quadro giuridico internazionale, bene».
Il presidente iraniano sostiene inoltre che per Teheran non sarebbe determinante concludere l’intesa prima o dopo le elezioni americane di metà mandato: ciò che conta, nella sua versione, sarebbe la volontà politica dell’amministrazione Trump di tornare al negoziato.
Pezeshkian prende le distanze dagli Houthi
Un altro punto delicatissimo dell’intervista riguarda gli Houthi, protagonisti dell’escalation nello Yemen e degli attacchi che nelle ultime settimane hanno ulteriormente allargato la crisi regionale. Pezeshkian respinge l’accusa secondo cui il movimento riceverebbe ordini operativi da Teheran.
«Gli Houthi sono responsabili delle proprie azioni. Non ricevono ordini da noi», sostiene, riconoscendo l’esistenza di contatti ma negando un rapporto di comando sistematico.
La posizione iraniana si scontra con le accuse formulate da tempo dagli Stati Uniti e dai loro alleati sul sostegno di Teheran agli Houthi. Il movimento ha intanto intensificato le operazioni militari nello Yemen e gli attacchi contro obiettivi sauditi, contribuendo ad aggravare una crisi che coinvolge ormai direttamente rotte commerciali e infrastrutture energetiche strategiche.
Il mistero di Mojtaba Khamenei: «L’ho incontrato per sette ore»
Ma dall’intervista arriva anche una seconda notizia, destinata ad alimentare il dibattito all’interno e all’esterno dell’Iran. Pezeshkian rompe infatti il lungo silenzio sulle condizioni della Guida Suprema Mojtaba Khamenei, praticamente scomparsa dalla scena pubblica negli ultimi mesi.
Le indiscrezioni sulle sue condizioni hanno alimentato interrogativi e voci, ma il presidente iraniano sostiene di averlo incontrato personalmente recentemente.
«Non ricordo precisamente le date. Circa un mese, un mese e mezzo fa», racconta Pezeshkian. Poi aggiunge un particolare sorprendente: «Ci siamo incontrati per circa sette ore».
Baier gli domanda esplicitamente se Khamenei sia nelle condizioni di governare e Pezeshkian non mostra esitazioni: «Certamente, assolutamente sì». Secondo il presidente, la Guida Suprema continuerebbe inoltre a esercitare le proprie prerogative politiche, fornendo consultazioni e indicazioni all’esecutivo. Fox News conferma che Pezeshkian ha parlato di un incontro faccia a faccia durato circa sette ore e ha descritto Khamenei come pienamente in grado di continuare a esercitare il proprio ruolo.
Perché Khamenei non appare più in pubblico
Resta allora la domanda inevitabile: se Mojtaba Khamenei sta bene, perché non compare pubblicamente da mesi e perché non si rivolge direttamente agli iraniani mentre il Paese è in guerra?
Pezeshkian attribuisce l’assenza alle condizioni di sicurezza create dal conflitto e alle minacce provenienti dall’esterno. È la spiegazione ufficiale fornita da Teheran, che tuttavia non elimina gli interrogativi provocati dalla prolungata assenza pubblica della Guida Suprema.
Il presidente iraniano assicura comunque che Khamenei continua a impartire indicazioni: «L’attuazione delle politiche è nelle mani dell’amministrazione e del governo, ma le consultazioni e le direttive arrivano da lui».
L’intervista a Fox News finisce così per contenere due messaggi contemporaneamente. Il primo è rivolto direttamente a Washington: Teheran sostiene di essere disponibile a fermare la guerra e a trattare con Trump. Il secondo riguarda l’equilibrio interno del potere iraniano: secondo Pezeshkian, nonostante mesi di assenza dalle apparizioni pubbliche, Mojtaba Khamenei è vivo, sta bene e continua a guidare politicamente la Repubblica islamica.
Adesso la questione torna a Washington. Perché Pezeshkian ha scelto proprio una televisione americana per formulare la sua apertura e per indicare pubblicamente negli Stati Uniti l’interlocutore dal quale, secondo Teheran, dipende il prossimo passo.







