L’Iran accusa l’Italia: “Ha partecipato all’aggressione”. Teheran chiama in causa Meloni dopo le parole di Rutte

L’Iran alza il livello dello scontro diplomatico e chiama direttamente in causa l’Italia. A far esplodere il caso sono state le dichiarazioni del segretario generale della Nato, Mark Rutte, che nei giorni scorsi ha affermato come circa 500 aerei americani siano decollati dalle basi statunitensi presenti sul territorio italiano per sostenere l’operazione militare contro Teheran.

Parole che hanno immediatamente provocato una reazione durissima da parte della Repubblica islamica. Il portavoce del ministero degli Esteri iraniano, Esmaeil Baqei, ha accusato apertamente Roma e Bucarest di aver sostenuto l’azione militare statunitense e israeliana.

«L’Italia e la Romania sono esplicitamente nominate dal segretario generale della Nato come partecipanti all’aggressione contro l’Iran. Essi, insieme a tutti gli altri Paesi europei che hanno sostenuto l’aggressione americano-israeliana contro l’Iran, devono spiegare ai propri cittadini e al mondo perché hanno scelto di colludere in questo palese atto di aggressione», ha scritto Baqei sui social.

Le parole di Rutte mettono pressione sul governo Meloni

Le dichiarazioni del numero uno della Nato hanno alimentato un dibattito politico già acceso in Italia. Per settimane il governo ha sostenuto di non aver partecipato alle operazioni militari contro l’Iran e di aver garantito esclusivamente il rispetto degli accordi internazionali che regolano la presenza delle installazioni americane sul territorio nazionale.

L’intervento di Rutte ha però fornito un elemento nuovo al confronto politico. L’opposizione ha chiesto chiarimenti sull’utilizzo delle basi americane in Italia e sul ruolo effettivamente svolto dal nostro Paese durante la crisi mediorientale.

Da Teheran la lettura appare netta: per il regime degli ayatollah il semplice decollo di velivoli militari diretti verso il teatro operativo rappresenta una forma di partecipazione all’azione bellica. Una posizione che rischia di complicare ulteriormente i rapporti diplomatici tra l’Italia e la Repubblica islamica in una fase già particolarmente delicata.

Rubio: “Trump è rimasto turbato, ma i rapporti con Roma restano solidi”

A tentare di spegnere l’incendio diplomatico è intervenuto il segretario di Stato americano Marco Rubio. Parlando con i giornalisti a Manama, Rubio ha ammesso che Donald Trump è rimasto contrariato da alcune posizioni assunte da diversi alleati europei durante la crisi iraniana.

Secondo il capo della diplomazia americana, il presidente degli Stati Uniti sarebbe rimasto “turbato non solo dalla Spagna ma anche dall’Italia”. Allo stesso tempo Rubio ha escluso conseguenze immediate nei rapporti tra Washington e Roma.

Il segretario di Stato ha infatti assicurato che le relazioni tra i due Paesi “vanno avanti senza ostacoli”, cercando di ridimensionare le tensioni emerse nelle ultime settimane.

Le parole di Rubio non cancellano però il problema politico aperto dalle dichiarazioni di Rutte. Per la prima volta dall’inizio della crisi iraniana, un alto rappresentante della Nato ha infatti attribuito pubblicamente alle basi americane presenti in Italia un ruolo operativo diretto nel sostegno all’offensiva statunitense. Un passaggio che continua ad alimentare polemiche interne e interrogativi sul reale coinvolgimento italiano nello scenario mediorientale.