Aveva realizzato il sogno di una vita, indossava la divisa dei carabinieri, comandava 170 militari e aveva costruito una carriera che prometteva nuove responsabilità. Eppure, a Manuel Grasso mancava qualcosa. Non un avanzamento di grado, un incarico più prestigioso o una soddisfazione professionale, ma una risposta a una domanda che lo accompagnava da anni.
Così, dopo aver guidato per quattro anni la Compagnia dei carabinieri di Ivrea e aver proseguito il servizio a Vibo Valentia, ha deciso di lasciare l’Arma e trasferirsi a Gerusalemme, dove oggi studia filosofia e intraprende un percorso di formazione spirituale per capire se diventare sacerdote. Una scelta che sorprende per il cambiamento radicale, ma che l’ex ufficiale racconta come il risultato di una riflessione durata praticamente tutta la vita.
Dal comando dei carabinieri di Ivrea alla vocazione religiosa
Originario di Acireale, in provincia di Catania, Manuel Grasso aveva intrapreso la carriera militare seguendo un percorso di formazione particolarmente impegnativo. Prima l’Accademia Militare di Modena, poi la Scuola Ufficiali dei Carabinieri e gli incarichi operativi al Nucleo Operativo e Radiomobile di Taurianova e alla Compagnia di Roma Montesacro.
Alla preparazione militare aveva affiancato un curriculum accademico di tutto rispetto: una laurea in Giurisprudenza, una specializzazione in Scienze della sicurezza, un master in Intelligence all’Università della Calabria e un altro in analisi e contrasto della criminalità organizzata e della corruzione all’Università di Pisa.
Il 7 settembre 2021 era arrivato a Ivrea per assumere il comando della Compagnia. Aveva sotto la propria responsabilità circa 170 carabinieri e 14 stazioni distribuite sul territorio. Fin dai primi giorni aveva scelto di visitare personalmente i presidi dipendenti dal comando, incontrando i militari e approfondendo le problematiche delle diverse comunità.
Tra le iniziative del suo periodo a Ivrea figura anche l’inaugurazione della «Stanza tutta per sé» nella caserma di Ivrea-Banchette, uno spazio realizzato in collaborazione con Soroptimist International per accogliere e ascoltare le donne vittime di violenza e abusi.
Dopo quattro anni erano arrivati la promozione e il trasferimento a Vibo Valentia. La carriera proseguiva, ma Grasso aveva già cominciato a interrogarsi sul proprio futuro.
«Avevo realizzato il mio sogno, ma sentivo che mi mancava qualcosa»
A raccontare le ragioni della decisione è lo stesso ex comandante, che esclude qualsiasi evento traumatico o improvvisa conversione. «Il mio sogno da ragazzo di diventare carabiniere l’avevo realizzato. Ero felice, onorato di far parte dell’Arma. Avevo le amicizie, l’autonomia economica e una vita relazionale che mi appagava. Però c’era sempre qualcosa che mi mancava».
Non c’erano dunque un lavoro da cui scappare, una carriera deludente o una crisi professionale. Grasso descrive una vita soddisfacente, nella quale continuava però ad avvertire un’inquietudine spirituale. «Non c’è stata nessuna caduta da cavallo, nessuna illuminazione. Il mio discernimento matura in 35 anni di vita», spiega.
Il riferimento alla caduta da cavallo richiama la tradizione della conversione di san Paolo, ma Grasso sottolinea che la propria scelta non nasce da un episodio improvviso. La vocazione, racconta, ha preso forma lentamente, attraverso interrogativi e riflessioni che lo hanno accompagnato anche durante gli anni trascorsi nell’Arma.
Lascia la divisa e parte per Gerusalemme: «Voglio capire cosa chiede il Signore da me»
All’inizio di settembre Grasso ha interrotto il servizio attivo e ha deciso di dedicarsi completamente alla ricerca spirituale. «Ho lasciato l’Arma e iniziato gli studi per diventare sacerdote. Per questo mi trovo a Gerusalemme. Per capire che cosa vuole il Signore da me e fare discernimento».
La scelta della Terra Santa rappresenta una nuova fase della sua vita. A Gerusalemme l’ex ufficiale segue gli studi filosofici e affronta un cammino di preparazione che potrebbe condurlo al sacerdozio. Il discernimento, nella tradizione cristiana, è il percorso attraverso il quale una persona cerca di comprendere la propria vocazione e riconoscere quale direzione dare alla propria esistenza.
Per Grasso significa rinunciare, almeno per ora, alle sicurezze di una professione che aveva scelto e amato, per dedicare tempo e attenzione a una possibilità completamente diversa. Non annuncia di essere già diventato sacerdote e non presenta il proprio futuro come una decisione irrevocabile. Vuole piuttosto verificare, attraverso lo studio e la formazione, se quella che avverte sia davvero la sua strada.
«Mi manca il mondo delle indagini, ma sono sereno»
Il distacco dall’Arma non cancella il legame con la professione e con gli anni trascorsi al servizio delle comunità. «Ovvio, mi manca il mondo delle indagini. Ma sono sereno. Tutte le certezze le ho lasciate. Mi sto dando del tempo per capire quale possa essere la strada da percorrere», racconta.
Parole che restituiscono il senso di una decisione difficile, presa senza rinnegare nulla del passato. Grasso continua a considerare un privilegio l’esperienza nei carabinieri, il lavoro investigativo e le responsabilità di comando che aveva conquistato. La nuova quotidianità, però, non ruota più intorno alle operazioni di polizia giudiziaria, alla gestione delle stazioni o alle esigenze di servizio. Al loro posto ci sono lo studio, la riflessione e la formazione religiosa.
A Ivrea aveva imparato a conoscere un territorio attraverso le persone, le indagini e le difficoltà quotidiane. A Gerusalemme cerca una risposta che nessuna promozione avrebbe potuto offrirgli.







