Fabrizio Corona con la politica fa sul serio. Quella che soltanto due settimane fa poteva sembrare l’ennesima provocazione dell’uomo che con Falsissimo ha costruito una seconda vita mediatica sta cominciando ad assumere contorni molto più concreti. C’è un nome, «Per la Verità», c’è una prima piattaforma programmatica e, soprattutto, sarebbe già cominciata la ricerca degli uomini e delle donne da schierare nelle liste alle prossime elezioni. Corona si starebbe guardando attorno per reclutare i futuri candidati del suo movimento, senza puntare necessariamente sui personaggi conosciuti o sui professionisti della politica. «Imprenditori, sì. Ma anche tanta gente comune disposta a mettersi in gioco», fa sapere, indicando anche le caratteristiche che considera indispensabili: carisma, decisione e fedeltà alla causa.
Contemporaneamente prepara il primo grande appuntamento pubblico dopo l’annuncio della sua discesa in campo. Il 13 novembre, al PalaUbroker di Bassano del Grappa, partirà il nuovo tour teatrale Per la verità – La grande truffa italiana tra politica, potere e spettacolo. Il nome non è casuale: «Per la Verità» è anche quello scelto per il movimento politico, e il tour rischia così di trasformarsi nella prima grande vetrina di un progetto che vuole uscire dai social per cominciare a misurarsi con un pubblico reale.
«Alcuni sondaggi mi danno al 3%, altri al 10%»
Corona non nasconde le proprie ambizioni e sostiene di avere già visto rilevazioni molto differenti sul possibile peso elettorale della sua creatura. «Alcuni sondaggi mi danno al 3%, altri al 10%», racconta. In assenza dell’indicazione degli istituti che avrebbero realizzato queste rilevazioni, dei campioni utilizzati e delle metodologie, naturalmente non è possibile considerare quelle percentuali come sondaggi elettorali verificabili. Resta però significativo che Corona abbia cominciato a ragionare apertamente in termini di consenso e percentuali, perché fin dalla presentazione di Per la Verità aveva indicato proprio nel 3 per cento la prima soglia politica alla quale guardare.
La sua idea, almeno nelle intenzioni dichiarate, consiste nel costruire qualcosa di molto diverso da un partito tradizionale. «Io ho le idee chiare e non ho bisogno dei gazebo per preparare il programma», dice, rivendicando un modello nel quale la linea politica nasce prima e la struttura viene costruita successivamente attorno a quella linea. La vera scommessa sarà capire se l’enorme comunità digitale che negli ultimi anni ha seguito Falsissimo e le battaglie di Corona potrà trasformarsi in una comunità politica e, soprattutto, se una parte di quei follower sarà disposta un giorno a trasformare un clic in un voto.
«Il mio sarà il partito della gente, né di destra né di sinistra»
Corona continua a rifiutare una collocazione dentro gli schieramenti tradizionali e definisce Per la Verità un movimento antisistema, destinato a raccogliere soprattutto chi non si riconosce più nei partiti esistenti. «Il mio sarà il partito della gente, dei non allineati, dei né di destra né di sinistra, di chi è stufo di bugie e di inganni. Siamo l’antisistema, contro il sistema. Vogliamo che si parli di cose chiare, vere, concrete. Non di slogan».
Nel video con cui aveva annunciato il movimento, Corona aveva già toccato immigrazione, sanità, scuola, lavoro, intelligenza artificiale, tassazione, padri separati, legalizzazione delle droghe e regolamentazione della prostituzione, attaccando tanto il governo quanto le opposizioni e sostenendo che la tradizionale divisione tra destra e sinistra non rappresenti più una parte consistente degli italiani. Adesso arriva però il passaggio che separa una dichiarazione d’intenti dalla costruzione di una formazione politica: trovare persone disposte a metterci nome, faccia e candidatura.
È già partita la ricerca dei candidati
È probabilmente questa la vera novità. Annunciare un movimento attraverso un video, presentare un simbolo e mettere insieme alcune proposte può ancora appartenere alla dimensione della comunicazione. Cominciare a cercare candidati significa invece prepararsi concretamente alla possibilità di presentare delle liste, ed è esattamente il lavoro che Corona avrebbe iniziato a fare.
Il bacino al quale guarda comprende da una parte gli imprenditori, coerentemente con quella cultura aziendalista che aveva già mostrato quando si era definito provocatoriamente «il nuovo Berlusconi», e dall’altra persone comuni che non abbiano necessariamente trascorso anni dentro sezioni, correnti e apparati. Il curriculum politico, insomma, non sarebbe il requisito fondamentale: conterebbero maggiormente capacità di comunicare, disponibilità a esporsi e adesione piena al progetto. Da qui le tre parole utilizzate per descrivere il profilo ideale dei candidati: carisma, decisione e fedeltà.
La questione assume ancora maggiore importanza perché, allo stato attuale, Corona può fondare e promuovere un movimento, partecipare alla sua organizzazione e sostenere candidati, ma non può candidarsi personalmente a causa dell’interdizione perpetua dai pubblici uffici legata alle sue vicende giudiziarie. Se dunque Per la Verità arriverà davvero alle urne, la sfida consisterà proprio nel trovare uomini e donne capaci di rappresentare elettoralmente un movimento che avrà comunque in Corona il proprio volto più riconoscibile.
Il 13 novembre parte da Bassano «Per la Verità»
Prima delle urne, però, arriverà il teatro. Il debutto è fissato per 13 novembre alle 21 al PalaUbroker di Bassano del Grappa, con Per la verità – La grande truffa italiana tra politica, potere e spettacolo. Corona promette di portare sul palco politica, lobby, televisione, gossip, social network e retroscena dei luoghi nei quali, secondo la sua lettura, si costruiscono consenso, carriere e narrazioni pubbliche.
Lo spettacolo ruoterà attorno a tre grandi territori, politica, potere e macchina dello spettacolo, attraverso esperienze personali, racconti, documenti, retroscena e provocazioni. Dopo il successo ottenuto online con Falsissimo, Corona cambia quindi mezzo ma non il meccanismo narrativo: vuole accompagnare il pubblico dietro ciò che normalmente appare sullo schermo, raccontando la propria versione di quello che succede quando le telecamere si spengono e le porte delle stanze del potere si chiudono.
Dopo la nascita del movimento, però, il tour assume inevitabilmente anche un’altra dimensione. Corona salirà sul palco con uno spettacolo che porta lo stesso nome della sua creatura politica e davanti a un pubblico che rappresenta, almeno potenzialmente, anche il primo bacino dal quale Per la Verità potrebbe provare ad attingere consenso. Bassano diventa così il primo vero banco di prova pubblico della nuova fase, quella nella quale il personaggio televisivo, il protagonista della cronaca e l’imprenditore digitale proverà a capire quanto seguito possa portare con sé entrando nel territorio della politica.
La scommessa più difficile: trasformare i follower in elettori
Corona parte certamente con un vantaggio che pochissimi movimenti appena nati possiedono: una notorietà enorme e una comunità digitale già costruita. Ma la storia politica insegna che un follower non equivale automaticamente a un elettore, una visualizzazione non diventa necessariamente una preferenza e riempire un teatro non significa riempire un’urna. È proprio su questo passaggio che si giocherà la credibilità dell’operazione.
La ricerca dei candidati rappresenta quindi il primo vero salto di livello. Corona vuole procedere in modo opposto rispetto ai partiti tradizionali: partire dalla propria comunità, fissare alcuni temi, scegliere le persone che dovranno rappresentarli e costruire successivamente una macchina capace di affrontare una campagna elettorale. Lui sostiene di avere già le idee chiare, rifiuta primarie e gazebo e continua a presentare Per la Verità come il movimento di chi non vuole scegliere tra destra e sinistra.
Il 13 novembre a Bassano del Grappa comincerà il tour. Intanto, lontano dal palco, sarebbe già iniziata la ricerca di chi potrebbe comparire un giorno sulle schede elettorali. Ed è questo il particolare che rende la nuova mossa di Corona molto diversa dall’ennesima provocazione destinata a durare qualche giorno: questa volta non sta cercando soltanto pubblico. Sta cercando candidati.







