Maduli al Forum del Mezzogiorno: «L’IA va governata. Difendere l’informazione locale significa difendere la democrazia»

L’intelligenza artificiale può cambiare il mondo, ma non può sostituire l’uomo. Può aiutare le imprese, accelerare i processi, aprire nuove possibilità anche nel campo dell’informazione, ma deve essere governata. Perché senza regole, senza responsabilità e senza una visione politica chiara, la tecnologia rischia di trasformarsi da strumento di progresso in fattore di squilibrio, concentrazione e impoverimento democratico.

È questo il punto centrale dell’intervento di Domenico Maduli, editore e presidente del network LaC, al Forum del Mezzogiorno organizzato da Confapi Calabria all’Università della Calabria. Un appuntamento dedicato a innovazione, lavoro e sviluppo, con la partecipazione del sottosegretario Luigi Sbarra, dei vertici nazionali di Confapi, del mondo universitario, delle imprese e della ricerca.

Maduli ha scelto di portare nel dibattito uno dei temi più urgenti del nostro tempo: il rapporto tra intelligenza artificiale, informazione e libertà. Una questione che non riguarda soltanto le aziende editoriali, ma la qualità stessa della democrazia.

«Prima l’intelligenza umana, poi quella artificiale»

Nel suo intervento, il presidente del network LaC ha richiamato la necessità di non subire passivamente la rivoluzione tecnologica. L’intelligenza artificiale, ha spiegato, può diventare una grande opportunità solo se resta dentro un perimetro chiaro: quello della responsabilità umana.

Il messaggio è netto: bisogna favorire prima l’intelligenza umana e solo dopo quella artificiale. La tecnologia deve aiutare il lavoro, non cancellarlo. Deve sostenere il giornalismo, non sostituirlo. Deve aumentare la qualità dell’informazione, non produrre contenuti indistinti, non verificati o governati esclusivamente dagli algoritmi.

«La tecnologia deve essere al servizio dell’uomo e della democrazia», è il senso dell’intervento di Maduli. Una posizione che chiama direttamente in causa le istituzioni, alle quali l’editore chiede una cornice normativa capace di garantire trasparenza, responsabilità e tutela del pluralismo.

Il rischio, altrimenti, è che l’intelligenza artificiale diventi uno strumento di concentrazione del potere informativo nelle mani di pochi soggetti tecnologici e industriali, riducendo lo spazio delle redazioni, del lavoro professionale e del controllo umano sulle notizie.

L’informazione locale come presidio democratico

Accanto al tema dell’IA, Maduli ha posto un’altra questione centrale: il futuro dell’informazione locale. In una fase in cui il mercato delle televisioni territoriali sta vivendo profondi cambiamenti, tra acquisizioni, concentrazioni e nuovi assetti editoriali, l’editore ha richiamato il valore pubblico delle emittenti radicate nei territori.

Le televisioni locali non sono soltanto imprese. Sono presidi democratici. Raccontano ciò che spesso non entra nei grandi circuiti nazionali: le periferie, i piccoli comuni, le crisi industriali, la sanità, le infrastrutture, le scuole, le imprese, le eccellenze, le fragilità sociali e le battaglie civiche delle comunità.

Per Maduli, preservare l’informazione locale significa difendere il pluralismo e dare voce all’Italia reale. Per questo ha chiesto al Governo di accompagnare la trasformazione del settore con politiche di sostegno e tutela, capaci di rafforzare le imprese editoriali sane, favorire gli investimenti nell’innovazione digitale e proteggere l’autonomia delle redazioni.

Il mercato cambia: serve una politica industriale per l’editoria

Il riferimento è anche a quanto sta accadendo nel mondo dell’emittenza territoriale. Dopo il passaggio di Telenorba e la recente cessione di Telefriuli, il settore si muove dentro una fase nuova, nella quale le televisioni locali tornano a essere considerate asset strategici.

Ma proprio questa nuova centralità impone una riflessione. Se l’informazione del territorio diventa oggetto di concentrazioni e nuovi equilibri imprenditoriali, serve una politica industriale capace di distinguere tra semplice mercato e funzione pubblica dell’informazione.

Il punto sollevato da Maduli è chiaro: l’innovazione va sostenuta, ma non può avvenire sacrificando il pluralismo. L’intelligenza artificiale va integrata, ma senza compromettere il lavoro giornalistico. Le imprese editoriali devono modernizzarsi, ma senza perdere la propria identità e il proprio radicamento.

Il Forum del Mezzogiorno si è così trasformato in un’occasione per discutere non soltanto di sviluppo economico, ma anche del futuro del sistema Paese. Da una parte la rivoluzione tecnologica, destinata a cambiare profondamente imprese e professioni. Dall’altra la necessità di preservare autonomia, legalità, qualità dell’informazione e libertà.

Maduli ha concluso richiamando un principio semplice e decisivo: innovazione e libertà devono camminare insieme. Perché una tecnologia senza governo rischia di diventare potere senza controllo. E un’informazione senza territorio rischia di lasciare senza voce proprio le comunità che più hanno bisogno di essere raccontate.