Ranucci contestato dal medico Roberto Rigoli: «Ammetta l’errore di Report». Il giornalista replica: «Non abbiamo detto il falso»

Ranucci contestato ad Asiago

Un confronto diretto, davanti al pubblico, tra Sigfrido Ranucci e uno dei protagonisti di una vecchia inchiesta di Report. Durante la presentazione del libro del giornalista ad Asiago, Roberto Rigoli, medico ed ex responsabile delle Microbiologie del Veneto, ha preso la parola per chiedere al conduttore di riconoscere pubblicamente quello che considera un errore commesso dalla trasmissione nei suoi confronti.

Rigoli finì al centro della vicenda giudiziaria relativa ai tamponi rapidi utilizzati durante la pandemia e contemporaneamente nel mirino di un’inchiesta di Report. Il procedimento penale a suo carico si è concluso con l’assoluzione. Sul versante opposto, Ranucci risulta oggi imputato in un procedimento per diffamazione aggravata legato alla vicenda.

Rigoli a Ranucci: «Ammetta davanti a tutti l’errore»

Il medico non ha utilizzato giri di parole. «Se lei ammette davanti a tutti l’errore, almeno di quella trasmissione lì, io sono felice», ha detto rivolgendosi direttamente al giornalista.

Ranucci ha respinto però l’idea che Report abbia raccontato consapevolmente fatti falsi: «Io posso ammettere gli errori che vogliamo, ma se lei dice che in quella trasmissione abbiamo detto il falso, lei non dice il vero».

Rigoli ha quindi insistito sul punto per lui fondamentale: l’esito giudiziario della vicenda. «È bene dire che è stato colpito un innocente», ha replicato, chiedendo direttamente al conduttore se oggi lo considerasse tale.

Ranucci: «Se lo dice la magistratura, per me lei è innocente»

La risposta di Ranucci è arrivata immediatamente: «Se lo dice la magistratura lei per me è innocente».

Il conduttore ha però subito collegato la vicenda alla situazione che lo riguarda personalmente dopo l’attentato subito: «Però in questo momento io non sono neanche indagato ma sono quello che si è messo la bomba da solo».

Una frase che rimanda alle polemiche esplose nelle ultime settimane attorno all’attentato contro il giornalista e alle diverse ricostruzioni circolate sul caso. Il confronto di Asiago nasceva tuttavia da una questione differente: Rigoli chiedeva a Ranucci di riconoscere pubblicamente le conseguenze che l’inchiesta televisiva avrebbe prodotto sulla sua vita professionale e familiare, dopo che la giustizia lo ha assolto.

L’inchiesta sui tamponi e l’assoluzione di Rigoli

Il caso risale agli anni della pandemia, quando Report dedicò spazio alla gestione e all’affidabilità dei tamponi rapidi utilizzati in Veneto. Rigoli, allora figura di primo piano della sanità regionale, entrò nell’inchiesta giudiziaria e nel racconto televisivo della vicenda.

Il medico ha sempre contestato le accuse e, dopo anni di procedimento, ha ottenuto l’assoluzione. Proprio questo esito rappresenta il cuore della contestazione portata ad Asiago: per Rigoli, una volta riconosciuta giudiziariamente la sua innocenza, occorre riconoscere anche il danno personale provocato dall’esposizione mediatica.

«Mia figlia ha sofferto per tre anni»

Il momento probabilmente più personale del confronto è arrivato quando Rigoli ha parlato delle rispettive famiglie.

«Io sono solidale con sua figlia, perché sua figlia ha sofferto quanto mia figlia per tre anni e come ha sofferto la mia famiglia», ha detto a Ranucci.

Il medico ha così messo sullo stesso piano non le due vicende, profondamente diverse, ma le conseguenze che una forte esposizione pubblica può produrre sulle persone più vicine ai protagonisti.

Nonostante la tensione e le posizioni rimaste distanti, il confronto non si è concluso con una rottura. Al termine della presentazione Roberto Rigoli e Sigfrido Ranucci si sono stretti la mano.