Roma, Julianne Moore dà il due di picche all’ambasciatore di Trump: Fertitta va su tutte le furie e se la prende con il capo della Festa del Cinema

Julianne Moore al Festival del Cinema di Roma 2026

C’è chi va alla Festa del Cinema di Roma per vedere un bel film, chi per farsi fotografare sul tappeto rosso e chi, evidentemente, per scoprire che nemmeno un patrimonio miliardario, un’ambasciata e un’amicizia con Donald Trump garantiscono un appuntamento con Julianne Moore. A imparare la lezione, secondo un gustoso retroscena che circola negli ambienti del festival, sarebbe stato Tilman Fertitta, ambasciatore degli Stati Uniti in Italia, imprenditore con un conto in banca da capogiro e sostenitore del presidente americano.

Il diplomatico avrebbe espresso un desiderio tutto sommato comprensibile: conoscere Julianne Moore, attrice premio Oscar, arrivata nella Capitale per partecipare alla manifestazione cinematografica. Peccato che il sentimento non fosse reciproco. Anzi, a quanto si racconta, la risposta della diva sarebbe stata un no talmente netto da non lasciare spazio neppure al classico caffè di cortesia.

Un ambasciatore, una diva e un appuntamento impossibile

Fertitta, abituato a muoversi tra miliardari, potenti e celebrità, avrebbe immaginato che organizzare un incontro con una star hollywoodiana fosse una questione di telefonate e buone relazioni. Del resto, quando si rappresentano gli Stati Uniti d’America e si frequenta personalmente il presidente, non dev’essere frequente sentirsi rispondere che qualcuno preferisce fare altro.

Ma Julianne Moore non è soltanto una delle attrici più apprezzate di Hollywood. È anche una convinta oppositrice di Trump. E l’idea di un incontro con un suo amico e finanziatore, stando al retroscena, non l’avrebbe entusiasmata neppure un po’.

Così il sogno dell’ambasciatore si sarebbe infranto contro un ostacolo insormontabile per qualsiasi organizzatore di eventi: la volontà dell’ospite.

Fertitta furioso: la colpa? Di Salvo Nastasi

Qui la commedia diplomatica avrebbe preso una piega ancora più divertente. Perché Fertitta, anziché archiviare il mancato incontro tra i piccoli dispiaceri della vita, se la sarebbe presa con Salvo Nastasi, presidente della Fondazione Cinema per Roma.

Il povero Nastasi si sarebbe ritrovato nella scomoda posizione di dover rispondere per il rifiuto di una star che, evidentemente, non aveva alcuna intenzione di farsi convincere.

Secondo il racconto, Fertitta avrebbe preteso che i vertici del festival riuscissero comunque a organizzare l’incontro. In pratica, una sorta di imboscata diplomatica alla diva: magari un saluto casuale, una presentazione apparentemente improvvisata, un incontro costruito ad arte per mettere Julianne Moore davanti al fatto compiuto. Un’operazione degna di una sceneggiatura hollywoodiana, con una differenza: questa volta l’attrice avrebbe deciso di non partecipare al film.

Il potere di Trump si ferma davanti a Julianne Moore

La parte migliore della storia è il contrasto tra i protagonisti. Da una parte Fertitta, imprenditore abituato a ottenere ciò che desidera, sostenitore di un presidente che ha fatto della forza e della capacità di imporsi un marchio politico. Dall’altra Julianne Moore, che avrebbe esercitato il più semplice dei poteri: quello di dire no.

In mezzo, Salvo Nastasi, chiamato idealmente a compiere il miracolo di trasformare un rifiuto in una stretta di mano. Naturalmente, il retroscena resta tale: non risultano conferme dirette dei protagonisti sul contenuto dello scontro o sulle richieste attribuite all’ambasciatore. Ma, se la ricostruzione è fedele, la Festa del Cinema di Roma avrebbe regalato una scena comica fuori programma.

Questa è una piccola lezione di diplomazia internazionale: si può essere miliardari, ambasciatori e amici di Donald Trump, ma se Julianne Moore non vuole incontrarti, non c’è protocollo che tenga. Al massimo, puoi prendertela con il presidente del festival. Che, purtroppo per lui, non dispone del potere di obbligare le attrici premio Oscar a sorridere agli ospiti sgraditi.