«Mi deve dare un minuto perché venerdì è accaduto un fatto gravissimo». Antonio De Rensis interrompe il dibattito sul delitto di Garlasco e punta il dito contro Grazia Longo. L’avvocato di Alberto Stasi, condannato in via definitiva per l’omicidio di Chiara Poggi, contesta duramente le affermazioni dell’opinionista sulle presunte pressioni che un alto magistrato milanese subirebbe in relazione alla possibile revisione del processo. Parole che il legale giudica talmente gravi da invocare «provvedimenti durissimi».
L’attacco arriva durante un confronto con Massimo Giletti. De Rensis non intende discutere soltanto delle prospettive giudiziarie del suo assistito, ma vuole denunciare pubblicamente quello che considera un episodio capace di minare la fiducia dei cittadini nell’indipendenza della magistratura.
«Ha parlato di pressioni senza portare alcuna prova»
Il bersaglio è un’affermazione pronunciata da Grazia Longo durante un precedente dibattito televisivo. Secondo quanto riferito da De Rensis, l’opinionista avrebbe sostenuto, richiamando informazioni in suo possesso, che un magistrato ai vertici della Procura generale del distretto della Corte d’Appello di Milano sarebbe sottoposto a pressioni sulla questione della revisione del processo Stasi.
«C’è stata una opinionista che in una rete nazionale si è permessa di dire una cosa senza portare alcuna prova, parlando di informazioni», denuncia l’avvocato.
Per spiegare la gravità di quelle parole, De Rensis ricorre a un paragone provocatorio: «Io posso venir qui a dire che le mie fonti mi dicono che l’Ad della Rai subisce pressioni per farla lavorare e non vengo più in Rai».
Il punto, secondo il legale, è la possibilità di attribuire pubblicamente condizionamenti a un magistrato senza accompagnare l’accusa con elementi verificabili.
«Inaudito e destabilizzante»: la richiesta di provvedimenti durissimi
De Rensis alza ulteriormente i toni quando descrive la figura istituzionale coinvolta nelle affermazioni contestate.
«È stato detto ai nostri concittadini telespettatori che la massima autorità della Procura del distretto della Corte d’Appello di Milano, un magistrato dalla levatura incredibile, subirebbe pressioni per la revisione».
Poi arriva la frase più dura: «Questo è inaudito, destabilizzante per il nostro equilibrio giudiziario e mi aspetto provvedimenti durissimi».
L’avvocato non indica quali provvedimenti ritenga necessari, ma insiste sulle conseguenze che una simile dichiarazione potrebbe avere sulla percezione dell’autonomia della magistratura.
«I nostri concittadini non devono mai pensare che un magistrato di quella levatura possa subire pressioni», afferma, definendo quanto riferito dall’opinionista «allucinante».
De Rensis fa il nome di Grazia Longo, ma difende il conduttore
Quando Giletti gli chiede di chiarire a chi si riferisca, De Rensis non lascia spazio a equivoci: «Lo ha detto la dottoressa Longo a Quarto Grado».
Il legale tiene però a distinguere la responsabilità dell’opinionista dalla gestione del confronto televisivo. «Il conduttore si è comportato in maniera egregia, non ha cavalcato queste affermazioni», precisa, riferendosi a Gianluigi Nuzzi.
È una distinzione che De Rensis ripete più volte, concentrando la propria contestazione esclusivamente sulle dichiarazioni di Longo.
La revisione di Stasi e il nuovo scontro sulla magistratura
L’intervento dell’avvocato si inserisce nel confronto sempre più acceso sulle prospettive di una revisione della condanna di Alberto Stasi, l’ex fidanzato di Chiara Poggi, uccisa a Garlasco nell’agosto del 2007.
Per De Rensis, tuttavia, la discussione sulle nuove indagini e sull’eventuale revisione non può trasformarsi in un terreno sul quale insinuare pressioni sui magistrati senza presentare riscontri.
Le dichiarazioni di Grazia Longo vengono riportate attraverso la ricostruzione contestata dal legale: nel materiale disponibile non figurano né elementi a sostegno delle presunte pressioni né una replica dell’opinionista all’attacco.
Resta la presa di posizione di De Rensis, che sposta lo scontro dal merito dell’inchiesta alla credibilità delle istituzioni giudiziarie. E la sua richiesta di «provvedimenti durissimi» apre un nuovo fronte nella battaglia mediatica che accompagna il caso Garlasco.







