Undici giorni. Tanto separa la nascita di due dei più grandi incubi della cultura pop contemporanea. Il 15 settembre 1986 usciva negli Stati Uniti It di Stephen King. Il 26 settembre arrivava nelle edicole italiane L’alba dei morti viventi, primo numero di Dylan Dog, creato da Tiziano Sclavi.
Quarant’anni dopo Pennywise continua a farci guardare con un certo sospetto i tombini, mentre l’inquilino di Craven Road continua a indagare su mostri, fantasmi, zombie e soprattutto esseri umani. Due universi apparentemente lontanissimi, uno nato nel Maine e l’altro nella Londra immaginata da un autore italiano, che nel settembre 1986 finirono per raccontare quasi contemporaneamente la stessa cosa: l’orrore non arriva necessariamente da un altro mondo. Molto spesso abita già nel nostro.
E pensare che gli anni Ottanta sono rimasti nell’immaginario collettivo come un’esplosione di colori, musica, consumi, televisione e ottimismo. Sotto quella superficie lucida, però, il 1986 mostrava anche un volto molto più inquietante. Era l’anno di Chernobyl, della paura nucleare e di un mondo che cominciava a scoprire quanto facilmente la modernità potesse trasformarsi in incubo.
In quello scenario arrivarono un mostro capace di assumere la forma delle nostre paure e un uomo che delle paure aveva deciso di fare il proprio mestiere.
It compie 40 anni: Stephen King inventa il mostro che divora tutte le nostre paure
It nasce come una creatura impossibile da definire perché proprio questa è la sua natura. Vive a Derry, immaginaria cittadina del Maine, si risveglia ciclicamente e assume la forma di ciò che terrorizza maggiormente la persona che vuole colpire.
Il volto destinato a diventare immortale sarà quello di Pennywise, il clown dai denti affilati, ma King costruisce qualcosa di molto più complesso di un semplice pagliaccio assassino.
It può trasformarsi in un licantropo, Frankenstein o qualsiasi altra creatura capace di materializzare le paure delle sue vittime. Può persino assumere l’aspetto di uno squalo bianco, richiamando uno degli incubi cinematografici che Steven Spielberg aveva consegnato al pubblico pochi anni prima.
King prende così decenni di cultura horror, li inghiotte e li restituisce attraverso una creatura che finisce a sua volta per entrare nella mitologia del genere.
Televisione e cinema faranno il resto. Prima Tim Curry, poi Bill Skarsgård daranno un volto a Pennywise, trasformandolo in un’immagine riconoscibile anche da chi non ha mai letto le oltre mille pagine del romanzo.
Dylan Dog, il 26 settembre 1986 nasce l’Indagatore dell’Incubo
Undici giorni dopo It, dall’altra parte dell’Atlantico, accade qualcosa di altrettanto importante.
Il 26 settembre 1986 arriva nelle edicole italiane L’alba dei morti viventi. Il protagonista si chiama Dylan Dog, vive al numero 7 di Craven Road a Londra, suona il clarinetto, possiede un assistente che ha il volto di Groucho Marx e svolge una professione piuttosto insolita: l’Indagatore dell’Incubo.
Già il titolo del primo albo dichiara apertamente le intenzioni di Tiziano Sclavi e rende omaggio a George Romero e al suo cinema degli zombie.
Il secondo numero, Jack lo Squartatore, recupera invece uno dei grandi archetipi del serial killer moderno. Da quel momento Dylan Dog attraverserà praticamente ogni territorio dell’horror: vampiri, fantasmi, licantropi, demoni, alieni, serial killer, morti viventi e creature impossibili da classificare.
Ma Sclavi compie la stessa operazione che King realizza con It: usa la tradizione per costruire qualcosa di nuovo.
Pennywise e Dylan Dog, quando il vero mostro diventa l’uomo
C’è soprattutto un elemento che avvicina profondamente It e Dylan Dog: il soprannaturale non rappresenta necessariamente il male peggiore.
I protagonisti del romanzo di King sono i membri del Club dei Perdenti. Ragazzini emarginati, fragili, spesso feriti proprio dagli adulti che dovrebbero proteggerli. Nessuno possiede le caratteristiche dell’eroe tradizionale e ciascuno porta dentro di sé una ferita.
Una delle sequenze più disturbanti di It riguarda Beverly Marsh, inseguita attraverso Derry dal padre violento. Pennywise aleggia sull’intera vicenda, ma King lascia emergere una domanda molto più inquietante: quanto del male che attraversa Derry dipende davvero dal mostro e quanto appartiene invece agli abitanti della città?
È una domanda che accompagna anche Dylan Dog.
L’Indagatore dell’Incubo incontra continuamente creature apparentemente mostruose e uomini apparentemente normali, salvo scoprire spesso che la vera mostruosità appartiene ai secondi.
Uno degli esempi più celebri rimane Johnny Freak, albo del giugno 1993 nel quale Dylan incontra un ragazzo gravemente deforme. Dietro le sue menomazioni non si nasconde però una maledizione soprannaturale: ci sono gli abusi della sua famiglia.
It, Derry e il male che una città preferisce dimenticare
Stephen King porta ancora più lontano questo meccanismo trasformando Derry in qualcosa di molto più complesso dello scenario nel quale agisce Pennywise.
Nel romanzo compare il massacro del Punto Nero, un locale frequentato prevalentemente dalla comunità afroamericana e da alcuni bianchi appassionati di jazz. Negli anni Trenta un gruppo di suprematisti incendia il locale provocando una strage.
It compare durante il massacro, ma gli uomini non hanno bisogno del mostro per commettere quella violenza.
È uno dei passaggi fondamentali del romanzo perché rivela il vero potere di Pennywise: non soltanto terrorizzare e uccidere, ma favorire la capacità di Derry di dimenticare.
Il male può così tornare perché la città rimuove ciò che è accaduto.
It diventa anche un gigantesco romanzo sulla memoria. I Perdenti adulti devono ricordare ciò che hanno vissuto da bambini, ricostruire il passato e tornare a Derry per affrontare nuovamente la creatura.
Dylan Dog e Doktor Terror: l’incubo serve a ricordare
Anche Tiziano Sclavi utilizza l’horror per impedire alla memoria di scomparire.
Nel 1993 esce Doktor Terror. Anja vive un incubo nel quale alcuni naziskin la minacciano nella metropolitana di Londra. Il treno continua la propria corsa fino a condurla in un campo di sterminio, dove un medico nazista la usa come cavia.
Sclavi mescola horror, memoria storica e presente, richiamando anche Maus di Art Spiegelman attraverso la rappresentazione della protagonista con sembianze da topo.
Il meccanismo resta quello caratteristico delle migliori storie di Dylan Dog: utilizzare il fantastico non per fuggire dalla realtà, ma per costringere il lettore a guardarla da un’angolazione diversa.
Il 1986 che ci ha regalato due incubi immortali
Stephen King costruì It attraverso una struttura enorme, fatta di continui salti temporali, digressioni, storie dentro altre storie e personaggi che attraversano infanzia ed età adulta.
Dylan Dog percorse la strada opposta: quella della serialità. Un albo dopo l’altro, Sclavi e gli autori che lo hanno seguito hanno potuto riprendere, modificare e reinventare continuamente la formula originaria.
Il risultato, quarant’anni dopo, appare sorprendentemente simile.
It e Dylan Dog sono diventati due mondi capaci di contenere quasi tutto: l’horror classico e quello contemporaneo, la paura dell’infanzia, l’amicizia, il sesso, l’amore, l’emarginazione, la violenza, il rapporto con la memoria e soprattutto l’ambiguità tra mostro e vittima.
Forse è proprio per questo che sono sopravvissuti così bene ai loro primi quarant’anni.
Pennywise continua a funzionare perché la paura cambia e lui può cambiare insieme a lei. Dylan Dog continua a funzionare perché avrà sempre nuovi incubi sui quali indagare.
E resta una delle intuizioni più potenti contenute nel romanzo di King: gli incubi ci permettono di guardare le cose peggiori.
Nel settembre 1986, a undici giorni di distanza, Stephen King e Tiziano Sclavi ci hanno regalato due modi diversi per farlo.







