A quasi quarant’anni dal referendum che spense le centrali sul suolo nazionale, il parlamento ha approvato il disegno di legge che conferisce all’esecutivo la delega per riportare il nucleare in Italia. Con 81 voti favorevoli, 51 contrari e sette astenuti, il Senato ha dato l’ok definitivo al testo già licenziato a giugno dalla Camera. Adesso l’esecutivo avrà 12 mesi di tempo per adottare i decreti attuativi necessari a disciplinare l’intera materia: costruzione ed esercizio degli impianti, gestione delle scorie radioattive, sicurezza, organi di controllo, promozione della ricerca e produzione di idrogeno.
Le risorse economiche per il nucleare
Il piano parte da una dotazione iniziale di 60 milioni di euro per il triennio 2027-2029, a cui si aggiungono 1,5 milioni previsti nel 2025 e sei milioni nell’anno corrente dedicati alle campagne informative. L’obiettivo strategico è affiancare l’atomo alle fonti rinnovabili per ridurre la dipendenza dalle importazioni e rafforzare la resilienza del Paese.
Il ministro dell’Ambiente e della sicurezza energetica, Gilberto Pichetto Fratin, parla di una giornata storica, assicurando che i decreti attuativi arriveranno entro la fine dell’anno e che i primi impianti saranno operativi tra il 2033 e il 2034. La strategia si concentra su reattori modulari di piccola taglia o di quarta generazione, coinvolgendo attori tecnologici e industriali come Newcleo, Nuward del gruppo Edf e Nuclitalia, compagine controllata da Enel, Ansaldo Energia e Leonardo.
Le reazioni politiche e le prospettive future
La premier Giorgia Meloni definisce il provvedimento una scelta di buon senso per rispondere anche al crescente fabbisogno elettrico legato a data center e intelligenza artificiale. L’approvazione incassa il sostegno di Confindustria, mentre le opposizioni contestano il provvedimento definendolo uno strumento di distrazione elettorale e chiedendo trasparenza sui costi reali.
Il Piano nazionale integrato per l’energia e il clima colloca l’ingresso del nucleare nel mix energetico intorno al 2035, stimando una produzione tra gli 8 e i 16 gigawatt entro il 2050. Gli effetti sulle bollette non saranno immediati e chiederanno almeno un decennio, mentre resta aperta la pressione di famiglie e imprese per interventi urgenti sul fronte dei costi dei carburanti.







