Garlasco, il comandante del Racis rivela cosa possono scoprire oggi le nuove analisi del Dna: «Anche le tracce prima inutilizzabili»

Un super software israeliano per il caso di Garlasco

Una traccia di Dna che diciannove anni fa non permetteva di identificare nessuno oggi potrebbe fornire informazioni decisive. È uno degli aspetti più importanti emersi dalle dichiarazioni di Michele Cucuglielli, comandante del Racis dei Carabinieri, mentre la Procura di Pavia chiede il rinvio a giudizio di Andrea Sempio per l’omicidio di Chiara Poggi. Il generale ha spiegato quanto siano cambiate le tecniche di analisi genetica dal 2007, soffermandosi anche sulle contaminazioni, sulle impronte difficili da interpretare e sulla relazione criminologica dedicata al comportamento dell’indagato. Le sue parole chiariscono soprattutto un punto: le nuove tecnologie offrono possibilità che gli investigatori dell’epoca non avevano, ma non garantiscono automaticamente nuovi risultati sul delitto di Garlasco.

Dna, oggi si analizzano 24 regioni invece delle 15 del 2007

Il progresso più significativo riguarda la capacità di ottenere informazioni dalle tracce biologiche. «Oggi gli strumenti sono più performanti, con una singola analisi riusciamo a esaminare 24 regioni del DNA rispetto alle 15 di vent’anni fa», spiega Cucuglielli.

Un miglioramento che consente di distinguere con maggiore precisione i profili genetici e affrontare campioni particolarmente difficili, come quelli degradati oppure contenenti materiale biologico di più persone.

«Una traccia che in passato era di difficile interpretazione oggi potrebbe essere utile per un confronto», osserva il comandante. Questo non significa che ogni vecchio reperto possa offrire nuove risposte: molto dipende dalla quantità e dalla qualità del materiale conservato.

Errori e contaminazioni: «Non possono essere esclusi del tutto»

Un altro nodo riguarda l’affidabilità degli accertamenti scientifici, soprattutto quando le indagini si confrontano con reperti raccolti molti anni prima.

«Gli errori umani e le contaminazioni non possono essere esclusi del tutto», riconosce Cucuglielli. Per ridurre questi rischi, il Racis adotta protocolli rigorosi e sottopone i laboratori a controlli e verifiche di organismi esterni.

Il comandante ricorda inoltre le possibilità offerte dalla ricostruzione tridimensionale delle scene del crimine. Droni, laser scanner e sistemi digitali consentono oggi di creare copie virtuali degli ambienti, misurare distanze e riesaminare dettagli anche a distanza di anni. Altre tecnologie permettono di individuare tracce invisibili a occhio nudo e analizzare alcuni materiali biologici direttamente sul posto.

L’impronta sul pigiama di Chiara Poggi e i limiti delle analisi

Tra gli elementi più discussi del delitto figura l’impronta rilevata sul pigiama di Chiara Poggi. Cucuglielli chiarisce perché una traccia di questo tipo presenti difficoltà particolari.

«Che un’impronta dattiloscopica presente su un tessuto sia utile a un confronto è un evento raro», spiega. Le fibre alterano infatti il disegno del polpastrello e possono rendere irriconoscibili i dettagli necessari all’identificazione.

Le attuali lampade a Led e i laser ad alta intensità aiutano a individuare tracce prima invisibili, ma non eliminano i limiti fisici imposti dal supporto sul quale si trovano.

Andrea Sempio, il Racis chiarisce la relazione criminologica

Il comandante interviene anche sulla nota tecnica che il Reparto analisi criminologiche ha elaborato riguardo ad Andrea Sempio. Il documento, precisa, non costituisce una valutazione della personalità dell’indagato.

«Il Reparto Analisi Criminologiche ha prodotto una nota tecnica sul comportamento e la comunicazione dell’indagato, che non può essere considerato un’analisi della sua personalità», afferma Cucuglielli.

L’esame riguarda dunque elementi comportamentali e comunicativi, non una diagnosi psicologica né una prova di colpevolezza. Per studiare la personalità servirebbero test specifici che il reparto non ha effettuato.

Cucuglielli rivendica infine la responsabilità del lavoro scientifico svolto dai Carabinieri, anche davanti alle polemiche sugli accertamenti passati. «Per questa vicenda sento una grande responsabilità», dichiara, sottolineando la necessità di rispettare il dolore delle famiglie e di fare chiarezza anche sull’operato del personale dell’Arma, senza lasciare zone d’ombra.