Garlasco, scontro tra i carabinieri sul primo racconto di Stasi: «Gli hanno mostrato le foto del corpo alterando i suoi ricordi»

Garlasco Alberto Stasi

Una fotografia del corpo di Chiara Poggi mostrata ad Alberto Stasi, un primo racconto mai verbalizzato e due carabinieri che, a diciannove anni dall’omicidio, si accusano reciprocamente di ricordare male quanto accadde nelle ore successive al delitto. Lo scontro tra Gennaro Cassese, all’epoca capitano della Compagnia dei Carabinieri di Vigevano, e Francesco Marchetto, allora maresciallo della stazione di Garlasco, riporta l’attenzione su un passaggio delicatissimo delle indagini del 13 agosto 2007. Il nodo riguarda la posizione del cadavere e ciò che Stasi raccontò agli investigatori prima che gli mostrassero le immagini della scena del crimine.

Marchetto e il primo racconto di Stasi: «Era lo scopritore»

Francesco Marchetto sostiene che, secondo quanto riferito da Cassese, Stasi avrebbe raccontato di aver trovato il corpo della fidanzata in fondo alle scale della villetta di via Pascoli. Un particolare che l’ex maresciallo considera significativo per ricostruire la dinamica del delitto.

Marchetto distingue infatti la posizione finale del cadavere da quella che, secondo la sua ricostruzione, la vittima avrebbe assunto durante la caduta e il successivo spostamento lungo le scale.

Per questo definisce quella riferita da Cassese la versione dello «Stasi scopritore», cioè di un giovane che descrive ciò che sostiene di aver visto entrando nell’abitazione.

Quando gli chiedono se qualcuno dei protagonisti stia mentendo, Marchetto evita un’accusa diretta ma prende posizione: «Uno dei due non si ricorda, ma non penso che sia Stasi». Una frase che mette in discussione l’attendibilità dei ricordi di Cassese.

Cassese replica: «Marchetto ha alterato i ricordi di Stasi»

La risposta dell’ex capitano arriva immediatamente e ribalta l’accusa. Secondo Cassese, sarebbe stato proprio Marchetto a influenzare i ricordi di Alberto Stasi mostrandogli una fotografia del corpo di Chiara.

Cassese sostiene che l’ex maresciallo dovrebbe riconoscere di aver «alterato i ricordi del dottor Stasi», dopo avergli fatto vedere un’immagine scattata dai militari della stazione di Garlasco. La fotografia mostrava «la posizione ultima, statica, della ragazza in fondo alle scale».

Il punto, secondo l’ex capitano, è che Stasi avrebbe fornito inizialmente una descrizione diversa. La successiva visione della fotografia potrebbe quindi aver inciso sulla ricostruzione del ritrovamento.

Si tratta di una contestazione formulata da Cassese, non di un condizionamento accertato. Resta però la questione di quando Stasi vide quell’immagine e di quali informazioni avesse già fornito agli investigatori.

Il primo colloquio mai verbalizzato e le dichiarazioni delle 16

Cassese introduce un altro elemento importante: il primissimo racconto di Stasi non avrebbe prodotto un verbale formale.

«Non è stato verbalizzato e formalizzato come verbale», precisa l’ex capitano, distinguendo quel colloquio dalle dichiarazioni che gli investigatori raccolsero successivamente.

Il dettaglio sulla posizione del corpo, «o sulle scale o in fondo alle scale», compare invece, secondo Cassese, nelle dichiarazioni delle 16 raccolte dai colleghi di Pavia e in quelle delle 23.30 rese alla presenza dello stesso Cassese, di Marchetto e di un altro militare.

L’ex capitano sostiene inoltre che Stasi alle 16 fornì «una descrizione diversa» e rimprovera a Marchetto di non aver verbalizzato il precedente passaggio.

La distinzione è fondamentale: un colloquio informale e un verbale sottoscritto non hanno lo stesso valore documentale. Senza una registrazione del primo scambio, ricostruirne oggi le parole esatte diventa particolarmente difficile.

Garlasco, perché lo scontro sulla fotografia conta ancora

Il contrasto tra Cassese e Marchetto non modifica automaticamente le conclusioni dei processi che hanno portato alla condanna definitiva di Alberto Stasi a sedici anni di reclusione. Tuttavia riapre la discussione sull’affidabilità dei primi accertamenti e sulla sequenza delle informazioni raccolte dagli investigatori.

Se una fotografia precedette una determinata dichiarazione, occorre distinguere ciò che Stasi ricordava autonomamente da ciò che potrebbe aver appreso osservando l’immagine. Se invece il racconto arrivò prima, il suo significato andrebbe valutato diversamente.

Nel frattempo la Procura di Pavia ha chiesto il rinvio a giudizio di Andrea Sempio, che respinge l’accusa di aver ucciso Chiara Poggi, mentre la difesa di Stasi prepara la richiesta di revisione della condanna.

Le parole dei due ex investigatori aggiungono così un nuovo motivo di confronto sulle prime ore dell’inchiesta: non una prova risolutiva, ma una controversia sulla formazione dei ricordi e sulla documentazione di dichiarazioni che continuano ad avere un peso nella ricostruzione del delitto