Israele, finisce l’era Netanyahu: Herzog affida a Gadi Eisenkot il nuovo governo. L’ex generale apre al Likud e cerca una maggioranza di unità

Eisenkot

Israele prova a voltare pagina nel pieno di una delle crisi più difficili della sua storia. Il presidente Isaac Herzog ha affidato a Gadi Eisenkot, ex capo di Stato maggiore dell’esercito e leader del partito centrista Yashar, l’incarico di formare un nuovo governo. La decisione arriva dopo le consultazioni con i partiti della nuova Knesset, durante le quali Eisenkot ha raccolto il sostegno di 67 parlamentari. Un risultato che gli consente di tentare la costruzione di una maggioranza, ma non garantisce ancora la nascita dell’esecutivo. Sullo sfondo restano la guerra con l’Iran, il futuro della Striscia di Gaza e la necessità di ricostruire un equilibrio politico interno dopo la stagione di Benjamin Netanyahu.

Eisenkot riceve l’incarico: «Israele ha bisogno di una leadership affidabile»

Durante la cerimonia alla residenza presidenziale, Eisenkot descrive il Paese come una nazione alle prese con un’emergenza militare e istituzionale.

«Israele è in un momento di emergenza, ci sono fronti di guerra aperti e non tutti gli obiettivi sono stati raggiunti», dichiara. Poi denuncia la delegittimazione delle istituzioni, che a suo giudizio ha portato la democrazia israeliana a uno dei passaggi più fragili della sua storia.

L’ex generale sostiene che serva una leadership capace di riconquistare la fiducia dei cittadini e promette di lavorare alla formazione di un governo di emergenza nazionale, senza limitarsi ai partiti che lo hanno sostenuto nelle consultazioni.

L’appello al Likud e ai partiti della destra

La strategia di Eisenkot punta ad allargare la maggioranza oltre i confini del suo schieramento. Il leader di Yashar annuncia l’intenzione di inviare una proposta ufficiale a tutte le forze della Knesset, invitando sia i partiti sia i singoli parlamentari ad aderire al nuovo esecutivo.

«Se davvero i membri del Likud e del Sionismo Religioso credono che questo sia il momento dell’unità, come hanno dichiarato davanti al presidente, non riesco a immaginare un motivo per cui non dovrebbero venire a sostenere un governo sotto la mia guida», afferma.

L’apertura riguarda dunque anche le forze politiche che hanno sostenuto Netanyahu. Eisenkot, però, chiede agli eventuali alleati di condividere i principi del suo programma.

La questione dei partiti arabi e il nodo Liberman

La formazione della coalizione presenta ostacoli significativi. Uno dei più delicati riguarda l’eventuale sostegno dei partiti arabi, al quale si oppongono alcuni esponenti del cosiddetto Blocco del cambiamento, in particolare Avigdor Liberman.

Eisenkot invita tutti a superare le rispettive linee rosse: «Nessuno sarà in grado di mantenere tutti gli impegni presi e saremo tutti chiamati a scendere a compromessi. Anche questa è leadership».

Il leader centrista ricorda inoltre che 74 parlamentari hanno espresso sfiducia verso la prosecuzione del precedente governo. Per trasformare quella convergenza in una maggioranza stabile, tuttavia, occorrerà trovare un’intesa su programma e composizione dell’esecutivo.

Herzog: «L’Iran non perde un istante con le sue minacce»

Il presidente Herzog richiama l’attenzione sulle emergenze internazionali che il futuro governo dovrà affrontare.

«Le sfide che lo Stato di Israele deve affrontare sono enormi. Alcune richiedono un intervento urgente e immediato. L’Iran non perde neppure un istante nei suoi piani e nelle sue minacce», avverte.

Herzog indica anche la necessità di proseguire il piano in venti punti per Gaza sostenuto dal presidente americano Donald Trump e dal Consiglio per la Pace, oltre ai negoziati con il Libano e con gli altri Paesi vicini.

Per il capo dello Stato, Israele deve dotarsi di un governo capace di gestire non soltanto le operazioni militari, ma anche la prospettiva politica del dopoguerra e le relazioni regionali.

Ventotto giorni per formare il governo israeliano

Eisenkot dispone ora di 28 giorni per costruire la coalizione e presentare il nuovo governo alla Knesset. Se necessario, potrà chiedere a Herzog una proroga di 14 giorni.

Qualora non riuscisse a raggiungere un accordo, il presidente avrà tre giorni per valutare se affidare il mandato a un altro candidato, che disporrebbe di ulteriori 28 giorni senza possibilità di proroga.

L’ex generale vuole evitare questo scenario e promette di ricorrere anche a soluzioni politiche inconsuete pur di raggiungere un’intesa.

«Chi cercherà di bloccare la formazione di un governo per questioni personali, sarà ricordato dalla storia come chi non ha salvato Israele in un momento di emergenza», avverte Eisenkot.

La sfida, adesso, consiste nel trasformare i 67 sostegni raccolti durante le consultazioni in una coalizione effettiva. Soltanto il voto della Knesset potrà sancire la nascita del nuovo governo e il definitivo passaggio di potere.