Giorgetti pronto a lasciare Salvini per Meloni? Fratelli d’Italia lo corteggia, Fazzolari lo vuole nel partito e la Lega rischia lo strappo

Giancarlo Giorgetti

E se Giancarlo Giorgetti lasciasse la Lega per passare a Fratelli d’Italia? L’ipotesi, che fino a qualche tempo fa sarebbe sembrata fantapolitica, circola nei palazzi romani e racconta molto dei rapporti tra Giorgia Meloni, Matteo Salvini e il ministro dell’Economia. Secondo la ricostruzione di Carmelo Caruso, la premier vorrebbe Giorgetti nel proprio partito e alcuni esponenti di FdI gli avrebbero già chiesto di pensarci. Il più convinto sarebbe Giovanbattista Fazzolari, sottosegretario alla presidenza del Consiglio. Ma il diretto interessato avrebbe opposto finora una ragione soprattutto sentimentale: «La Lega è casa mia».

Meloni difende Giorgetti e lo vorrebbe in Fratelli d’Italia

Il rapporto tra Meloni e Giorgetti attraversa una fase di particolare sintonia. Mentre nella Lega aumentano le critiche alla linea economica del ministro, la presidente del Consiglio interviene pubblicamente in sua difesa: «Non credo sia rigorista, ma se è rigorista lui, lo sono anche io».

Una dichiarazione che assume un significato politico preciso. Meloni non prende le distanze dalle scelte del titolare del Tesoro, ma ne rivendica la condivisione. Secondo la ricostruzione giornalistica, avrebbe anche ribadito a Giorgetti che la sua linea economica coincide con quella del governo.

Il ministro, dal canto suo, avrebbe assicurato di voler restare al proprio posto finché conserverà la fiducia della premier. Un’intesa che alimenta le indiscrezioni sul possibile trasferimento in FdI, senza però trasformarle in una decisione concreta.

Fazzolari favorevole, ma Giorgetti non vuole lasciare la Lega

Tra i sostenitori dell’eventuale passaggio figurerebbe soprattutto Fazzolari, uno degli uomini più influenti nell’organizzazione politica di Fratelli d’Italia.

L’operazione avrebbe un evidente significato simbolico: portare nel partito della premier un ministro considerato espressione della tradizione economica e produttiva della Lega settentrionale.

Resta però l’ostacolo dell’appartenenza politica. Giorgetti ha costruito la propria carriera nel Carroccio e, secondo le indiscrezioni, continua a considerarlo la sua casa. Non risultano annunci di dimissioni dalla Lega né comunicazioni ufficiali su un cambio di partito.

Salvini punta su Crippa e si allontana dai governatori del Nord

Mentre Meloni protegge Giorgetti, Salvini consolida gli equilibri interni al Carroccio. Al Consiglio federale affida ad Andrea Crippa il coordinamento della segreteria, ruolo che in precedenza era circolato anche in relazione a Luca Zaia e Massimiliano Fedriga, entrambi assenti alla riunione.

Il segretario sospende inoltre i congressi provinciali, con l’eccezione di quello di Varese, territorio politicamente legato a Giorgetti.

Le differenze riguardano anche le priorità economiche. La Lega di Salvini insiste sulle pensioni anticipate, mentre Giorgetti richiama la necessità di rispettare i vincoli di bilancio. Due impostazioni che convivono nello stesso partito, ma che producono tensioni ricorrenti.

Nomine, pensioni e Ucraina: le tensioni nella maggioranza

A complicare i rapporti contribuisce anche la distribuzione degli incarichi. Tra le nomine richiamate nel dibattito politico figurano Alberto Bagnai all’Antitrust, Giulio Centemero alla Consob e Mirco Carloni all’Autorità portuale del Mare Adriatico.

Un altro terreno di confronto riguarda gli aiuti militari all’Ucraina. Dopo la difesa pubblica di Giorgetti da parte di Meloni, Salvini ha annunciato che avrebbe valutato il nuovo pacchetto di armamenti prima di decidere come votare.

Il vicepremier continua comunque a descrivere come ottimi i rapporti con il ministro dell’Economia, sostenendo di confrontarsi regolarmente con lui anche sugli scenari internazionali.

L’eventuale passaggio di Giorgetti a Fratelli d’Italia rimane quindi un’ipotesi politica, non una trattativa conclusa. Ma il corteggiamento attribuito al partito della premier mostra quanto il ministro sia diventato centrale negli equilibri della coalizione e quanto le differenze tra Meloni e Salvini pesino anche sul futuro della Lega.